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Ci sono molte cause giudiziarie strane, ma poche sono strane come quella tra il brand Patagonia e la drag queen Pattie Gonia Il brand sostiene che l'artista avrebbe violato il diritto d'autore, l'artista accusa il brand di voler limitare la sua libertà d'espressione. Vedremo che cosa ne pensa il giudice.
A Palermo non tutti sono stati proprio felici e contenti del matrimonio di Dua Lipa e Callum Turner Piazze chiuse, strade sbarrate, polizia ovunque: diversi cittadini hanno preso piuttosto male il grande evento, ricordando che Our square is not your living room.
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I Gorillaz e i Kneecap hanno portato sul palco del Primavera Aarab Barghouti, il figlio di Marwan Barghouti, il più importante leader politico palestinese imprigionato da Israele «Continuate a lottare per la Palestina, per Gaza e per la giustizia», ha detto alla folla, ricordando suo padre e tutti i prigionieri palestinesi.
Grazie al fotovoltaico l’Europa ha risparmiato quasi 13 miliardi di spesa energetica nonostante la crisi nello Stretto di Hormuz In media, sono 136 milioni di euro risparmiati ogni giorno, per ogni giorno dall'inizio della guerra in Iran a oggi.
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Nelle università americane è nato un nuovo trend: subissare di fischi chiunque faccia l’elogio dell’AI È successo in almeno una decina di occasioni nelle ultime settimane. Gli studenti, appena sentono le parole intelligenza e artificiale, iniziano a fischiare.
In Albania ci sono delle enormi proteste per impedire a Jared Kushner, il genero di Trump, di costruire un resort di lusso in un’area naturale protetta Sono tre giorni che le strade di Tirana sono piene di manifestanti che vogliono fermare a tutti i costi la prosecuzione del progetto.

A causa di un refuso milioni di mail dell’esercito Usa sono state inviate per sbaglio in Mali

18 Luglio 2023

Gli Stati Uniti sono il Paese del mondo che spende di più per le proprio forze armate: miliardi e miliardi di dollari ogni anno, a sostenere l’esercito più potente e temuto che ci sia. Di questi miliardi e miliardi di dollari, però, a quanto pare nemmeno un centesimo è destinato allo stipendio di un correttore di bozze, a un professionista che si accerti che nelle comunicazioni ufficiali dell’esercito non ci siano refusi. Può sembrare una piccolezza, ma in realtà si tratta di una questione di sicurezza nazionale: spesso la differenza tra una normale giornata al Pentagono e una giornata nella quale si rivelano delicatissime informazioni militari a un Paese nemico sta in una lettera soltanto. È quello che ha scoperto il governo degli Stati Uniti in questi giorni, come racconta Bernd Debusmann Jr. su Bbc: per anni, a causa di un refuso, milioni di mail destinate a indirizzi dell’esercito americano sono state inviate per sbaglio a indirizzi maliani. Farebbe ridere, se solo il Mali non fosse un fedele alleato di un Paese con il quale gli Stati Uniti, ultimamente, stanno avendo rapporti piuttosto difficili: la Russia.

L’errore che ha causato questo intrigo internazionale è piuttosto banale (quale refuso non lo è): invece che inviarle a indirizzi che finivano per .mil – il dominio al quale appartengono tutte le mail del personale dell’esercito americano – le mail venivano inviate a indirizzi che finivano per .ml, l’equivalente maliano dell’italiano .it. Stando a quanto riferito dagli addetti stampa dell’esercito Usa al Financial Times, il giornale che per primo ha riportato la notizia, nessuna di queste mail conteneva segreti militari (questi passano per canali specifici che riducono al minimo il rischio di errore umano). Ma in diverse di queste erano presenti informazioni personali di soldati americani come password, referti medici, patrimoni personali, mappe di basi americane in patria e all’estero e itinerari di viaggi programmati nel futuro per gli ufficiali.

Ad accorgersi del problema è stato un imprenditore olandese, Johannes Zuurbier. A rendere ancora più surreale questa storia c’è il fatto che Zuurbier di questo problema si è accorto, segnalandolo alle autorità americane, dieci anni fa. Chi lo sa, forse anche lui ha commesso un qualche refuso nelle sue mail e queste non sono arrivate a chi dovevano arrivare. O forse il governo americano dovrebbe aggiungere al suo budget militare anche i soldi per pagare un professionista che si assicuri che le mail inviate all’esercito vengano lette davvero. Sta di fatto che Zuurbier, che negli ultimi dieci anni ha lavorato assieme al governo maliano sul dominio .ml dice di aver segnalato il problema più volte e che nessuno ha mai fatto nulla. E di essere molto preoccupato perché a breve il suo contratto con il governo maliano scadrà e non è detto che il suo sostituto sarà un fedele atlantista come lui: «È un rischio vero di cui potrebbero approfittare nemici degli Stati Uniti». A rispondergli è stato Steven Stransky, ex consulente del Dipartimento di Homeland Security (probabilmente tutti gli attuali impiegati erano troppo imbarazzati per parlare con i giornalisti, difficile biasimarli): «L’errore umano è di gran lunga la prima minaccia alla sicurezza nazionale. Ma non possiamo certo controllare tutti, sempre», ha detto.

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