Hype ↓
12:11 lunedì 3 agosto 2026
I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.
La crisi climatica sta causando un nuovo tipo di gentrificazione e stavolta la vittima non sarà la città ma la provincia Lo dimostra una ricerca della Universitat Autònoma de Barcelona: aree con più verde, meno popolate e lontane dal centro stanno diventando le più appetibili. E costose.
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.
Da un grande problema con gli incendi boschivi derivano grandi problemi con le assicurazioni e i risarcimenti Il 75 per cento dei danni da catastrofe naturale in Europa non è coperto da nessuna polizza assicurativa, e la quota cresce ogni estate. In più, i danni causati dagli incendi non sono comunque coperti da queste polizze.
A Firenze aprirà il primo centro italiano specializzato in prevenzione e cura della dipendenza da social Aprirà subito dopo l'estate e si chiama Discover - Fuori dal guscio, accoglierà ragazzi e ragazze dai 10 ai 25 anni di età.
Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.

Marracash è l’ultimo intellettuale?

Il suo ultimo disco Noi, loro, gli altri è un racconto del presente e del dibattito contemporaneo.

22 Novembre 2021

A distanza di due anni e cinque dischi di platino dal disco-autofiction Persona, Marracash pubblica quasi a sorpresa – giusto un paio di post di Instagram per annunciarlo – Noi, loro, gli altri, che già dal titolo evoca i libri sugli scaffali della saggistica post-moderna, non-fiction, dove la K di King del Rap sta tra la B di Byung-Chul Han e la V di Raffaele Alberto Ventura, il cui La guerra di tutti (minimum fax, 2019) viene tirato in ballo dallo stesso musicista nel pantheon delle sulle letture di riferimento nello speciale di Rolling Stone a lui dedicato. Mettiamoci dentro pure la citazione di Mark Fisher che chiude il primo brano “Loro” («riesco a immaginare più la fine del mondo, che la fine della differenza sociale») e capiamo subito perché questo album abbia eccitato le bolle social, mosso paragoni pesanti (Damir Ivic scrive che è come De André nella sua recensione su Rolling Stone) e rispolverato vecchie etichette (il collega Gué parla di «intellettuale»).

Vale la pena qui ricordare l’ultima volta che l’uso di questo termine ormai novecentesco è stato appiccicato a un’icona pop italiana, ovvero la copertina de L’Espresso di un anno fa con Zerocalcare e il titolo “L’ultimo intellettuale”. La quasi contemporanea uscita del rapper di Milano e del fumettista di Roma (con la bellissima serie Netflix Strappare lungo i bordi) accende non solo l’hype ma anche una domanda che suona come un avvertimento: perché il racconto e l’analisi della società contemporanea risultano credibili solo se a farli sono uno zarro della Barona e un ex pischello di periferia e dei centri sociali? Certo, sono entrambi degli artisti che riescono – chi con rime e punchline di ferro, chi con un immaginario fantastico ma iperreale – a parlare di cose difficili con un linguaggio nuovo, semplificato e diretto, che esce dai finestrini delle macchine con lo stereo a palla e finisce negli zaini degli adolescenti, tra il libro di storia e il diario. Ma non solo, Zero e Marra sono intellettuali in un senso antico, gramsciano: parlano al popolo perché hanno un pubblico che li segue, a volte li idolatra, si diverte – that’s entertainment! – ascolta e si riconosce in quello che cantano o disegnano. E quindi si possono permettere di alzare tiro, rimanendo se stessi con i loro casini e i loro “Dubbi” (forse il pezzo più bello del disco), forti come sono di una credibilità di strada trasparente e ricca, da cui attingono continuamente anche quando cambiano quartiere e punto di vista. Mentre Zero parla di combattenti curdi, di Green Pass (nella storia a puntate pubblicata su L’Essenziale) e di suicidio (nella serie tv) con il suo stile tra ironia ed emo, Marra rappa e canta della banalità del male dei social, delle battaglie spuntate degli influencer à la Fedez (in “Cosplayer”, raffinato dissing socio-culturale) e di cancel culture con ritmo e consapevolezza, ripescando quel personale – che è politico –  che ha fatto la fortuna del disco precedente, Persona, una sorta di lunga seduta di psicanalisi in cui Massimo Recalcati incontrava Kanye West.

Noi, loro, gli altri è un racconto del presente di chi è nel dibattito – politico e non – senza stare dentro al dibattito, senza sgomitare su Twitter o azzuffarsi nel wrestling di Facebook. Una giusta distanza che diventa una posizione di forza, anche grazie ai dischi venduti e ai primi posti in classifica che lo proiettano in un mondo altro da giornalisti pagati du’ spicci a cartella che fanno workout in rete. A un certo punto della serie il personaggio-Zerocalcare dice: «Uno non dovrebbe mai dire le cose ad alta voce, è il modo migliore per rompere i giocattoli». Ed è esattamente quello che fanno il rapper e il fumettista: svelare la realtà rompendo quel giocattolo che loro stessi hanno creato, forse per un senso di colpa o per un istinto bombarolo, tanto rivoluzionario quanto – soprattutto in Marra – autodistruttivo. Scomodando il Bianciardi de La vita agra viene da pensare che il Pirellone da far brillare con l’esplosivo sia per Marracash il mondo effimero dell’ostentazione di ricchezza, dell’individualismo dei social, e in generale di un universo di valori di cui proprio il rap è megafono. L’operazione è difficile, il passaggio da King del Rap a “ok boomer!” è un rischio, ma il musicista lo schiva con stile mischiando i temi sociali con episodi densi di lirismo – come la ghetto story di “Noi” – o con la spettacolarizzazione del dramma d’amore adulto: il gossip sulla fine della storia con Elodie diventa un pezzo, “Crazy Love“, e un video in cui lui uccide lei e lei uccide lui, coverizzando la performance “Rest Energy” di Marina Abramovich con il suo compagno, il fotografo Ulay. Per poi finire sulla cover del disco, nella famiglia allargata, dove i due ricordano Jay-Z e Beyoncé nel video di “Apeshit” girato al Louvre.

E così Marracash, l’intellettuale e lo zarro, si conferma il miglior rapper italiano, con un disco non facile al primo ascolto, dove pop e hip hop si mischiano in un nuovo cantautorato urbano. A voler rompere le palle, mi mancano un po’ certe punchline spaccone, quel disimpegno strafottente che parla di soldi e donne e che aveva raggiunto uno dei suoi picchi nella collaborazione allo street album di Gué, quando in “Smith & Wesson Freestyle” rappa: «la mia Mase è aziendale, la mia tipa è Zendaya». Però Noi, loro, gli altri è quasi un concept, non è consigliato sbandare, teniamoci il pane e le rose arriveranno nelle sue prossime produzioni, che né lui né noi possiamo immaginare cosa saranno: non sappiamo neanche che Marra ci troveremo davanti tra qualche mese. Abbiamo solo «dubbi, dubbi, martellanti dubbi» come canta in quella che è la vera hit generazionale del disco – buona sia per i trentenni che per i quarantenni e passa di oggi – o come scrive Zerocalcare in uno dei suoi fumetti: «Vabbè rega’, io su ‘sta roba c’ho meno certezze di voi». A cavarci fuori da queste umane debolezze non arriverà l’Armadillo, il personaggio immaginario che è la coscienza di Zero, né la doppia voce di Marra, un mini-armadillo in rima che nel disco dice «non lamentarti nella canzone». Per salvarsi, i nuovi intellettuali italiani se la devono cavare da soli, così, indirettamente, indicando un modo per “starci dentro” anche a noi altri.

Articoli Suggeriti
I supereroi passano, gli amichevoli Spider-Man di quartiere restano

Brand New Day, il nuovo film dell'Uomo Ragno, si avvia a un esordio monstre al botteghino mondiale: 800 milioni di dollari d'incasso. Davanti a queste cifre, è più che lecito chiedersi: ma com'è possibile?

Dracula non deve morire

Dal leggendario "plagio" di Murnau alla serie audio, prodotta da Audible, che verrà presentata durante la prossima Mostra del cinema di Venezia. Sono cento anni che adattiamo, trasformiamo, temiamo e amiamo il vampiro. E il suo fascino non fa che aumentare.