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15:31 mercoledì 25 febbraio 2026
Cinque anni dopo lo scioglimento, i Daft Punk hanno pubblicato un nuovo video Si tratta del video ufficiale di "Human After All" e contiene immagini Electroma, il loro film di fantascienza del 2006.
Una battaglia di palle di neve organizzata in un parco di New York è degenerata quando i partecipanti hanno iniziato a prendere a palle di neve la polizia Degenerata nel vero senso della parola: due agenti sono finiti al pronto soccorso e la polizia sta dando la caccia a due degli "aggressori".
È morto Giancarlo Politi, il fondatore di Flash Art e uno dei critici d’arte più influenti del ‘900 Editore e critico, con la sua rivista ha creato un punto di riferimento per l’arte internazionale, lanciando molti nomi della scena contemporanea.
Il momento più commentato della prima serata di Sanremo è stato un refuso in una grafica nella quale la repubblica è diventata “la repupplica” L'errore è stato corretto abbastanza velocemente. Ma non abbastanza per evitare ore di scherno sui social.
Uscirà un film su Colazione da Tiffany e a interpretare Audrey Hepburn sarà Lily Collins La protagonista di Emily in Paris, abbastanza a sorpresa, è stata preferita a Rooney Mara e ad Ariana Grande.
Secondo un report dell’Onu, sono 606 i migranti morti nel Mediterraneo soltanto nei primi due mesi del 2026 Per l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni si tratta del peggior inizio di anno da quando si è iniziato a tenere traccia di queste tragedie.
Tra le ultime aggiunte alla prestigiosissima Criterion Collection c’è anche KPop Demon Hunters Sarà contento Park Chan-wook, che ha detto di essere anche lui un grande appassionato di KPop Demon Hunters.
C’è un sito che digitalizza vecchie musicassette trovate per caso in tutto il mondo Si chiama Intertapes e ogni musicassetta viene catalogata non solo per la musica o le registrazioni che contiene ma anche per la grafica e i colori.

L’internet sta finendo

Non proprio, però siamo a corto di indirizzi IP. Per fortuna c'è l'IPv6, un nuovo protocollo, che Google e altri giganti cominceranno a usare dal 6 giugno.

17 Maggio 2013

Le radici teoriche della rete internet risalgono al 1969, anno di creazione di ARPANET, un progetto dell’ARPA (ente creato dal Dipartimento della difesa statunitense per sviluppare la ricerca scientifica in chiave antisovietica). Era un esperimento grazie al quale enormi e costosissimi computeroni riuscivano a scambiarsi pacchetti di dati, creano una rete estesa e impalpabile, uno scenario da fantascienza per l’epoca. Era un mondo diverso, i computer erano calcolatori enormi, lenti e costosissimi; il fine ultimo dell’operazione era militare, non la creazione di Pinterest.

Oggi internet è ovunque e una parte inscindibile della vita di miliardi di persone. Non ci connettiamo nemmeno più a internet: ce lo troviamo in tasca, in casa, in ufficio, per strada. Le cose non sono sempre state così, ovviamente: è stata con la recentissima svolta mobile e l’affermazione dei social network che il web ha impregnato il tessuto sociale in profondità. Sono cambiate tecnologie e infrastrutture ma non l’impianto di base, rimasto intatto da quarant’anni.

Una cosa che è rimasta intatta sono per esempio gli indirizzi IP. Un indirizzo IP (Internet Protocol address) è una stringa di 32 cifre che contraddistinge ogni macchina collegata alla rete, è il codice essenziale per comunicare su internet, e dev’essere unico. Il vostro computer ne ha uno, il vostro smartphone un altro e il vostro tablet un altro ancora. Se siete tra quelli che hanno acquistato un frigorifero in grado di collegarsi al web, beh, allora anche il vostro frigo ne ha uno tutto suo. Complimenti. Il problema è proprio questo: con il boom del mobile e la diffusione di device sempre più economici nei Paesi in via di sviluppo, abbiamo attinto alla riserva di IP disponibili fino a raggiungerne il fondo. Come spiega Vint Cerf, uno dei padri della Rete, ora “chief internet evangelist” presso Google, «all’epoca (il 1973, Ndr) internet era ancora un esperimento, quindi creammo combinazioni possibili per 4,3 miliardi di terminazioni di rete». Non poche, affatto. Ma non abbastanza. E infatti oggi, a quarant’anni di distanza, ci sta finendo l’internet.

Ci siamo preoccupati per anni – invano? – della fine del petrolio e invece ecco arrivare la fine del web, estinto come i bufali in Nord America da una nuova invasione di coloni rapaci e ingordi di phablet. Gli IP infatti cominciano a scarseggiare: l’Asia, continente sovrappopolato che ha vissuto recentemente la diffusione della rete, ha già esaurito i suoi IP disponibili e «sta andando avanti con procedure d’emergenza», racconta Phil Roberts, esperto dell’Internet Society.; l”Europa è invece agli sgoccioli così come l’America. Quindi tutto finirà e torneremo a vivere offline vivendo d’espedienti in real life.

No, tranquilli. Perché Google, la nostra piccola Skynet con il senso dell’umorismo, non è stata a guardare e insieme ad altri giganti del settore è corsa ai ripari, promuovendo un nuovo protocollo per gli indirizzi di rete chiamata IPv6, con cui sostituire quello usato finora, IPv4. Il nuovo sistema entrerà in funzione in funzione il 6 giugno, quando Google e altri colossi del settore manderanno in soffitta le vecchie combinazioni numeriche per le nuove. E questa volta dovrebbe bastare per molto tempo, infatti se l’IPv4 era un sistema a 32-bit, l’IPv6 è a 128 byte: ciò vuol dire che se le combinazioni possibili con il primo erano 4,3 miliardi, con il secondo sono 340 trilioni di trilioni di trilioni.

Lo volete in numeri? Eccolo: 340.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.ooo.

340 trilioni di trilioni di trilioni di indirizzi, computer fissi, portatili, smartphone, phablet, frigoriferi e tutti gli altri oggetti con cui riusciremo a collegarci a Google grazie al mitico “internet delle cose“. L’allegra brigata del 6 giugno comprende, oltre a Google, anche Facebook, Bing e Yahoo!, ovvero i principali servizi del mondo che già l’8 giugno 2011 avevano lanciato il “IPv6 day”, un giorno di test del nuovo protocollo. E che, a due anni di distanza, il 6 giugno, cambieranno tutto, definitivamente. Voi non vi accorgerete di niente ma sarà uno switch epocale per internet e verrà ricordato come il giorno in cui stavamo per finire l’internet.

340 trilioni di trilioni di trilioni di IP. Questa volta ci devono bastare, però.

Immagine: un cyber-veliero naviga l’interwebs (via questo notevole album di pseudo digital art)

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