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18:31 venerdì 3 aprile 2026
Trovatevi qualcuno che vi guardi come Kim Jong-un guarda le sue forze speciali che svolgono insensate e dolorosissime prove di forza Le prodezze dei soldati nordcoreani sono diventati ovviamente virali, tra pile di mattoni frantumate a panciate e grandi sorrisi rivolti al leader supremo.
La prima immagine del nuovo film di Bong Joon-ho non sembra per niente un film di Bong Joon-ho Il film si intitola Ally e ha una protagonista così carina e paciosa che molti non riescono a credere che venga dalla stessa mente che ha pensato Parasite.
Giuseppe Alfarano di Camini (RC) passerà alla storia come il primo sindaco italiano dimessosi perché nel suo Comune ci sono troppi cani randagi Il sindaco ha lasciato la carica dopo aver provato personalmente a risolvere la questione. Ma alla fine si è dovuto arrendere e ha parlato di «abbandono istituzionale».
Kristoffer Borgli, il regista di The Drama, è finito nei guai per un vecchio saggio in cui raccontava la sua relazione con una ragazza 17enne È riemerso su Reddit un testo del regista in cui raccontava in chiave positiva la sua relazione con un'adolescente, paragonandosi anche a Woody Allen.
Una ricerca ha dimostrato che le persone che più amano il gergo “aziendalese” sono anche quelle che sul lavoro prendono le decisioni più sbagliate L'università di Cornell ha dimostrato che chi si fa "sedurre" dall'iperbolico corporate speak non ha grandi capacità strategiche e di analisi.
Le correzioni di Jonathan Franzen diventerà una serie Netflix con protagonista Meryl Streep L'adattamento sarà a cura dello stesso Franzen, che della serie sarà anche produttore esecutivo assieme a Streep.
Durante la sua visita di Stato in Giappone, Macron ha ricevuto in regalo un disegno di Porco rosso autografato da Hayao Miyazaki (e ha fatto anche la Kamehameha di Goku assieme a Sanae Takaichi) Miyazaki, oltre alla sua firma, sul disegno ha lasciato anche un breve ma chiaro messaggio: «Insieme difendiamo la pace».
La nuova opera di Maurizio Cattelan è un numero telefonico da chiamare per confessargli i vostri peggiori peccati Chi chiamerà e confesserà avrà una corsia preferenziale per acquistare una versione in miniatura della sua opera "The Ninth Hour", quella che ritrae Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite.

Perché i grandi brand stanno togliendo le parole dai loghi

09 Settembre 2016

Mastercard ha rivelato il suo nuovo logo in estate: al centro sono rimasti i due cerchi, quello rosso e quello giallo, ma il nome del brand per la prima volta appare al di sotto del simbolo. Un primo passo verso un futuro – già annunciato – che prevede la scomparsa completa del nome della compagnia. Quella di Mastercard non è una novità assoluta: molte aziende hanno già fatto una cosa simile in passato. Nel 1995 fu la Nike a cancellare il nome, lasciando il suo simbolo, il celebre swoosh, accompagnato soltanto da tre parole, «Just Do it», che negli anni sono poi scomparse completamente. Lo stesso hanno fatto anche Apple e McDonald’s, che sono passate dall’usare i loro slogan «Think different» e «I’m loving it» all’eliminare completamente le lettere dai loghi.

Secondo The Atlantic ci sono varie motivazioni dietro a questa scelta. Innanzitutto, rispetto a frasi più o meno lunghe, i simboli oggi funzionano meglio sugli schermi dei computer e sulle app, e garantiscono una maggiore flessibilità alla compagnia. Se, infatti, associamo nomi come MasterCard e Starbucks, ad esempio, a prodotti specifici, i loro loghi invece hanno un potenziale più ampio che gli permette di espandersi ad altri campi senza creare troppa confusione nei clienti.

Nike

Un simbolo, a differenza delle parole, non ha bisogno di traduzioni, e può oltrepassare i confini linguistici e geografici più facilmente. E soprattutto, tolte le motivazioni pratiche, il motivo principale per cui i loghi hanno sempre meno lettere riguarda il rapporto che i consumatori hanno col brand. «I clienti sono esausti in un modo in cui non lo erano decenni fa. È più difficile attrarli, perché tendono a vedere oltre le strategie di marketing» ha commentato Adam Alter, un professore di marketing alla New York University. Secondo Alter, uno dei metodi per attirare questo tipo di pubblico è il “debranding”, o “decorporatizing”, una strategia basata su un approccio più sottile, che può funzionare soltanto quando questo è molto conosciuto. Secondo gli esperti di marketing, i loghi puramente visivi possono avvicinare le aziende ai consumatori suscitando reazioni più immediate e personali. «I ricercatori hanno dimostrato che l’uso di immagini aumenta l’attenzione dei clienti e li porta a interpretare i messaggi delle pubblicità in modo più attivo» ha detto Jill J. Avery della Harvard Business School.

Un esempio di debranding è quello di Coca Cola e la campagna «Share a Coke», con cui ha sostituito il suo nome con quello dei potenziali clienti. La campagna ha aumentato del 2% le vendite, invertendo un declino che andava avanti da oltre dieci anni. Non va sempre così bene, però: anni fa la Sony ha pubblicato un dvd senza logo di Uomini che odiano le donne: i clienti, non vedendo il marchio della società giapponese, in diversi casi hanno pensato si trattasse di un falso e l’hanno restituito.

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