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21:23 venerdì 30 gennaio 2026
TikTok ha chiuso l’account di Bisan Owda, una delle più note e apprezzate giornaliste palestinesi, senza una spiegazione Secondo la giornalista, 1.4 milioni di follower, vincitrice di un Emmy per i suoi reportage, la versione Usa dell'app sta censurando le voci palestinesi.
È uscita la prima immagine di Paul Mescal, Barry Keoghan, Harris Dickinson e Joseph Quinn nei panni dei Beatles e in tanti li trovano piuttosto buffi Hanno colpito molto soprattutto la scodella e i baffoni sfoggiati da Barry Keoghan, che nella saga diretta da Sam Mendes sarà Ringo Starr.
L’IDF ha confermato che i morti a Gaza sono almeno 70 mila, la stessa cifra riportata dal ministero della Salute della Striscia Finora, il numero di 71,667 non era stato considerato credibile da alcuni perché fornito da Hamas. Adesso anche l'esercito israeliano lo conferma.
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Nel sottosuolo di Niscemi c’è un sistema di rilevamento delle frane di cui tutti si sarebbero “dimenticati” per 20 anni Lo si è scoperto grazie a un'inchiesta della Stampa, secondo la quale gli strumenti di rilevamento sarebbero stati installati e poi abbandonati.
Un uomo ha tentato di far evadere dal carcere Luigi Mangione usando un forchettone da barbecue e una rotella tagliapizza L'improbabile colpo tentato da un ex pizzaiolo noto alle autorità si è concluso con la sua incarcerazione nella stessa prigione di Mangione.
Dopo due mesi di silenzio, Paul Dano ha risposto ai commenti offensivi che Quentin Tarantino ha fatto su di lui Al Sundance Film Festival, Dano ha raccontato di essere estremamente grato alle persone che lo hanno difeso

Il manifesto di Legacy Russell

Dal numero in edicola, un'intervista all'autrice di Glitch Feminism, un nuovo manifesto femminista appena uscito per Verso.

17 Settembre 2020

La solidarietà al movimento Black Lives Matter, dopo l’uccisione di George Floyd da parte degli agenti di polizia di Minneapolis, si gioca per strada con cartelli e mascherine ma anche sugli schermi dei nostri smartphone. Legacy Russell vive a New York City, è attivista per i diritti delle persone QTPOCI+ (Queer & Trans, People of Color, Indigenous), lavora come curatrice allo Studio Museum di Harlem e ha scritto un libro, Glitch Feminism, uscito da poco per Verso. A giugno l’abbiamo contattata per parlare delle proteste esplose nella sua città e nel resto degli Stati Uniti, e per riflettere sul rapporto che collega il cyber femminismo, l’attivismo digitale e le tecnologie di sorveglianza. Dal numero di Rivista Studio in edicola.

Potresti descrivere come stai vivendo questo momento da persona americana nera?
È un periodo devastante. Niente di quello che è successo è nuovo, in realtà, ma la confluenza di tutto ciò a cui abbiamo assistito sta portando a galla le storie problematiche e profondamente radicate che hanno gettato le basi per l’attuale condizione mondiale. Come parte della mia pratica quotidiana, continuo a lavorare per liberarmi, amare, celebrare l’importante lavoro degli altri e impegnarmi attivamente per fare spazio nella storia dell’arte per le persone QTPOCI+.

Il 2 giugno 2020, durante il #blackouttuesday, migliaia di quadrati neri hanno invaso i nostri canali social. In che modo, secondo te, processi di questo tipo, che nascono e si sviluppano su uno schermo, individualmente, possono intersecare i movimenti collettivi?
Gli schermi sono incompleti. Ma sono anche a tratti specchi di mondo. Come teorizzato nel manifesto del Glitch Feminism del 2012 e nelle riflessioni che sviluppo nel mio libro, è il ciclo online – AFK (Away From Keyboard, lontano dalla tastiera) a consentirci di creare uno stile di vita olistico. Considerando la teoria alla base di diversi tipi di attivismo e impegno online, dobbiamo anche considerare le modalità con cui queste iniziative approdano nello spazio fisico, quali gesti e quali dinieghi mettere in atto e come tutto questo possa (intenzionalmente o meno) assecondare o scoraggiare l’avversione nei confronti dei neri.

Che cos’è il Glitch Feminism e come si pone di fronte alla distinzione tra la vita reale e quella digitale?
Non esiste alcuna distinzione: la vita digitale è la vita reale. Affermare il contrario significa trattare il lavoro che svolgiamo online per creare e mantenere uno spazio come una fantasia. “IRL” è un costrutto e un feticcio. Ciò che sta accadendo online è fottutamente reale: non è fantasia. Dobbiamo smettere di fare distinzioni su online e offline, “reale” e “non reale”. Il panorama del digitale è stato usato per immaginare e proporre nuovi futuri, e anche per progettarli e costruirli, sia sugli schermi, sia lontano da essi.

Il concetto di Glitch Feminism parte dall’assunto che l’appartenenza a un genere sia un costrutto, e punta verso l’applicazione creativa del digitale come mezzo per esplorare nuove configurazioni del “corpo”. Ci chiede di incarnare l’errore come un’interruzione della divisione binaria del genere, una resistenza alla normativa. Indica il genere come una categoria razziale.
“Glitch” è un rifiuto attivo. È una modalità di non-performance all’interno di una macchina sociale e culturale. Per citare l’artista E. Jane, è l’atto di dire “NOPE”. Così, tanti corpi che continuano a sollevarsi lo fanno nonostante e di fronte a una realtà che vorrebbe schiacciare le vite delle persone che si identificano come femme, delle persone queer, delle persone nere. Molti di noi non erano destinati a sopravvivere in un ordine mondiale normativo: siamo la prova del fallimento del sistema. Siamo il problema tecnico. Nel rompere la macchina, la ristrutturiamo.

In Italia le istituzioni culturali stanno riaprendo con cautela ai visitatori, mentre la maggior parte degli eventi sono migrati online durante il lockdown. Pensi che tutto questo influenzerà la produzione artistica?
Non perderei tempo a riflettere sulla questione dell’“assimilazione” dell’arte online e offline. C’è arte che esiste nello spazio fisico, e arte destinata a esistere online. È inutile farsi prendere dal panico immaginandosi la catastrofe dell’estinzione dei musei, al contrario. Qui e ora, i nativi digitali vivranno le loro prime esperienze museali via internet. Gli spazi del “museo anonizzato” devono fare i conti con il fatto che non tutti i corpi possono entrare fisicamente nelle istituzioni d’arte, non tutti possono permettersi di pagare per accedere alle istituzioni d’arte, non tutti si sentono benvenuti all’interno delle istituzioni d’arte. I musei hanno la responsabilità di rispondere al pubblico e di riflettere il mondo che ci circonda. Il digitale è una parte importantissima di questo lavoro.

Legacy Russell è una dei protagonisti del numero di settembre di Frieze (qui l’intervista di Momtaza Mehri)

Con la propagazione del Covid-19 in tutto il mondo, abbiamo visto come la tecnologia di sorveglianza si è ulteriormente infiltrata nelle nostre società. Ho notato che su Twitter hai invitato i manifestanti a disattivare la localizzazione sui loro telefoni, cosa che avrebbe aiutato inavvertitamente la polizia.
In questo periodo abbiamo assistito a un aumento della sorveglianza delle persone QTPOCI+. Alcune di queste situazioni sono state documentate, ma immagino che ci siano molti altri casi e che con il tempo, mentre ci facciamo strada tra le leggi e le logiche della “riapertura”, lo vedremo accadere sempre di più. La tecnologia di sorveglianza si sta organizzando per monitorare le persone in modo diverso sfruttando questo momento. Durante la quarantena, lo Stato ne ha approfittato per far passare una nuova legge che permette all’Fbi di spiare la cronologia dei browser delle persone senza un mandato. Le implicazioni lega- te alla privacy sono devastanti. Significa che in qualsiasi momento qualsiasi cosa tu faccia può diventare parte della tua documentazione permanente e venir usata contro di te, per giustificare l’azione dello Stato e magari l’uso di violenza. Dobbiamo continuare a ricordarci che la tecnologia non è mai neutrale, non è democratica e che l’applicazione strategica della tecnologia nel nostro “quotidiano” è in realtà un atto radicale che avrà risonanza a breve e lungo termine mentre questa storia continua a svilupparsi. Questo materiale digitale – che ci consente di muoverci, comunicare, esplorare, imparare, impegnarci, resistere, rifiutare – ci coinvolge anche in alcune delle più grandi violenze del nostro tempo. Questa probabilmente sarà una delle maggiori crisi di coscienza tra le generazioni di nativi digitali: siamo tutti legati a questo mezzo complicato, complici del furto dei nostri dati.

Puoi consigliarci dei modi per educare noi stessi (letture, podcast, serie tv)?
Vi incoraggerei prima di tutto a decolonizzare gli scaffali. E consiglio la lettura di Audre Lorde, Octavia Butler, Jackie Wang, André Brock Jr., Morgan Parker, Ronaldo V. Wilson, Caspar Heinemann, Anaïs Duplan, Claudia Rankine, Etheridge Knight, Nikki Giovanni, Tiana Clark, Billy-Ray Belcourt, Paul B. Preciado, Fred Moten, McKenzie Wark, manuel arturo abreu. Questi sono solo alcuni nomi, ma ce ne sono molti, molti altri.

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