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11:00 mercoledì 10 giugno 2026
In Svezia la denatalità è così grave che si sta pensando di introdurre la fecondazione assistita “di Stato” Al momento il Servizio Sanitario Nazionale copre i costi per sei tentativi alle persone senza figli. L'attuale governo vuole coprire i costi di tutti i tentativi, per tutti.
Il nuovo disco degli Xiu Xiu è un “adattamento musicale” di Eraserhead di David Lynch Dopo aver dedicato un disco a Twin Peaks, la band ne fa uno tutto incentro sull'opera prima di Lynch. Esce il 10 luglio, si intitola Eraserhead Xiu Xiu.
I Mondiali negli Stati Uniti stanno avendo un grosso problema con i permessi di soggiorno e i controlli agli aeroporti Visti negati a calciatori e arbitri, controlli severissimi, tifosi che scoprono all'improvviso di non poter più entrare negli Usa. Senza che ci sia una spiegazione ufficiale.
A Roma e Firenze si terranno i raduni dei gratuitisti, “allievi” di Mark Fisher che vogliono la settimana lavorativa di 24 ore, salario minimo di 1560 € e reddito di base universale Rispettivamente il 12 e il 13 giugno, due incontri a base di un po' meme, un po' di politica e un po' di filosofia per immaginare un mondo postlavorista.
Se vi è piaciuto Obsession di Curry Barker, sappiate che su YouTube si può vedere gratuitamente il suo primo film, Milk & Serial Prima di sbancare il botteghino, Barker ha pubblicato questo lungometraggio su YouTube, accumulando più di tre milioni di visualizzazioni.
Yorgos Lanthimos ha detto che da ora in poi vuole fare il fotografo perché il cinema l’ha fatto andare in burnout «In questo momento mi chiedo: farò altri film? Non lo so, vedremo», ha detto in un'intervista al Financial Times.
Ci sono molte cause giudiziarie strane, ma poche sono strane come quella tra il brand Patagonia e la drag queen Pattie Gonia Il brand sostiene che l'artista avrebbe violato il diritto d'autore, l'artista accusa il brand di voler limitare la sua libertà d'espressione. Vedremo che cosa ne pensa il giudice.
A Palermo non tutti sono stati proprio felici e contenti del matrimonio di Dua Lipa e Callum Turner Piazze chiuse, strade sbarrate, polizia ovunque: diversi cittadini hanno preso piuttosto male il grande evento, ricordando che Our square is not your living room.

Il miracolo di Mare fuori

Nonostante l'ormai iperabbondante rappresentazione artistica di Napoli, la serie ambientata nel carcere minorile continua a convincere tutti.

10 Marzo 2023

«I’ song’ Rosa Ricci e tu chi sì?». Mento alto e sguardo sprezzante, chi non vorrebbe avere la stessa spavalderia, almeno in certe occasioni? Rosa Ricci, la figlia del boss, è arrivata nella terza stagione ma già ha conquistato il cuore di noi fan appassionati di Mare fuori. Anche perché lo sappiamo, sotto sotto, che non farà mai del male al nostro beniamino Carmine (Massimiliano Caiazzo), la “pecora nera” dei feroci Di Salvo, incapace di aderire ai codici criminali. Rosa non lo toccherà, ne siamo certi, nemmeno per vendicare il fratello Ciro. Ma sa come farsi valere, dentro il carcere minorile. Per capire gli sguardi taglienti e le sfide lanciate dalla ragazza i sottotitoli dal napoletano neanche servono, basta il suo tono apodittico, definitivo. Capelli e occhi neri, fisico esile, Rosa (al secolo Maria Esposito) è una delle protagoniste della fiction Rai approdata anche su Netflix, che sta sbaragliando record di ascolto e ha trasformato i suoi giovani attori in divi. «Non riesco a fare cento metri a piedi senza essere fermato di continuo per foto e autografi», spiega divertito Matteo Paolillo, che interpreta l’imprevedibile Eduardo ed è anche l’autore della popolarissima sigla “’O mar for”. Ed è tutto vero: quando c’è il set della serie si ferma Napoli.

Che non si tratti però solo di un fenomeno locale è più che evidente: le ammiratrici in attesa a Sanremo con tanto di appostamenti, i fan club che prosperano, le ospitate del cast a Domenica in, da Cattelan e in mille altre trasmissioni, le radio che passano la colonna sonora: tutto racconta di un successo che va ben oltre i confini della città, conquista proseliti da sud a nord e invade i social come un’onda di piena, tanto che circolano spoiler della quarta serie, ancora da girare. E se i Jackal inventarono “Gli effetti di Gomorra sulla gente” ora già spopolano i video sugli “Effetti di Mare fuori” e le imitazioni dello slang napoletano dei giovani detenuti dell’Ipm.

Ma nella selva di romanzi, film, fiction ambientati a Napoli, nella iperabbondante rappresentazione artistica della città, tra commissari e poliziotti, amiche geniali e adulti bugiardi, cosa aggiunge questo teen movie televisivo? Facciamo un passo indietro: in principio fu Gomorra e la narrazione di Napoli cambiò. Abbandonato un certo folclore del vicolo e del Vesuvio, la città diventò livida e ipercontemporanea. A quasi dieci anni dall’indimenticabile serie tratta dal best seller globale di Roberto Saviano, in Mare fuori la città criminale ha assunto un volto ragazzino e smargiasso, ma anche tenero, è pensata per un pubblico giovane e piace anche agli adulti. A differenza di Gomorra, qui c’è la possibilità di una redenzione. Più simile nella struttura a un bildungsroman che a un noir, Mare fuori racconta un processo di crescita, i suoi personaggi sono in trasformazione, mai uguali dall’inizio alla fine, pochi quelli monolitici nella loro malvagità, per lo più c’è la strada aperta per il riscatto.

Quasi sorpresi da un successo così esplosivo sono gli autori, che lavorano sull’idea originale di Cristiana Farina, capo sceneggiatrice con Maurizio Careddu. Nello staff c’è lo scrittore Angelo Petrella e a lui chiediamo come si sia creata quest’alchimia vincente, ma non è facile rispondere. «Non lo so nemmeno io, forse perché parliamo di sentimenti forti e di ragazzi che si trovano a viverli in uno spazio così compresso, sotto la pressione di poteri diversi, di autorità diverse, che rendono questi sentimenti molto più intensi. Poi c’è un cast eccezionale». La prospettiva di una salvezza, invece di rendere la serie un prodotto moralistico o edificante, riesce a dare un respiro diverso, più ampio. «In Gomorra non c’era speranza», prosegue Petrella, «quella era una fiction cupa, noir, la polizia non appariva mai, qui invece i detenuti sono giovanissimi, hanno tutta la vita davanti e resta una possibilità di scelta. E c’è anche un’idea di giustizia, pur se peculiare: per esempio Micciarella e Cucciolo, due sbandati, accolgono con amicizia Doberman, che fuggiva a sua volta dallo sfruttamento nei campi».

Insomma, il prodotto è di qualità e questo conta molto. Ma è pur vero che il brand Napoli piace, convince tutti, attira sempre di più folle inarrestabili di turisti mordi e fuggi tra Decumani e via Toledo, dove il bonghista nero inneggia al Calcio Napoli e diventa star di TikTok e l’odore di pizza fritta aleggia nell’aria giorno e notte. Questa Napoli di tendenza (e a basso costo) si mette in mostra tra vecchi e nuovi stereotipi; i ragazzi di Milano o di Roma imitano le cadenze dialettali dei rapper partenopei e il più popolare di loro, Geolier, il ragazzo di Secondigliano da milioni di visualizzazioni, invita Giacomo Giorgio (il bel guappo Ciro di Mare fuori) a recitare nel video del suo ultimo brano. Tutto sommato Napoli, con la sua identità esibita, ai limiti del folclore, è quanto di più vicino ci sia in Italia al flusso della globalizzazione, si apparenta alle metropoli del resto del mondo con le sue antenne aperte su suoni, visioni, immagini contemporanee. In fondo si trova sempre sullo stesso 41° parallelo di New York. E quando tutto va male, i servizi non funzionano, la spazzatura invade le strade e nei baretti di Chiaia ci si accoltella, «nun te preoccupa’ guagliò, ce sta ‘o mare for’», così come qualche decennio fa c’era la “bella giornata” teorizzata da La Capria. La bellezza non ha mai salvato Napoli, ma continua a renderla unica e a narcotizzare tutti noi che ci viviamo e non vorremmo mai andare via.

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