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Chi bisogna incolpare per la morte di Mac Miller?

Ariana Grande, la sua ex fidanzata, è stata inondata dagli insulti dei fan del rapper, morto a soli 26 anni.

12 Settembre 2018

Giovedì 6 settembre Vulture pubblicava un lungo profilo dal titolo “Il perfezionista. Mac Miller sta finalmente facendo la musica che aveva sempre voluto fare”. Rapper e produttore, Miller era conosciuto anche per via del suo fidanzamento con Ariana Grande, durato due anni. Pur essendo io ossessionata da diverse popstar, non ho mai provato alcuna curiosità per Ariana Grande: troppo giovane, dolce e carina, con la sua finta coda di cavallo impeccabile, i video con effetti speciali da film d’azione hollywoodiano e le canzoni in grado di trasmettermi un’indifferenza verso la vita che rasenta il nirvana. Se sono finita ad ascoltare il suo ultimo disco, Sweetener, è solo perché ho guardato la puntata dello show di Jimmy Fallon in cui lo presentava. E se sono finita a guardare quella puntata, è perché stavo conducendo un’indagine molto approfondita su ogni singolo aspetto dell’esistenza presente, passata e futura di Pete Davidson, il più giovane comico del Saturday Night Live (24 anni) nonché futuro sposo di Ariana Grande, di cui mi sono perdutamente innamorata (l’ho conosciuto recentemente leggendo Variety, che lo considera uno dei “tre ventenni che conquisteranno Hollywood”). Risultato: da qualche settimana ascolto Sweetener quasi ogni giorno: è così noioso che mi rilassa, e poi c’è un brano che si chiama “Pete Davidson”.

Ma tornando a Mac Miller: è Tmz a diffondere la notizia della sua morte il 7 settembre, giorno successivo alla pubblicazione del profilo su Vulture. Per via dei suoi problemi di dipendenza da Purple Drank e altre sostanze, si è subito pensato a un’overdose, anche se l’autopsia non ha ancora confermato l’ipotesi. Proprio come Lil Peep, morto lo scorso novembre, a 21 anni, per un’overdose di fentanyl e alprazolam (ma anche cocaina, Tramadol, idrocodone e altri oppiacei), nei suoi testi Mac Miller si riferiva spesso ai suoi problemi personali, dalla depressione all’abuso di sostanze stupefacenti (proprio come, tra l’altro, fa lo stesso Pete Davidson nei suoi sketch comici). Come Lil, che rilasciava interviste al cimitero e sulla schiena si era fatto tatuare in caratteri gotici la scritta “Exit life”, anche Miller ha lasciato dietro di sé una serie di simboli legati alla morte, che ora vengono letti come profetici: il più recente è il video Self Care (12 luglio 2018), nel quale il ragazzo fuma una sigaretta rinchiuso in una bara, incide la scritta “memento mori”, emerge da un mucchio di terra e infine prende il volo in un’atmosfera paradisiaca, cantando «oblivion, yeah, yeah, yeah».

Dopo la morte dell’ex, Ariana Grande è stata costretta a disabilitare i commenti al suo profilo Instagram: proprio come nel caso del suicidio di Anthony Bourdain, che ha scatenato l’ennesimo sfogo di odio nei confronti di Asia Argento, i fan si sono scagliati sulla ragazza, incolpandola di aver provocato la morte del rapper. Se Bourdain – che alle spalle aveva una lunga storia di depressione – si sarebbe ucciso a causa di un tradimento di Argento (non solo: lo chef aveva passato all’attrice i 380mila dollari che, fino a poco fa, avevano garantito il silenzio di Jimmy Bennet, che minacciava di denunciarla per molestie sessuali avendo avuto un rapporto con lei quando era ancora minorenne), Miller sarebbe stato distrutto non solo dal fatto di essere stato lasciato da Grande, ma anche dalla sua nuova relazione. Proprio nel mese di maggio 2018, quando la loro storia finisce, inizia quella con Pete Davidson, un rapporto che ha catturato da subito la simpatia dei media, complice la quasi immediata proposta di matrimonio di Davidson, il suo insolito talento comico e il passato strappalacrime (il morbo di Crohn, i problemi di abuso di marijuana per scopi terapeutici, un padre pompiere morto durante le operazioni di salvataggio dell’11 settembre e – come poteva mancare – la depressione).

Mac Miller e Ariana Grande durante il One Love Manchester, concerto di beneficenza per le famiglie delle vittime dell’attentato del 22 maggio a Manchester, il 4 giugno 2017 (Getty Images/Dave Hogan for One Love Manchester)

Dell'”effetto Yoko”, ovvero dell’abitudine di demonizzare le donne quando il partner soccombe, ha parlato anche Rolling Stone, riportando soltanto alcuni dei moltissimi esempi di relazioni tossiche in cui lui muore e lei sopravvive (Courtney Love e Kurt Cobain sono forse i più famosi). Non so quante di queste donne abbiano saputo argomentare la loro posizione come ha fatto Grande, inondata di insulti dopo che, a distanza di poche ore dalla notizia della morte di Miller, ha pubblicato sul suo profilo una foto del rapper, evidentemente scattata quando stavano ancora insieme, priva di commenti. Quando il rapper era ancora in vita, la popstar aveva risposto all’ennesimo tweet che la accusava di averlo abbandonato: «Non sono una madre né una babysitter: nessuna donna dovrebbe pensare di dover rivestire questo ruolo. L’ho amato, ho provato ad aiutarlo e supportarlo e ho pregato per il suo equilibrio per anni (e continuerò a farlo) ma accusare le donne per l’incapacità degli uomini di risolvere i loro problemi è sbagliato. Ovviamente non ho mai parlato di quanto tutto è stato spaventoso e difficile».

E non è neanche l’unica cosa spaventosa e difficile che Ariana Grande, 25 anni, ha dovuto sopportare ultimamentei: il 22 maggio 2017 un attacco terroristico al termine del concerto alla Manchester Arena aveva provocato la morte di 22 giovani del pubblico e ne aveva feriti 139. Anche in quel caso, con le sue (poche) parole sui social e il calore dimostrato durante il concerto benefico One Love Manchester – al quale aveva partecipato anche Miller – la popstar aveva dimostrato delicatezza e sensibilità.

Questo tipo di accuse alle fidanzate o ex fidanzate dei morti tradisce una grave ignoranza nel campo dei disturbi mentali: purtroppo, l’amore delle persone non ha nessun potere sulla mente di una persona depressa, e lo stesso vale per il non amore, o la sua fine. Molti di noi sono stati traditi, maltrattati, sfruttati, derisi, lasciati soli: non tutti hanno reagito sparandosi, impiccandosi o drogandosi fino a morire.

Il modo migliore per salutare un artista prematuramente scomparso, forse, è indulgere un po’ più del normale in quello che lascia dietro di sé: nel caso di Mac Miller è possibile farlo, ad esempio, leggendo questo bell’articolo del New Yorker firmato da Doreen St. Félix, sua fan e coetanea e, ovviamente, ascoltando la sua musica.The Divine Feminine, è il disco del periodo con Ariana Grande, ispirato e dedicato a lei. Il suo ultimo e quinto album, Swimming, era uscito soltanto qualche settimana fa e la critica l’aveva accolto molto bene, giudicandolo il suo miglior disco realizzato finora. Come sottolinea Pitchfork, nel 2016 Miller cantava «io e te contro il mondo», nel 2018 «io contro il mondo». Ma chi si concentra sulla sparizione di quel “tu”, dimentica di interrogarsi sul vero problema racchiuso ii questi due semplici versi: il sentirsi costantemente “contro il mondo”, invece che dentro, insieme a tutti gli altri.

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