Hype ↓
14:26 giovedì 29 gennaio 2026
Blossoms Shanghai, la prima serie tv di Wong Kar-wai, arriva su Mubi il 26 febbraio Dopo il grandissimo successo in Cina, l'opera prima televisiva di Wong Kar-wai arriva finalmente anche in Italia.
C’è un video in cui si vede un altro violento scontro tra gli agenti Ice e Alex Pretti avvenuto 11 giorni prima della sua morte Tre nuovi video rivelano che Pretti era già stato aggredito e ferito da agenti ICE, in uno scontro molto simile a quello in cui poi ha perso la vita.
All’Haute Couture di Parigi, Schiaparelli ha fatto indossare all’attrice Teyana Taylor i gioielli rubati al Louvre Erano però una copia, ricreata per la maison dallo stilista Daniel Roseberry, che ha detto «avevo solo voglia di divertirmi un po'».
La polizia iraniana sta dando la caccia ai dispositivi Starlink nel Paese per impedire alle persone di riconnettersi a internet E, ovviamente, chiunque venga trovato in possesso di uno dispositivo Starlink viene arrestato. Sono già in 108 in carcere per questo motivo.
È stato annunciato un sequel di Dirty Dancing e a interpretare Baby, 39 anni dopo, sarà ancora Jennifer Grey Non è ancora confermato se sarà lei la protagonista del film, però. Ma secondo le prime indiscrezioni, è quasi sicuro che lo sarà.
Sedicimila dipendenti Amazon hanno scoperto di essere stati licenziati con una mail inviata per sbaglio dall’azienda È il secondo grande licenziamento deciso da Amazon, dopo quello di ottobre 2025 in cui avevano perso il lavoro 14 mila persone. Anche stavolta, c'entra l'AI.
Il video di Barbero sul no al referendum sulla giustizia è diventato più discusso del referendum stesso Il video, il fact checking, l'oscuramento hanno appassionato il pubblico molto più della futura composizione del Csm.
In Francia c’è stato un altro caso di sottomissione chimica e stavolta il colpevole è un ex senatore Per fortuna la potenziale vittima, una deputata dell'Assemblea nazionale, si è accorta di essere stata drogata prima che succedesse il peggio.

Il Marrageddon ha esaudito tutti i sogni del rap italiano

Centoquarantamila spettatori tra Milano e Napoli per una celebrazione della scena che ha definito gli ultimi vent'anni della musica pop italiana. E del suo padre nobile, Marracash.

01 Ottobre 2023

Sugli schermi ai lati del palco svettano vecchi palazzi popolari, grigi e squadrati, con ringhiere mangiate dalla ruggine e finestre incorniciate nel muschio. Lo schermo centrale invece è tutto nero. Fino a che non emerge un nome. In sottofondo si sente un rumore sordo, come una detonazione seguita da un crollo. I palazzi a lato perdono pezzi, ed è allora che attraverso le crepe nelle pareti si vede il volto del primo artista. Da lì in poi il tema di fondo dei visual risulterà chiaro: ogni volta che un rapper mette piede sul palco demolisce una parte delle palazzine, fino all’esplosione finale, quella che rade al suolo tutto. Il Marrageddon.

Il primo a innescare la detonazione è Nayt. Ha un flow torrenziale, ricercato, che scivola tra le basi droppate dalla console e i riff di una chitarra elettrica blu metallizzato. È da questo primo dettaglio che ci si rende conto di non essere a un concerto hip-hop qualunque. Avete mai sentito un assolo complesso e prolungato in stile Eric Clapton a chiudere le barre di una traccia? Dico, in Italia? Madame fa addirittura di più: si porta dietro un’intera band. Pantaloni larghi, top rosa con doppio papillon, riempie il palco con movenze sensuali (i riferimenti in “Donna vedi”, “Clito” e “Skit” sono piuttosto espliciti) e vibrazioni da rockstar, prendendosi una pausa solo per una versione piano-voce di Sciccherie, seduta su uno sgabello. Poi chiude facendo ballare i 55 mila dell’Ippodromo di Agnano con “Bene nel male” e «Ma-ma-ma-ma-marea».

Altra detonazione, e compare il faccione di Ernia. Essendo stato inserito in un secondo momento in scaletta, il tempo a disposizione è poco, ma basta e avanza per una carrellata dei classici in repertorio: da “Lewandoski 8” (tra il pubblico spiccano diverse maglie del numero 9 polacco) alla più recente Parafulmini. Il sole piano piano scompare dietro le colline che circondano l’ippodromo, attaccano le prime note di “Superclassico” e le luci dei telefonini si alzano religiosamente nel crepuscolo, e lì rimangono anche durante “Buonanotte”. Poi l’ovazione del pubblico sale di un paio di ottave quando parte “Acqua tonica”, c’è aria di primo featuring della serata. È così. Geolier. Non un featuring qualunque. Geolier gioca in casa, lui lo sa e qualche minuto dopo apre il suo show con l’extrabeat delle 64 bars, in cui cambia flow a perdifiato per ben tre volte prima di buttarsi a terra sfinito e godersi i cori. «Olèèè, olè-olè-olè, Geolieeer, Geolieeer».

Foto di Onofrio Petronella

In generale il Marrageddon stupisce per varietà, si va dal gangsta rap alla ballatona pop e all’indie, a sottolineare come la poetica del genere, dai suoi albori fino a oggi, si sia evoluta e ibridata con altre influenze. Durante il medley tamarrissimo “Narcos/MARADONA” sugli schermi scorrono Ak-47, proiettili, soldi in valute di tutto il mondo, sbarre, interni di carceri. Geolier gioca in casa, dicevo, ma non solo per ragioni geografiche, anche di stile: è quello che più di tutti mantiene un profilo hip-hop, sia nei visual che nelle sonorità. Il caro vecchio gangsta rap americano, in chiave napoletana. Dopo il featuring con Marracash su “IL MALE CHE MI FAI” («Raga ci vediamo dopo») e quello a sorpresa con MV Killa su “CADILLAC”, Geolier saluta la sua città con “MONEY”.

Se non fossero disegnati virtualmente sugli schermi, quei palazzoni grigi Lazza li farebbe venire giù tutti in una volta fin dalla prima canzone. Il suo live è impressionante, per intensità e coinvolgimento del pubblico. Salta, suda, canta, urla, rappa. Vuole sotto di sé una bolgia da inferno dantesco ed è disposto a tutto, anche al ricatto stile Curva sud, pur di ottenerla: «Chi non salta è un figlio di puttana. Uno. Due. Uno, due, treee!». Si balla e ci si dimena come a un rave sui bassi di “Fashion” e “Bon ton”. “Cenere” la fa due volte, una a cappella e una standard. A un certo punto si prende qualche secondo per dire che «c’è gente che pensa che il rap sia una moda passeggera, un genere di nicchia. Beh, se pensi questo, tienitelo per te, non dirlo a nessuno». Fermi un attimo.

Da che mondo è mondo, i rapper hanno sempre voluto due cose. Lo stesso Geolier, in “Ricchezza”, le aveva sintetizzate così: «Prego ‘o Devil int”o sesso e int”o rrap / In entrambi i casi, me facesse durà». Da un lato avevano sempre desiderato quanto di più effimero si possa immaginare, il sesso appunto, assieme a tutta quell’estetica “rrap” fatta di soldi, auto sportive, vestiti firmati e così via. C’erano ampiamente riusciti. Ma dall’altro lato sentivano l’esigenza di darsi una certa consistenza, una durevolezza, insomma qualcosa che potesse rispondere a quel senso di transitorietà della vita che spaventa così tanto l’uomo da spingerlo a produrre arte. Il rap era solo una moda o una forma espressiva destinata a durare?

Foto di Nic Salvatori

Al Marrageddon finalmente sembra che il diavolo abbia voluto esaudire anche l’ultimo sogno proibito dei rapper italiani. Lo dicono i numeri, 140 mila spettatori tra Milano e Napoli, e lo dice anche la qualità dello show. Fino a qui il live è di altissimo livello, senza alcun tipo di complesso di inferiorità rispetto ai colleghi internazionali. Le rime sono state chiuse praticamente tutte, le parti cantate per davvero – al massimo un lieve accenno di autotune. Via via che il sole scendeva, saliva quasi per contrasto lo spessore dei visual e dello spettacolo pirotecnico, con tanto di laser, fumo e fiammate che scaldavano le guance e illuminavano le pupille a decine di metri di distanza. Ma poi arriva l’ultima esplosione, quella che rade al suolo tutto ciò che incontra sugli schermi, da lontano si avvicina la melodia sinuosa di “Badabum cha cha”. E Marracash fa tutto quello che hanno fatto sul palco i suoi predecessori, ma tutto insieme. «Come se ci fosse Marracash featuring Marracash», direbbe lui.

Dopo la data di Milano si è parlato del marracentrismo del festival, del fatto che ha chiamato chi voleva lui, che si è preso molto più spazio degli altri artisti (a partire dal nome), che in qualche momento i colleghi sono sembrati lì per celebrarlo. Ed è vero. Però è anche vero che in questo momento in Italia lui è semplicemente il più bravo. Per la profondità dei testi. Per la trasversalità dei generi, che arriva a chiunque, unendo almeno tre generazioni. E lo dimostra anche sul palco, dove c’è spazio per tutti e tutto. Un corpo di ballo à la Kendrick Lamar dell’ultimo tour. Un video visual di Baby Gang sul rapporto tra rap e strada. Un impellicciatissimo Guè («Che dici, ce la togliamo?», «Sì, l’entrata l’abbiamo fatta»), due scooteroni TMax e i fuochi d’artificio del Santeria Set. Tananai che canta tutta “Laurea ad honorem” al posto di Calcutta. Un tenore, Cristobal Campos, che fa vibrare a tutti le budella col suo «Pagliacciooo». I featuring con Geolier, Lazza, Madame. E si finisce dopo sette ore di musica, più di una dozzina di artisti sfilati sul palco e un viaggio in quasi vent’anni di hip-hop, con le “64 BARRE DI PAURA”. Che si aprono così: «Pa-pa-pa-pa-pa-pa, pa-pa-pa-partito da zero cash / Dalle scalette alla prima alla Scala / La mia è una scalata da vero re». Il Marrageddon è stato proprio questo: la prima alla Scala del rap italiano, l’ultimo gradino della scalata del suo re.

La foto in copertina è di Nino Saetti.

Articoli Suggeriti
Blossoms Shanghai, la prima serie tv di Wong Kar-wai, arriva su Mubi il 26 febbraio

Dopo il grandissimo successo in Cina, l'opera prima televisiva di Wong Kar-wai arriva finalmente anche in Italia.

Per chi lavora nel cinema in Italia, la vita è una battaglia dopo l’altra

Attori, attrici, registi, produttori, maestranze: abbiamo parlato con chi il cinema lo fa per farci raccontare la realtà e la crisi di questa industria. Tra soldi che non ci sono e attese che non finiscono mai.

Leggi anche ↓
Blossoms Shanghai, la prima serie tv di Wong Kar-wai, arriva su Mubi il 26 febbraio

Dopo il grandissimo successo in Cina, l'opera prima televisiva di Wong Kar-wai arriva finalmente anche in Italia.

Per chi lavora nel cinema in Italia, la vita è una battaglia dopo l’altra

Attori, attrici, registi, produttori, maestranze: abbiamo parlato con chi il cinema lo fa per farci raccontare la realtà e la crisi di questa industria. Tra soldi che non ci sono e attese che non finiscono mai.

Partenze è l’addio antisentimentale di Julian Barnes alla letteratura

Quello appena pubblicato da Einaudi è l'addio dello scrittore britannico ai libri: l'ha deciso lui, e non potrebbe esserci una decisione più barnesiana di questa.

È stato annunciato un sequel di Dirty Dancing e a interpretare Baby, 39 anni dopo, sarà ancora Jennifer Grey

Non è ancora confermato se sarà lei la protagonista del film, però. Ma secondo le prime indiscrezioni, è quasi sicuro che lo sarà.

Sentimental Value è il film di tutti i padri che cercano di farsi accettare dalle figlie e di tutte le figlie che provano a perdonare i padri

Attraverso la storia di una famiglia di artisti, Joachim Trier racconta l'esperienza delle famiglie di tutti: l'amore, i rimorsi, il ricordo, i traumi, la casa.

Una mostra come Rejected è la prova che l’unica cosa più scandalosa della pornografia è la censura

Alla galleria Banquet di Milano, KINGS, duo composto da Daniele Innamorato e Federica Perazzoli, porta una mostra che mescola desiderio, immagini, onestà, censura, pornografia e autodeterminazione.