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I Gen Z hanno inventato una nuova forma di protesta sui social: pubblicare le deprimenti, esasperanti, scandalose conversazioni con i loro capi Messaggi per stipendi non pagati, contratti non rispettati, in cui si cambiano orari all'improvviso e non si rispetta la malattia. Ne sono stati pubblicati centinaia.
L’agenzia meteorologica giapponese è la prima al mondo a dire che il Super El Niño è ufficialmente arrivato E adesso ci si aspetta che altre agenzie, stabilito il primo precedente, facciano lo stesso. Anche perché gli indizi iniziano a essere tanti.
La FIFA aveva imposto il divieto di portarsi la propria bottiglietta d’acqua alle partite del Mondiale ma dopo le proteste dei tifosi e l’intervento di Mamdani è stata costretta a ripensarci Il sindaco di New York si è schierato con i tifosi dicendo che «nessuno dovrebbe rischiare la disidratazione perché i prezzi sono troppo alti».
La nuova impresa di Peter Thiel è una start up AI che aiuta i ricchi a querelare i giornalisti Si chiama Objection.ai e per una cifra che va da un minimo di 2 mila a un massimo di 15 mila dollari permette di smentire un articolo e denunciare un giornalista.
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Nonostante le aziende ci stiano investendo miliardi, non c’è ancora nessuna prova scientifica che l’AI sia più efficiente e conveniente del lavoro umano Nonostante investimenti che sfiorano già i mille miliardi di dollari, nessuna ricerca scientifica ha ancora dimostrato che le macchine costano meno degli uomini.
Negli Stati Uniti già 70 città hanno imposto il divieto di costruzione di nuovi data center Divieti più o meno lunghi, più o meno temporanei, ma sempre più diffusi. Tra le città che ne hanno già imposto uno ci sono New York, Denver, New Orleans, Seattle e Minneapolis.

Nel live action di Bambi non ci sarà la scena della morte della mamma di Bambi

02 Ottobre 2023

Se c’è una cosa che accomuna i bambini di tutto il mondo (almeno finché venivano cresciuti con i film Disney) è il trauma provocato dalla scena della morte della madre di Bambi. Quella scena ha traumatizzato perfino il piccolo Quentin Tarantino: l’ha scritto lui stesso nel suo Cinema Speculation. Nella classifica dei traumi Disney è sicuramente al primo posto, seguito dalla morte del padre di Simba, Mufasa, buttato giù da un dirupo e poi spappolato da una mandria di gnu (morte conservata nel live-action Jon Favreau del 2019), e dalla morte della madre di Nemo, divorata da un barracuda insieme alle sue uova. E poi, tra le scene più dolorose, bisogna per forza citare quella di Dumbo (uscito un anno prima di Bambi, nel 1941) con la mamma elefante che dondola l’elefantino nella proboscide da dietro alle sbarre della sua roulotte-prigione, ma in quel caso, almeno, possiamo sperare nel ricongiungimento finale.

Nel caso della madre di Bambi, invece, nessun sollievo, nessuna speranza, nessuna pace: il cacciatore la uccide, il cerbiatto resta solo nella neve. Guardando quella scena, è impossibile non soffrire. Il merito è dell’atmosfera, dei fondali, della colonna sonora composta principalmente da Frank Churchill (il suo ultimo lavoro, si toglierà la vita qualche mese prima dell’uscita del film, a 41 anni) ma anche della matita di Marc Davis, l’animatore che studiò il disegno del piccolo protagonista, con gli occhioni e la testa grossa, così che venisse percepito dal pubblico sì come un cerbiatto, ma anche come un bambino. Qualche giorno fa, Collider ha annunciato una novità che riguarda la trama del live-action di Bambi, la cui uscita è prevista per il 2025. La febbre dei remake che si propaga ormai da anni colpirà anche il capolavoro Disney del 1942. Questa volta, però, sembra che il protagonista resterà molto simile: a cambiare sarà la trama. La sceneggiatrice Lindsey Anderson Beer, che ha lavorato al progetto dal 2020 fino all’anno scorso, ha rivelato a Collider che per rendere il film diretto da Sarah Polley il più possibile “kid-friendly”, il team creativo ha deciso di eliminare la scena della morte della mamma.

Una decisione importante, che stravolgerà l’atmosfera del film. «Vedere la madre di Bambi che muore, per i bambini e i genitori di oggi, ha un effetto diverso», ha spiegato Anderson Beer. «Penso sia per questo motivo che molti non l’abbiano fatto vedere ai propri figli. Abbiamo pensato di aggiornare il film e dargli un po’ più di contesto. Per poterlo rendere più accessibile ai bambini di oggi bisogna fare in modo che si relazionino un po’ di più a questi temi. Penso sarebbe utile anche al film originale».

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