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I dazi turistici sono l’ultimo fronte nella guerra commerciale tra Stati Uniti ed Europa Mentre Trump impone agli stranieri una maxi tassa per l'ingresso ai parchi nazionali, il Louvre alza il prezzo del biglietto per gli "extracomunitari".
Papa Leone XIV ha benedetto un rave party in Slovacchia in cui a fare da dj c’era un prete portoghese Il tutto per festeggiare il 75esimo compleanno dell'Arcivescovo Bernard Bober di Kosice.
I distributori indipendenti americani riporteranno al cinema i film che non ha visto nessuno a causa del Covid Titoli molto amati da critici e cinefili – tra cui uno di Sean Baker e uno di Kelly Reichardt – torneranno in sala per riprendersi quello che il Covid ha tolto.
La presidente della Tanzania Samia Suluhu Hassan ha nominato il nuovo governo e ha fatto ministri tutti i membri della sua famiglia In un colpo solo ha sistemato due figlie, un nipote, un genero, un cognato e pure un carissimo amico di famiglia.
Sally Rooney ha detto che i suoi libri potrebbero essere vietati in tutto il Regno Unito a causa del suo sostegno a Palestine Action E potrebbe addirittura essere costretta a ritirare dal commercio i suoi libri attualmente in vendita.
In Francia è scoppiato un nuovo, inquietante caso di “sottomissione chimica” simile a quello di Gisèle Pelicot Un funzionario del ministero della Cultura ha drogato centinaia di donne durante colloqui di lavoro per poi costringerle a urinare in pubblico.
Dopo quasi 10 anni di attesa finalmente possiamo vedere le prime immagini di Dead Man’s Wire, il nuovo film di Gus Van Sant Presentato all'ultima Mostra del cinema di Venezia, è il film che segna il ritorno alla regia di Van Sant dopo una pausa lunga 7 anni.
Un esperimento sulla metro di Milano ha dimostrato che le persone sono più disponibili a cedere il posto agli anziani se nel vagone è presente un uomo vestito da Batman Non è uno scherzo ma una vera ricerca dell'Università Cattolica, le cui conclusioni sono già state ribattezzate "effetto Batman".

A causa di un refuso milioni di mail dell’esercito Usa sono state inviate per sbaglio in Mali

18 Luglio 2023

Gli Stati Uniti sono il Paese del mondo che spende di più per le proprio forze armate: miliardi e miliardi di dollari ogni anno, a sostenere l’esercito più potente e temuto che ci sia. Di questi miliardi e miliardi di dollari, però, a quanto pare nemmeno un centesimo è destinato allo stipendio di un correttore di bozze, a un professionista che si accerti che nelle comunicazioni ufficiali dell’esercito non ci siano refusi. Può sembrare una piccolezza, ma in realtà si tratta di una questione di sicurezza nazionale: spesso la differenza tra una normale giornata al Pentagono e una giornata nella quale si rivelano delicatissime informazioni militari a un Paese nemico sta in una lettera soltanto. È quello che ha scoperto il governo degli Stati Uniti in questi giorni, come racconta Bernd Debusmann Jr. su Bbc: per anni, a causa di un refuso, milioni di mail destinate a indirizzi dell’esercito americano sono state inviate per sbaglio a indirizzi maliani. Farebbe ridere, se solo il Mali non fosse un fedele alleato di un Paese con il quale gli Stati Uniti, ultimamente, stanno avendo rapporti piuttosto difficili: la Russia.

L’errore che ha causato questo intrigo internazionale è piuttosto banale (quale refuso non lo è): invece che inviarle a indirizzi che finivano per .mil – il dominio al quale appartengono tutte le mail del personale dell’esercito americano – le mail venivano inviate a indirizzi che finivano per .ml, l’equivalente maliano dell’italiano .it. Stando a quanto riferito dagli addetti stampa dell’esercito Usa al Financial Times, il giornale che per primo ha riportato la notizia, nessuna di queste mail conteneva segreti militari (questi passano per canali specifici che riducono al minimo il rischio di errore umano). Ma in diverse di queste erano presenti informazioni personali di soldati americani come password, referti medici, patrimoni personali, mappe di basi americane in patria e all’estero e itinerari di viaggi programmati nel futuro per gli ufficiali.

Ad accorgersi del problema è stato un imprenditore olandese, Johannes Zuurbier. A rendere ancora più surreale questa storia c’è il fatto che Zuurbier di questo problema si è accorto, segnalandolo alle autorità americane, dieci anni fa. Chi lo sa, forse anche lui ha commesso un qualche refuso nelle sue mail e queste non sono arrivate a chi dovevano arrivare. O forse il governo americano dovrebbe aggiungere al suo budget militare anche i soldi per pagare un professionista che si assicuri che le mail inviate all’esercito vengano lette davvero. Sta di fatto che Zuurbier, che negli ultimi dieci anni ha lavorato assieme al governo maliano sul dominio .ml dice di aver segnalato il problema più volte e che nessuno ha mai fatto nulla. E di essere molto preoccupato perché a breve il suo contratto con il governo maliano scadrà e non è detto che il suo sostituto sarà un fedele atlantista come lui: «È un rischio vero di cui potrebbero approfittare nemici degli Stati Uniti». A rispondergli è stato Steven Stransky, ex consulente del Dipartimento di Homeland Security (probabilmente tutti gli attuali impiegati erano troppo imbarazzati per parlare con i giornalisti, difficile biasimarli): «L’errore umano è di gran lunga la prima minaccia alla sicurezza nazionale. Ma non possiamo certo controllare tutti, sempre», ha detto.

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