Hype ↓
08:18 domenica 8 febbraio 2026
Per i vent’anni di High School Musical, Disney ha spezzettato il film in 52 video brevi e lo ha pubblicato tutto su TikTok È la prima volta che un produttore e distributore come Disney "adatta" un film per essere visto su un social.
C’è un sito in cui le AI possono affittare degli esseri umani a cui far fare tutto quello che vogliono Si chiama Rentahuman.ai, lo ha lanciato un signore di nome Liteplo, finora (per fortuna) non ha riscosso alcun successo.
Sono state pubblicate le foto della corona tutta ammaccata che i ladri hanno lasciato cadere durante il furto al Louvre Il museo ha diffuso le immagini del gioiello, danneggiato ma ancora integro, in attesa di lanciare un bando per decidere chi la restaurerà.
In realtà, il litigio tra Ghali, Comitato olimpico e ministero dello Sport va avanti da settimane Le polemiche di questi giorni sono il culmine di bisticci che vanno avanti da quando Ghali è stato scelto per partecipare alla cerimonia d'apertura.
Un articolo fatto con l’AI pubblicato da un’agenzia di viaggi ha portato dei turisti a cercare delle inesistenti terme in uno sperduto paesino in Tasmania All'improvviso, nel minuscolo paesino di Weldborough, 33 abitanti, si sono presentati decine di turisti che chiedevano come raggiungere le terme.
Da oggi Stati Uniti e Russia potranno aggiungere al loro arsenale militare tutte le testate atomiche che vogliono Sono le conseguenze del mancato rinnovo dell'accordo New START, che limitava la proliferazione delle armi nucleari.
Pieter Mulier è il nuovo Direttore creativo di Versace Diventerà ufficialmente Chief Creative Officer l'1 luglio.
La Lofi Girl di YouTube aprirà il suo primo Lofi Café in centro a Parigi Proprio come nel suo canale, diventato famosissimo durante la pandemia e attivo ancora oggi, sarà un posto dove studiare e rilassarsi insieme.

Perché truccarsi non è una perdita di tempo

Per Zadie Smith e Natalie Portman il make-up è un obbligo sociale. Eppure l’industria della bellezza non è mai stata così identitaria, come il successo di Fenty di Rihanna dimostra.

14 Settembre 2017

Quando Zadie Smith ha dichiarato che non avrebbe permesso a sua figlia di sette anni di perdere più di quindici minuti davanti allo specchio, in tanti hanno rimproverato alla scrittrice di essere stata un po’ troppo frettolosa nel liquidare la questione del make-up. «Mi sembra di capire che tutta questa storia del contouring richieda un’ora e mezza, è decisamente troppo (…) Gliel’ho spiegato in questi termini: stai sprecando il tuo tempo, tuo fratello non lo farebbe mai» ha voluto specificare Smith al pubblico dell’International Book Festival di Edimburgo lo scorso agosto ed effettivamente, il suo non sembra poi un parere così divisivo. D’altronde, perché continuiamo a insegnare alle bambine che devono truccarsi ed essere carine mentre ai loro fratelli diciamo di buttarsi addosso la prima maglietta che trovano ed «uscire liberi nel mondo»?

Solo qualche giorno fa Anna Kessel ha scritto un pezzo sul Guardian in cui analizza lo stesso problema, ma dal punto di vista delle scarpe. Facendo shopping per sua figlia di cinque anni, infatti, la giornalista si è accorta di come le calzature per bambine siano ancora fortemente legate agli stereotipi di genere (nei negozi si trovano perlopiù ballerine o Mary Jane rosa, glitterate, modelli comunque sempre molto “femminili”) e di come questo, a suo parere, impedisca che le piccole siano incoraggiate a fare sport. A sostegno della sua tesi cita un recente studio commissionato da Sport England, che ha rilevato come il 75% delle donne tra i 14 e i 40 anni vorrebbe essere più attivo, ma è frenato dai pregiudizi sociali legati alle sportive e al modo in cui l’attività fisica potrebbe cambiare il loro corpo. A chi piacerebbe una ragazza troppo muscolosa e per di più poco truccata?

Ritornando alla questione del make-up, Smith non è l’unica a guardare con diffidenza l’esplosione dei beauty tutorial e delle “full-face”, ovvero di quei visi femminili pesantemente truccati che oggi spopolano sui social, Instagram in particolare, sdoganati nella cultura di massa dalle sorelle Kardashian. La lista delle convinte del #nomakeup è lunga, e va da Alicia Keys a Natalie Portman, la quale ha recentemente dichiarato in un’intervista a The Cut che sua madre l’ha educata «non parlandole mai della bellezza esteriore, ma concentrandosi sull’essere una brava persona e sulla gentilezza» e che le scoccia ancora moltissimo il fatto di doversi sottoporre a ore di trucco durante la promozione dei suoi film mentre i colleghi maschi rilasciano interviste «come se si fossero appena alzati dal letto».

Portman è meno radicale di Smith: dice anche che le donne devono sentirsi libere di valorizzare la loro bellezza come meglio credono, e che lei è contenta quando i truccatori professionisti di cui dispone fanno magie sul suo volto, perché quella è quasi una forma di arte. Ora, difficile non dichiararsi d’accordo su questi temi generalissimi, ma come avevamo indagato non troppo tempo fa, anche quello di non truccarsi è un business florido che, tramite l’esaltazione della bellezza naturale al gusto di Girl Power, ha reso popolare una routine quotidiana non meno laboriosa di quella del contouring, che notoriamente richiede molti step e altrettanti cosmetici. Basti pensare al successo di marchi come Glossier di Emily Weiss, i cui prodotti sono raggruppati in “fasi” propedeutiche, caso interessante di cui avevamo parlato anche nell’ultimo numero di Studio.

FENTY PUMA by Rihanna Spring/Summer 2018 Collection - Backstage + First Looks

Se conoscessi personalmente Natalie Portman e fossimo amiche, potrei ribatterle che anche mia madre mi ha cresciuta non parlandomi mai troppo della bellezza esteriore, ma mi ha anche trasmesso, tra le altre cose, un amore per i “rituali femminili” diverso, legato più a un senso decoroso dell’offrire al mondo la miglior versione di se stesse che all’offrirsi alla sola attenzione degli uomini, fermo restando che ognuno usa il suo corpo e la sua faccia per gli scopi che preferisce. Mi ha insegnato a farlo per me, e nelle modalità in cui ritenevo mi si confacessero di più, insomma. Sin dall’antichità, il make-up è sempre stato legato al raggiungimento di un ideale estetico e sociale, e ha ugualmente riguardato tanto le donne quanto gli uomini: avete mai visto i bellissimi uomini Wodaabe vestiti e truccati per l’annuale rito del Guérewol, che ne celebra la virilità?

Di esempi simili ce ne sarebbero moltissimi altri, trasversali a tutte le culture e le epoche, per cui la divisione fra maschi e femmine in questo caso è legata anch’essa a stereotipi (il maschio libero di andare nel mondo con le sue scarpe sporche di fango) e non prende in considerazione, tanto per cominciare, tutti quei maschi ai quali di giocare a calcio non importa nulla, ma magari guardano con occhi sognanti le attrici o le modelle, e vorrebbero fare uso del proprio corpo allo stesso modo, senza che ciò condizioni per forza la loro sessualità. La sacrosanta discussione attorno a questi temi – come insegniamo alle bambine a cercare la realizzazione personale e professionale laddove meglio credono al di là dei ruoli in cui sono state ingabbiate per secoli, come insegniamo a maschi e femmine a gestire le loro interazioni secondo un mutuo rispetto – passa anche attraverso il make-up e più in generale per il mondo della cura (e quindi dell’immagine) di sé, che è stato strumento di liberazione per molte comunità di oppressi e/o “diversi”, come le drag queen, che di contouring saranno sempre maestre indiscusse.

D’altronde, su questi temi molte aziende stanno già costruendo le loro strategie di marketing, pur dimostrando di non saperle sempre gestire con intelligenza, come nel recente caso L’Oréal/Munroe Bergdorf, dove la modella-attivista trans è stata licenziata non ha appena ha fatto quello che fa di solito e per cui era stata scelta in prima battuta, ovvero l’attivista. Quella del beauty è un’industria dagli enormi profitti che si è adattata particolarmente bene ai social, come riporta Kashmira Gander sull’Independent nella sua breve cronistoria dell’Instagram make-up: tra il 2015 e il 2016, ad esempio, i contenuti su Youtube a tema bellezza sono aumentati del 200% e molti marchi storici, come Estée Lauder, hanno lanciato sul mercato prodotti che richiamano nei nomi la generazione cresciuta a suon di selfie (“Flash Photo Gloss”, o “Pore Vanishing Stick”) e fotocamera anteriore.

E se tanto ci sarebbe da dire su questo artificiosissimo modello di bellezza che, seppur meno monolitico che in passato, diventa ancora una volta il tramite di un consumismo esasperato, è vero anche tra le quaranta tonalità di fondotinta di Fenty Beauty, la linea di cosmetici lanciata da Rihanna durante la settimana della moda di New York, quelle che sono andate a ruba sono state le più scure, nelle quali in pochi avevano investito prima. Un consiglio: andate a leggere i commenti a Fenty sulle pagine social di Afropunk, Wear Your Voice Magazine o Bitch Media e provate a non percepire il senso di community (e di identità) che un fondotinta può scatenare.

Foto Getty Images
Articoli Suggeriti
Non saranno gli apres ski a salvare la montagna dallo spopolamento

Aperitivi, i video dei migliori trail, gli chalet che diventano nuova Arcadia, lo sci e l’arrampicata come status symbol: davvero pensiamo che sia questo il modo di far tornare la montagna a essere un luogo vivo, vero?

Trascorrere le feste facendo digiuno terapeutico: una cosa divertente che vorrei rifare

Quella dietro al digiuno terapeutico è una scienza complessa e delicata, che richiede monitoraggio continuo, assistenza medica e consapevolezza del paziente. Siamo andati a provarlo nella clinica Buchinger Wilhelmi, la più antica e famosa struttura specializzata.

Leggi anche ↓
Non saranno gli apres ski a salvare la montagna dallo spopolamento

Aperitivi, i video dei migliori trail, gli chalet che diventano nuova Arcadia, lo sci e l’arrampicata come status symbol: davvero pensiamo che sia questo il modo di far tornare la montagna a essere un luogo vivo, vero?

Trascorrere le feste facendo digiuno terapeutico: una cosa divertente che vorrei rifare

Quella dietro al digiuno terapeutico è una scienza complessa e delicata, che richiede monitoraggio continuo, assistenza medica e consapevolezza del paziente. Siamo andati a provarlo nella clinica Buchinger Wilhelmi, la più antica e famosa struttura specializzata.

A causa della crescita dell’industria del benessere, l’incenso sta diventando un bene sempre più raro e costoso

La domanda è troppa e gli alberi che producono la resina da incenso non bastano. Di questo passo, tra 20 anni la produzione mondiale si dimezzerà.

Il Six Senses non è l’ennesimo albergo di lusso che apre a Milano

Dopo Roma e Ibiza, nel 2026 Six Senses arriverà anche a Milano, in via Brera 19. Di questa nuova idea di lusso e ospitalità abbiamo parlato con il General Manager André Buldini.

La nuova Montblanc Haus di Amburgo è il paradiso della scrittura

Montblanc ha aperto una nuova esposizione permanente, un luogo che racconta la sua storia, il lavoro degli artigiani e i grandi pensatori che negli anni hanno utilizzato le famose stilografiche e altri strumenti di scrittura.

20 anni di Borghetta Stile, il volto politico della musica pop

Abbiamo incontrato Daniele Ginger nel cuore di Roma Sud per scoprire cosa lega musica anni ‘90, senso di appartenenza e impegno politico-sociale.