Hype ↓
23:31 giovedì 16 aprile 2026
Le persone che si sono accaparrate i biglietti per le prime proiezioni di Dune 3 li stanno rivendendo su eBay a migliaia di dollari Su eBay si trovano biglietti per gli spettacoli in IMAX venduti al 1500 per cento del prezzo originale.
Il libro fotografico con le ragazze che imbracciano armi che compare in The Drama esiste davvero (più o meno) Si intitola Chicks with Guns, lo ha fatto la fotografa Lindsay McCrum ed è uscito nel 2011. Ed è molto, molto simile a quello che si vede nel film.
La prima canzone dei Massive Attack dopo quasi dieci anni è un pezzo contro la guerra fatto assieme a Tom Waits Si chiama Boots on the ground e parla di disordini che stanno avvenendo negli Usa, mescolando liriche belliche a immagini grottesche.
In Germania hanno lanciato un motore di ricerca che serve a scoprire se i propri parenti erano dei nazisti Lo ha realizzato il Die Zeit in collaborazione con l'Archivio federale nazionale: contiene 10,2 di tessere di iscritti al Partito nazionalsocialista.
Sembra che Zohran Mamdani e Rama Duwaji non parteciperanno al Met Gala di Anna Wintour pagato da Jeff Bezos Secondo le prime indiscrezioni, Mamdani e consorte avrebbero rifiutato l'invito all'evento perché finanziato dal miliardario.
Il governo di Pedro Sánchez rischia di cadere per colpa di Guernica di Picasso Tutto inizia con la richiesta del governo della comunità autonoma dei Paesi Baschi di portare l'opera a Bilbao. Richiesta negata dall'esecutivo Sánchez.
Cosa sappiamo del nuovo film di Sean Baker, a parte che si intitolerà Ti amo! e che sarà molto, molto italiano Il titolo scelto dal regista è di Anora per il nuovo film è Ti amo!, con il punto esclamativo. Secondo le indiscrezioni, potrebbe venire a girarlo in Italia.
Cosa ci fanno Brian Eno, FKA Twigs, Jim Jarmusch, Patti Smith, Blood Orange (e molti altri) alla Biennale di Venezia? Espongono le loro opere nel padiglione del Vaticano Per l'esposizione "The Ear Is the Eye of the Soul" la Santa Sede ha messo assieme una lineup degna dei migliori festival musicali.

Perché i grandi brand stanno togliendo le parole dai loghi

09 Settembre 2016

Mastercard ha rivelato il suo nuovo logo in estate: al centro sono rimasti i due cerchi, quello rosso e quello giallo, ma il nome del brand per la prima volta appare al di sotto del simbolo. Un primo passo verso un futuro – già annunciato – che prevede la scomparsa completa del nome della compagnia. Quella di Mastercard non è una novità assoluta: molte aziende hanno già fatto una cosa simile in passato. Nel 1995 fu la Nike a cancellare il nome, lasciando il suo simbolo, il celebre swoosh, accompagnato soltanto da tre parole, «Just Do it», che negli anni sono poi scomparse completamente. Lo stesso hanno fatto anche Apple e McDonald’s, che sono passate dall’usare i loro slogan «Think different» e «I’m loving it» all’eliminare completamente le lettere dai loghi.

Secondo The Atlantic ci sono varie motivazioni dietro a questa scelta. Innanzitutto, rispetto a frasi più o meno lunghe, i simboli oggi funzionano meglio sugli schermi dei computer e sulle app, e garantiscono una maggiore flessibilità alla compagnia. Se, infatti, associamo nomi come MasterCard e Starbucks, ad esempio, a prodotti specifici, i loro loghi invece hanno un potenziale più ampio che gli permette di espandersi ad altri campi senza creare troppa confusione nei clienti.

Nike

Un simbolo, a differenza delle parole, non ha bisogno di traduzioni, e può oltrepassare i confini linguistici e geografici più facilmente. E soprattutto, tolte le motivazioni pratiche, il motivo principale per cui i loghi hanno sempre meno lettere riguarda il rapporto che i consumatori hanno col brand. «I clienti sono esausti in un modo in cui non lo erano decenni fa. È più difficile attrarli, perché tendono a vedere oltre le strategie di marketing» ha commentato Adam Alter, un professore di marketing alla New York University. Secondo Alter, uno dei metodi per attirare questo tipo di pubblico è il “debranding”, o “decorporatizing”, una strategia basata su un approccio più sottile, che può funzionare soltanto quando questo è molto conosciuto. Secondo gli esperti di marketing, i loghi puramente visivi possono avvicinare le aziende ai consumatori suscitando reazioni più immediate e personali. «I ricercatori hanno dimostrato che l’uso di immagini aumenta l’attenzione dei clienti e li porta a interpretare i messaggi delle pubblicità in modo più attivo» ha detto Jill J. Avery della Harvard Business School.

Un esempio di debranding è quello di Coca Cola e la campagna «Share a Coke», con cui ha sostituito il suo nome con quello dei potenziali clienti. La campagna ha aumentato del 2% le vendite, invertendo un declino che andava avanti da oltre dieci anni. Non va sempre così bene, però: anni fa la Sony ha pubblicato un dvd senza logo di Uomini che odiano le donne: i clienti, non vedendo il marchio della società giapponese, in diversi casi hanno pensato si trattasse di un falso e l’hanno restituito.

Articoli Suggeriti
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager

Leggi anche ↓
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero