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Il paradiso esiste e si chiama Gifcities, il museo che raccoglie tutte le gif apparse sull’internet dei bei vecchi tempi Più di quattro milioni di GIF animate recuperate dalle pagine di GeoCities, grazie all'ennesimo sforzo di conservazione del benemerito Internet Archive.
Le proteste in Francia continuano e adesso agli studenti si sono aggiunti lavoratori di praticamente tutti i settori Lavoratori degli ospedali, degli aeroporti, delle poste, delle scuole, delle ferrovie e molti molti altri: questo fine settimana sono attesi in piazza centinaia di migliaia di persone.
Le banche stanno iniziando a rinegoziare i mutui concessi alle persone che vivono nelle zone più a rischio a causa del Super El Niño Con il super El Niño che si sta formando nel Pacifico, i grandi istituti di credito stanno rivedendo i prestiti esposti a siccità e alluvioni, soprattutto in agricoltura.
Se come noi siete ancora in lutto per la morte di Juan Atkins, il padre della techno, sappiate che su YouTube è stato appena pubblicato uno dei suoi ultimi set in versione integrale L'uomo che a Detroit inventò un suono che non esisteva è morto a 64 anni. Una delle sue ultime esibizioni è stata quella al Dekmantel di Amsterdam, nella scorsa estate. Ora la si può vedere tutta, ancora e ancora.
Nonostante non ci siano stati né incidenti né scontri, la polizia ha comunque sgomberato l’accampamento del movimento per la casa a Puerta del Sol a Madrid Quattrocento agenti hanno allontanato 334 persone dall’accampamento nato dopo lo sfratto e la morte di Maricarmen Abascal. La protesta contro la crisi abitativa, però, continua.
La Casa Museo di Rembrandt offre agli amanti di Rembrandt un tatuaggio di Rembrandt alla modica cifra di 400 euro Il museo dice che non è affatto una trovata pubblicitaria, perché le stampe e i tatuaggi servono alla stessa cosa: far conoscere l'arte di Rembrandt.
La comunità scientifica ha deciso che dal 2027 cambieremo il modo di misurare il tempo e questo cambierà il funzionamento di computer, telefoni, aerei, navi, satelliti e GPS La Conferenza generale dei pesi e delle misure (esiste davvero) ha deciso che l’ora ufficiale potrà discostarsi dalla rotazione terrestre fino a un’ora. Il motivo è che la Terra ha cominciato ad andare più veloce.
Ci sono voluti Gucci, Demna e Harmony Korine per convincere Mariah Carey a farsi vedere prima di Natale Mariah Carey è la protagonista della campagna natalizia di Gucci: un corto diretto da Harmony Korine, ovviamente con All I Want for Christmas Is You in sottofondo.

L’autobiografia magica di Louise Erdrich

Il guardiano notturno, premio Pulitzer per la narrativa 2021, è un grande romanzo su una comunità pochissimo raccontata, quella dei nativi americani.

09 Novembre 2021

In un’epoca in cui la parola estinzione ci suona, perché in effetti lo è, come ineluttabile, un processo di cui possiamo tracciare soltanto l’inizio ma il cui urto è certo e distruttivo come quello di alcune onde gigantesche che si formano in mezzo agli oceani, è interessante leggere un romanzo che racconta di un’Estinzione che, in un modo che ha del miracoloso, è stata arrestata grazie alla volontà e allo spirito di un manipolo di esseri umani che hanno creduto fino in fondo di poter fare la differenza. Magari, la butto lì, possiamo farne tesoro e chissà, anche imparare qualcosa.

Il guardiano notturno (Feltrinelli, trad. Andrea Buzzi, esce l’11 novembre) è il diciassettesimo, se ho fatto bene i conti, romanzo dell’autrice americana Louise Erdrich, di cui in Italia abbiamo finora amato particolarmente La casa tonda e LaRose, nonché quello che lo scorso giugno le ha fatto vincere il premio Pulitzer. Il guardiano del titolo è una persona davvero esistita. Si tratta di Patrick Gourneau, nonno materno dell’autrice, prima dei sette figli di Rita, appartenente alla tribù nativa americana degli Ojibwaya o Chippewa, e Ralph, un insegnante bianco. A metà degli anni ‘50 Patrick, appartenente alla prima generazione nata nella riserva di Turtle Mountain nel North Dakota (che, a dispetto del nome, è composta da dolci colline e non da montagne), aveva usato tutta la propria abilità politica per dissuadere il senatore Arthur Watkins (il cattivo della storia) dal mettere in atto la House Concurrent Resolution 108 approvata dal Congresso che, di fatto, abrogava i trattati bilaterali stipulati nel passato con le nazioni indiane d’America e che, invece, sarebbero dovuto valere «finché crescerà l’erba e scorreranno i fiumi». In pratica, la cosiddetta politica dell’Estinzione avrebbe «liberato» i popoli indiani sia dalla responsabilità delle proprie terre ancestrali sia dalla dipendenza dagli aiuti federali riguardanti salute, istruzione, servizi igienico-sanitari e sicurezza. In compenso, recitava la risoluzione, il Bureau of Indian Affairs li avrebbe aiutati a trasferirsi nelle grandi città e a diventare così cittadini americani «veri». Niente più lingue e tradizioni tribali. Niente più tribù.

Il protagonista del romanzo si chiama Thomas Wazhushk, che significa Thomas Topo Muschiato (a un certo punto Erdrich racconta la bella leggenda alle origini dell’epiteto) e fa il guardiano notturno in una fabbrica locale in cui si assemblano minuscole parti di rubini destinati agli ingranaggi degli orologi Bulova. Durante questi lunghi e sfiancanti turni, Thomas, grande lavoratore, uomo pacato, padre e marito amorevole, passa parte del tempo scrivendo lunghe lettere ai politici per impedire al senatore Watkins la distruzione della loro riserva e organizzando una spedizione a Washington per appellarsi direttamente ai membri del Congresso. Personaggio davvero notevole, Thomas Topo Muschiato, un «turbine», come lo definisce Erdrich, al quale vorresti affidare le cose che hai più care.

Ad affiancarlo, nella trama, c’è sua nipote, la diciannovenne Pixie Paranteau (personaggio, questo, inventato), che però non vuole affatto essere chiamata così, ma con il suo vero nome, Patrice (curiosità: Louise è in realtà il secondo nome di Erdrich che era nata Karen, ai tempi il nome più diffuso negli Stati Uniti, ma aveva scelto di farsi chiamare così perché le era parso più appropriato per una scrittrice, prendendo come riferimento autrici come Bourgeois, Glück e Bogan). Patrice lavora nella fabbrica di rubini ed è l’unica a provvedere alla propria famiglia: suo padre è un alcolizzato, la madre fa lavori salutari, il fratello è ancora giovane, mentre Vera, la sorella maggiore, è partita per Minneapolis con un uomo di cui si era innamorata e ha fatto perdere le proprie tracce. Sarà proprio per ritrovarla che affronterà un viaggio che non potrà che essere iniziatico e che la porterà, tra le altre cose, ad affrontare una banda di criminali e a diventare un’«acquastar» (non vi dico che cosa è, ma vi assicuro che dopo avere letto il romanzo ve ne resterà un’immagine indelebile nella memoria).

L’assegnazione del Pulitzer per la Fiction sottolinea un rinato interesse per le vicissitudini di una minoranza che è tuttora, a distanza di quasi settant’anni dalla storia raccontata nel libro, sotto attacco: solo nel 2020, Trump aveva provato ad annientare i wampanoag, la tribù che fu la prima ad accogliere i Padri Pellegrini e a inventare il Ringraziamento

Il guardiano notturno passa in rassegna una serie di argomenti complessi e lo fa con delicatezza e anche con una certa ironia (come nell’episodio dei due ottusi missionari mormoni che si presentano a casa di Thomas per convincerlo delle intenzioni «amorevoli» di Watkins). Ci sono l’alcolismo, una delle piaghe più sanguinanti per le comunità native americane, i rapimenti delle indigene, lo sfruttamento delle giovani donne per motivi economici, ma anche la questione della rappresentazione, esplorata attraverso le esperienze di diversi personaggi: Patrice, ma anche sua madre Zhanaat, depositaria dell’antico sapere tribale, Millie, una studentessa interessata ad apprenderlo da lei, il professore Barnes, un bianco innamorato di Patrice e che vorrebbe pertanto «diventare» indiano.

Cifra della scrittura di Erdrich è un’interpretazione unica, anche per via della lingua utilizzata, del realismo magico dove la membrana tra mondo fisico e spirituale si fa sovente molto sottile. Oltre che a Garcia Marquez, è stata paragonata anche a Faulkner, per avere dato vita a una molteplicità di narrative concentrate nella stessa area geografica. L’assegnazione del Pulitzer per la Fiction, contestualmente a quello per la Poesia a Natalie Diaz, una poeta e attivista queer di origini mohave e latinoamericane (di cui sarebbe bello vedere tradotta la raccolta Postcolonial Love Poem, di cui finora sono state pubblicate solo alcune liriche nell’antologia Nuova Poesia Americana edita da BlackCoffee), è un riconoscimento che, a prescindere dal valore delle opere, sottolinea un rinato interesse per le vicissitudini di una minoranza che è tuttora, a distanza di quasi settant’anni dalla storia raccontata nel libro, sotto attacco: solo nel 2020, Trump aveva provato ad annientare i wampanoag, la tribù che fu la prima ad accogliere i Padri Pellegrini e a inventare il Ringraziamento.

Nella postfazione, Erdrich racconta che il romanzo è nato dalla decisione di riordinare le molte lettere che il nonno aveva scritto ai suoi genitori tra il 1953 e il 1954 (un biennio al quale anche lei aveva in qualche modo preso parte, essendo nata nel 1954) e di metterle in relazione al voluminoso materiale sull’era dell’Estinzione raccolto nel tempo. Solo allora si era resa conto dell’importanza cruciale che la lotta portata avanti dal nonno aveva avuto nell’impedire – perché, e questo potrebbe essere uno spoiler, la loro azione ebbe successo e servì da modello e precedente per quelle di altre tribù – che il disegno sull’Estinzione fosse portato a compimento.

Nel 2010, intervistata per la Paris Review da Lisa Halliday – la scrittrice che verso la fine del decennio avrebbe debuttato con il chiacchieratissimo Asimmetria – alla domanda se quella della scrittura fosse per lei una vita solitaria, Louise Erdrich aveva risposto: «Stranamente, penso che lo sia. Sono circondata da una grande quantità di famigliari e amici, eppure con la scrittura sono sola. E questo è perfetto». Andando però a leggere i ringraziamenti in fondo a Il guardiano notturno – cosa che non tralascio mai di fare, troppe volte mi hanno aiutata a illuminare angoli oscuri dell’opera appena letta – mi viene da pensare che forse, negli anni, quella sua idea di idillica solitudine creativa potrebbe essersi trasformata o, magari, soltanto naturalmente evoluta. Sono infatti decine le persone che Erdrich nomina in tre pagine fitte: dai nonni ai genitori, e poi le zie e gli zii le cui vite sono state tutte spese al servizio dei popoli nativi americani, le persone che le hanno affidato le proprie memorie, gli studiosi, le sorelle, le bibliotecarie, le figlie (commovente il riferimento a «Pallas, che mi ha fornito supporto tecnico ed è l’angelo custode della nostra famiglia). In definitiva, Il guardiano notturno è uno splendido esempio di romanzo epico e collettivo, frutto di un discorso, una coscienza e una sofferenza che riguarda un’intera comunità. Che è quello di cui, probabilmente, questa nostra epoca, ostinatamente individualista nonostante l’evidenza delle prove alle quali viene sottoposta, non riconosce ancora abbastanza di avere bisogno.

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