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00:26 sabato 7 marzo 2026
Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.
A distanza di due giorni l’una dall’altra sono spuntate due nuove opere attribuite a Michelangelo Una è un dipinto intitolato "Pietà Spirituali", l'altra un busto marmoreo del Cristo Salvatore. La storia della loro attribuzione al Buonarroti è piuttosto avventurosa.
L’agenzia meteorologica giapponese fa delle previsioni esclusivamente dedicate alla fioritura dei ciliegi Quelle di quest'anno dicono che i fiori sbocceranno con un certo anticipo rispetto al solito: i primi arriveranno tra meno di due settimane.
C’è una proposta di legge per inserire la gentilezza tra i parametri con cui l’Istat misura la qualità della vita Proposta che è arrivata in Parlamento e che sostiene che una società più gentile sia non solo moralmente migliore ma anche più ricca economicamente.
L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.
In Artificial, il prossimo film di Luca Guadagnino, ci sarà la prima colonna sonora composta da Damon Albarn E ha spiegato che lavorare a questo film gli ha fatto capire che le intelligenze artificiali non saranno mai capaci di fare musica vera.
Il favorito per diventare il prossimo Presidente del Consiglio del Nepal è un ex rapper che non si toglie mai gli occhiali da sole Si chiama Balen Shah e la sua immagine è così legata a quel modello di occhiali da sole che nei negozi hanno preso a chiamarli "occhiali Balen Shah".
Il bene più a rischio a causa della guerra in Medio Oriente non è né il petrolio né il gas ma il fertilizzante Nella regione se ne produce moltissimo, la guerra ha già causato problemi logistici e aumenti dei prezzi che rischiano di stravolgere l'agricoltura mondiale.

Perché le email sembrano sempre offensive

03 Settembre 2021

A chi non è capitato di ricevere una mail da una collega o, peggio ancora, dal capo, che è bastata per rovinare l’intera giornata di lavoro. I motivi per cui una mail può risultare offensiva sono tanti e, considerando quante ne vengono scambiate giornalmente in ogni ufficio, il rischio di incappare in fraintendimenti o di finire per scontrarsi è molto frequente. Già uno studio del 2009, riportato dalla Bbc, rilevava come gli impiegati trascorressero circa 2,5 ore al giorno leggendo, scrivendo e rispondendo alle mail. La stragrande maggioranza aveva riferito di ricevere almeno occasionalmente delle mail che descrivevano come offensive o irrispettose e il il 91 per cento di loro affermava di aver ricevuto tali mail dal proprio capo. Un recente studio condotto su un campione di 276 persone in Nuova Zelanda, che tiene in considerazione come la nostra attività di posta elettronica sia di molto aumentata in questi anni e ancor di più con il lavoro da remoto, rileva che la possibilità che una mail venga fraintesa è in realtà molto più alta di quello che crediamo, in particolar modo se è stata inviata da qualcuno con un ruolo di leadership.

Dato il volume di e-mail sul posto di lavoro, uno scambio occasionale negativo è probabilmente inevitabile. Tuttavia, ci sono alcuni dettagli che possono peggiorare le cose, aumentando la probabilità di problemi di comunicazione e di escalation dei conflitti. Innanzitutto, rispetto alla comunicazione dal vivo, l’e-mail comporta un feedback ritardato. Rispondere in maniera celere, intanto, permette di superare quell’impasse, ma può creare altri problemi. Nella comunicazione dal vivo siamo chiaramente in grado di monitorare e riparare i malintesi in tempo reale, mentre le mail comportano quella che i ricercatori definiscono «una ridotta presenza sociale», ovvero la percezione che l’altra persona sia effettivamente reale e presente nell’interazione. Questo contribuisce a modificare il linguaggio che usiamo e spesso causa fraintendimenti.

Allo stesso tempo, però, le mail possono caricarsi di significati “altri” che magari non sono nelle intenzioni di chi le scrive e questo è dovuto spesso al personale bagaglio della persona che legge nonché al rapporto esistente (e agli eventuali conflitti) con chi scrive. Questi rischi aumentano quando le mail sono secche oppure passivo aggressive, ovvero utilizzano un tono formale ma sembrano comunque difficili da decifrare: nello studio neozelandese, ad esempio, era più probabile che le interpretazioni iper-negative entrassero in gioco con messaggi ambigui che potevano essere interpretati in più modi. Per tutti questi motivi, i ricercatori consigliano di stabilire un codice aziendale su come scrivere le mail: un’idea che potrebbe sembrare una forzatura, ma che forse potrebbe evitare di arrabbiarsi per motivi futili.

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