Hype ↓
11:44 mercoledì 28 gennaio 2026
In Francia c’è stato un altro caso di sottomissione chimica e stavolta l’accusato è un ex senatore Per fortuna la potenziale vittima, una deputata dell'Assemblea nazionale, si è accorta di essere stata drogata prima che succedesse qualcosa.
Dopo che Mamdani ha consigliato ai newyorchesi di leggere Heated Rivalry, i download del libro sono aumentati del 500 per cento Download tutti arrivati dalla rete delle biblioteche pubbliche della città, dove il libro si poteva scaricare gratuitamente.
Ikea ha annunciato che non produrrà più la borsa Frakta (quella blu da 99 centesimi) L'accessorio, passato anche sulle passerelle di Balenciaga e sui campi da tennis, sarà sostituito da un nuovo modello, in fase di progettazione.
Sydney Sweeney rischia una denuncia per atti vandalici per aver coperto la scritta Hollywood con i suoi reggiseni Era tutta una trovata pubblicitaria per lanciare la sua linea di biancheria intima, Syrn. Ma, a quanto pare, la trovata pubblicitaria la porterà in tribunale.
La CDU, il partito di maggioranza in Germania, vuole abolire il diritto di lavorare part time Secondo il partito del cancelliere Merz, la crisi economica tedesca è colpa soprattutto dei troppi lavoratori che decidono di fare part time.
I cittadini di Minneapolis hanno organizzato una festa per il licenziamento di Greg Bovino davanti all’hotel dove alloggiava Cori, canti, balli, musica, festeggiamenti. Fino a quando la polizia non è intervenuta per interrompere violentemente il party improvvisato.
Ad Amsterdam saranno installate lungo i canali delle mini scale per aiutare i gatti che cadono in acqua Centomila euro che il Comune ha deciso di investire nella costruzione di quelle che tecnicamente si chiamano “scale per l’uscita della fauna selvatica”.
Dopo il litigio con il figlio Brooklyn, una canzone di Victoria Beckham di 25 anni fa è arrivata in cima alle classifiche inglesi A 23 anni dal lancio, "Not Such An Innocent Girl" raggiunge la vetta di ben due classifiche inglesi, grazie al pubblico litigio tra Victoria e David da una parte e il figlio Brooklyn dall'altra.

L’internet sta finendo

Non proprio, però siamo a corto di indirizzi IP. Per fortuna c'è l'IPv6, un nuovo protocollo, che Google e altri giganti cominceranno a usare dal 6 giugno.

17 Maggio 2013

Le radici teoriche della rete internet risalgono al 1969, anno di creazione di ARPANET, un progetto dell’ARPA (ente creato dal Dipartimento della difesa statunitense per sviluppare la ricerca scientifica in chiave antisovietica). Era un esperimento grazie al quale enormi e costosissimi computeroni riuscivano a scambiarsi pacchetti di dati, creano una rete estesa e impalpabile, uno scenario da fantascienza per l’epoca. Era un mondo diverso, i computer erano calcolatori enormi, lenti e costosissimi; il fine ultimo dell’operazione era militare, non la creazione di Pinterest.

Oggi internet è ovunque e una parte inscindibile della vita di miliardi di persone. Non ci connettiamo nemmeno più a internet: ce lo troviamo in tasca, in casa, in ufficio, per strada. Le cose non sono sempre state così, ovviamente: è stata con la recentissima svolta mobile e l’affermazione dei social network che il web ha impregnato il tessuto sociale in profondità. Sono cambiate tecnologie e infrastrutture ma non l’impianto di base, rimasto intatto da quarant’anni.

Una cosa che è rimasta intatta sono per esempio gli indirizzi IP. Un indirizzo IP (Internet Protocol address) è una stringa di 32 cifre che contraddistinge ogni macchina collegata alla rete, è il codice essenziale per comunicare su internet, e dev’essere unico. Il vostro computer ne ha uno, il vostro smartphone un altro e il vostro tablet un altro ancora. Se siete tra quelli che hanno acquistato un frigorifero in grado di collegarsi al web, beh, allora anche il vostro frigo ne ha uno tutto suo. Complimenti. Il problema è proprio questo: con il boom del mobile e la diffusione di device sempre più economici nei Paesi in via di sviluppo, abbiamo attinto alla riserva di IP disponibili fino a raggiungerne il fondo. Come spiega Vint Cerf, uno dei padri della Rete, ora “chief internet evangelist” presso Google, «all’epoca (il 1973, Ndr) internet era ancora un esperimento, quindi creammo combinazioni possibili per 4,3 miliardi di terminazioni di rete». Non poche, affatto. Ma non abbastanza. E infatti oggi, a quarant’anni di distanza, ci sta finendo l’internet.

Ci siamo preoccupati per anni – invano? – della fine del petrolio e invece ecco arrivare la fine del web, estinto come i bufali in Nord America da una nuova invasione di coloni rapaci e ingordi di phablet. Gli IP infatti cominciano a scarseggiare: l’Asia, continente sovrappopolato che ha vissuto recentemente la diffusione della rete, ha già esaurito i suoi IP disponibili e «sta andando avanti con procedure d’emergenza», racconta Phil Roberts, esperto dell’Internet Society.; l”Europa è invece agli sgoccioli così come l’America. Quindi tutto finirà e torneremo a vivere offline vivendo d’espedienti in real life.

No, tranquilli. Perché Google, la nostra piccola Skynet con il senso dell’umorismo, non è stata a guardare e insieme ad altri giganti del settore è corsa ai ripari, promuovendo un nuovo protocollo per gli indirizzi di rete chiamata IPv6, con cui sostituire quello usato finora, IPv4. Il nuovo sistema entrerà in funzione in funzione il 6 giugno, quando Google e altri colossi del settore manderanno in soffitta le vecchie combinazioni numeriche per le nuove. E questa volta dovrebbe bastare per molto tempo, infatti se l’IPv4 era un sistema a 32-bit, l’IPv6 è a 128 byte: ciò vuol dire che se le combinazioni possibili con il primo erano 4,3 miliardi, con il secondo sono 340 trilioni di trilioni di trilioni.

Lo volete in numeri? Eccolo: 340.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.

340 trilioni di trilioni di trilioni di indirizzi, computer fissi, portatili, smartphone, phablet, frigoriferi e tutti gli altri oggetti con cui riusciremo a collegarci a Google grazie al mitico “internet delle cose“. L’allegra brigata del 6 giugno comprende, oltre a Google, anche Facebook, Bing e Yahoo!, ovvero i principali servizi del mondo che già l’8 giugno 2011 avevano lanciato il “IPv6 day”, un giorno di test del nuovo protocollo. E che, a due anni di distanza, il 6 giugno, cambieranno tutto, definitivamente. Voi non vi accorgerete di niente ma sarà uno switch epocale per internet e verrà ricordato come il giorno in cui stavamo per finire l’internet.

340 trilioni di trilioni di trilioni di IP. Questa volta ci devono bastare, però.

Immagine: un cyber-veliero naviga l’interwebs (via questo notevole album di pseudo digital art)

Articoli Suggeriti
Social Media Manager

Leggi anche ↓
Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero

Un algoritmo per salvare il mondo

Come funziona Jigsaw, la divisione (poco conosciuta) di Google che sta cercando di mettere la potenza di calcolo digitale del motore di ricerca al servizio della democrazia, contro disinformazione, manipolazioni elettorali, radicalizzazioni e abusi.