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CAM Sugar ha svelato delle foto mai viste prima dello studio di Ennio Morricone Sono state mostrate nella conferenza stampa di presentazione del Festival Internazionale delle Colonne Sonore, organizzato da CAM Sugar e Triennale Milano.
C’è un gioco da tavolo in cui la missione è organizzare e compiere un attentato contro Mussolini Si intitola Attento al dvce! ed è un racconto delle «gesta di poche persone, spesso sole e mal organizzate ma colme di rabbia, coraggio e soprattutto di speranza in un mondo nuovo libero dal fascismo».
Si è scoperto che Peter Thiel ha fondato una società segreta in cui le persone più ricche e potenti del mondo si ritrovano per parlare di argomenti piuttosto strani Tra gli incontri organizzati da questo curioso club figurano "Fondiamo una setta" e "Come va la tua vita sessuale?".
Per combattere l’ondata di caldo, i cinema indipendenti di Parigi hanno lanciato il Cine-clim, cioè proiezioni gratuite nelle sale con l’aria condizionata nelle ore più calde della giornata Dalle 13 alle 16, un film gratis, in una sala fresca, con precedenza a under 25, over 65, donne e persone disabili.
L’Alligator Alcatraz di Trump non è durata neanche un anno e non è servita quasi a niente Inaugurata l'1 luglio dello scorso anno, è stata chiusa e sono già iniziati i lavori per smantellarla. Tenerla aperta è costato 1 milione di dollari al giorno.
L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “collezionare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.
Quello che sta investendo l’Europa è un evento climatico estremo chiamato omega block Si tratta di un fronte di alta pressione intrappolato tra due di bassa pressione. In sostanza, di una "cupola" di aria calda schiacciata sul continente.

Les liaisons dangereuses

"Non sono io, sei tu". La tormentata e complessa relazione tra brand e i fan di facebook

13 Marzo 2012

Quando anni fa Facebook iniziò a diventare un’abitudine di navigazione per milioni di utenti ma, soprattutto, quando concesse la possibilità ai brand di creare le proprie pagine personalizzate, per il marketing di molte aziende fu una folgorazione. O meglio, un vero e proprio innamoramento.

Allora era ancora viva e popolare la teoria dei “brand come Lovemark” formulata da Kevin Roberts, gran capo globale dell’agenzia pubblicitaria Saatchi & Saatchi, che si basava sull’illusione di poter instaurare con i propri consumatori un legame emotivo, intimo e personale, una “relazione” che potesse sfociare in qualcosa di più del semplice apprezzamento che si prova per alcuni marchi preferiti. Una fedeltà oltre la ragione: insomma, amore.

Provate ad entrare dentro la testa di un qualsiasi marketing manager e immaginatevi di far accedere il vostro brand all’interno della vita online dei “consumatori”, incrociare i propri messaggi nel flusso delle loro conversazioni quotidiane con gli amici, avere un feedback continuo sul percepito del brand e dei propri prodotti, intersecare le proprie notizie con gli interessi e passioni dei fans, insomma, fare diventare il marchio un’entità viva, capace di costruire relazioni reali, aumentando awareness, credibilità e potenzialità d’acquisto su migliaia e migliaia di persone, il tutto a un “costo per contatto” irrisorio: teoricamente, il paradiso per il marketing di un brand.

Teoricamente, appunto. Perché in pratica, tranne rare eccezioni, le cose non sono andate proprio così.

A testimoniarlo è una ricerca realizzata negli States, ma i cui risultati sarebbero verosimilmente analoghi anche qui in Italia. L’indagine condotta da ExactTarget rileva una situazione di forte criticità nella storia d’amore via social network tra brand e persone. Già il geniale titolo “It’s not me, it’s you”  – che ricorda un frammento di discorso amoroso di rolandbarthesiana memoria rivisto e aggiornato – la dice lunga sull’incancrenimento del rapporto. In pratica nella ricerca si legge che le persone si sono rotte le scatole di ricevere mail e notifiche da quei brand che un tempo avevano dichiarato likeable: il 77% dei consumatori online intervistati ha dichiarato di essere diventati oggi più prudenti nel dare il proprio indirizzo mail alle aziende. Ma i dati più interessanti riguardano proprio gli unlike ai brand presenti su Facebook, perché le aziende in fondo “postano solo noiosi e ripetitivi messaggi di marketing con un’alta frequenza, senza offrire reali informazioni o vantaggi economici”. In pratica, la maggioranza delle aziende non sanno parlare o conversare con le persone e questo in parte già lo sapevamo; una rilettura di alcune delle 91 discutibili tesi di [mini]marketing scritte da Gianluca Diegoli, non farebbe male a chi si occupa del settore digital dei brand.

Facebook è quindi subito corsa ai ripari e ha presentato la scorsa settimana a New York nel corso della prima Facebook Marketing Conference una serie di funzioni dedicate ai brand, al fine di aiutare le aziende a conversare meglio con il proprio pubblico, dando la possibilità di avviare un contatto privato con gli utenti e implementando nuove forme di sponsorizzazioni di contenuti e condivisione degli update, premiando quei brand che aggiornano di più. Con il rischio però che questo vada ad aumentare il bombardamento di notizie di marketing che, come si è visto, rappresenta uno dei principali motivi di allontanamento delle persone dalle fan page.

Anche l’estensione della Timeline alle pagine delle aziende permette di vivere una nuova esperienza di navigazione e relazione: brand come il New York Times, Coca Cola e Burberry (per citare tre esempi molto diversi) ne hanno approfittato per raccontare la loro storia e creare una sorta di museo virtuale della marca.

Tutti questi nuovi tool richiedono un profondo pensiero strategico per le aziende, nonché una sfida creativa, finanziaria e organizzativa che non può essere delegata a dipendenti junior o a un’agenzia esterna. Occorre quindi che le aziende ripensino il loro approccio nei confronti dei social network, non in termine di investimenti di denaro, bensì di tempo, lavoro ed energia per la creazione di contenuti interessanti per il pubblico.

Qui si gioca anche il futuro di Facebook che ormai non può più basare il proprio sostentamento solo sul numero totale di iscritti (ormai giunto a 850 milioni) ma deve puntare sempre più ad essere una piattaforma e un media innovativo per le strategia di comunicazione dei brand.

L’amore è un’altra cosa.

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