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Per i 25 anni della saga si terrà un rave party a tema Signore degli Anelli in cui il dj sarà Elijah Wood, cioè Frodo Baggins Insieme all’attore Zach Cowie, suo partner nel duo Wooden Wisdom, Wood guiderà un «rave in pieno stile Terra di Mezzo» il prossimo 31 maggio.
Zendaya sarà la protagonista di tutti i film più attesi del 2026 Sette film in un anno, uno più atteso dell'altro: si inizia con The Drama l'1 aprile e si finisce a dicembre con Dune 3.
Tulsi Gabbard, la Direttrice dell’Intelligence Usa, ha detto che non c’è nessuna prova che l’Iran stesse costruendo una bomba atomica Contraddicendo apertamente Trump, che il 4 marzo aveva detto che «se non avessimo attaccato entro due settimane, avrebbero avuto l'atomica».
Elio Germano si è fatto un profilo Instagram solo per far campagna per il No al referendum sulla giustizia La “canzone” che Germano canticchia nel video riprende quella che cantava Gigi Proietti in uno spot per il no al referendum sul divorzio.
Una ragazza ha trovato la discarica in cui è stato buttato il tappeto rosso degli Oscar, ci è entrata, ha strappato un pezzo del tappeto, se l’è portato a casa e ne ha fatto un tappeto da salotto La ragazza, Paige Thalia, ha documentato tutto su TikTok e ha precisato che con la stoffa avanzata ha fatto una copertina per il suo cane.
Per la prima volta verrà trasmesso in tv il documentario sul concerto dei Pink Floyd a Pompei Stasera, dalle 23:35 su Rai5 verrà mandato in onda per la prima volta Pink Floyd: Live at Pompei MCMLXXII.
Vogue ha fatto causa a un giornale di moda per cani perché si chiama Dogue Secondo la casa editrice Condé Nast, il magazine, che ha una circolazione di 100 copie, «potrebbe danneggiare in maniera irreparabile la reputazione di Vogue».
Hans Zimmer ha confermato che la persona che canta nel trailer di Dune 3 è proprio Timothée Chalamet Alcuni fan avevano riconosciuto subito la voce dell'attore, ma adesso è arrivata anche la conferma del compositore della colonna sonora del film.

Nuove icone reali

A vent'anni dalla morte, una mostra celebra l'evoluzione dello stile di Lady D: la nostra generazione subirà mai una perdita paragonabile a quella di Diana?

31 Luglio 2017

Ricordo piuttosto bene il giorno in cui è morta Lady D, soprattutto perché mia madre ci rimase malissimo. L’aveva sempre adorata (erano quasi coetanee) e suppongo che in lei riversasse quello che io, da trentenne, riverso oggi in Mischa Barton, un sentimento un po’ diverso dalla semplice ammirazione nei confronti di un personaggio famoso, ma quasi una sorta di affezione, abbastanza ingiustificabile razionalmente, verso qualcuno che senti parte della tua generazione. La vicenda di Diana mi è sempre stata perciò molto familiare: ho anche letto più di uno di quei libri, scritti da questo o quello spifferatore di palazzo, che promettevano di raccontarne la vera storia, con tanto di pettegolezzi sordidi sull’affaire Carlo-Camilla e toto-ipotesi sull’identità del reale padre di Harry. Erano libri che inevitabilmente mia madre trovava deludenti e di cui riconosceva tutte le bugie, ma che almeno avevano il pregio di collezionare, spesso a metà volume quando ormai il lettore aveva già realizzato di leggere fantagossip, tante foto della principessa, e dei suoi bellissimi vestiti. L’abito di perle con il bolero abbinato, per esempio, che era uno dei nostri preferiti. Diana lo indossò due volte, ai British Fashion Awards nel 1989 e in seguito durante una visita ufficiale a Hong Kong, perché Kate Middleton non s’è inventata proprio niente, neanche il royal riciclo.

Quell’abito, disegnato da Catherine Walker, è catalogato come “The Elvis Dress” ed è oggi – e per tutto il 2017 – on display a Londra all’interno della mostra Diana: Her Fashion Story a Kensington Palace, che a vent’anni dalla scomparsa ha scelto di celebrarne il ricordo attraverso l’evoluzione del suo guardaroba. Walker conobbe l’allora Diana Spencer tre mesi prima che sposasse Carlo, quando era ancora la timida maestra elementare senza un briciolo di stile personale. Poi quello stile seppe costruirlo, eccome, lasciandosi alle spalle certe anticaglie da protocollo reale, continuando a lavorare con Walker (suo l’abito di velluto blu notte del ballo con John Travolta alla Casa Bianca nel 1985, e l’abito con cui è stata seppellita) e aprendosi poi alla moda internazionale. In quella trasformazione convergevano il divorzio da Carlo, una nuova consapevolezza del proprio ruolo pubblico e i consigli di Gianni Versace fra gli altri, che come lei ci lascerà nella terribile estate del 1997. Oggi abbiamo Kate, certo. Perfettissima Kate, che non si fa abbattere né dalle gravidanze né dai cappotti rossi di Zara, la stessa Kate che ha spudoratamente sdoganato la terribile espadrillas con il mezzo tacco e il politicamente scorretto “piumino 100 grammi”, involatosi ormai mille miglia lontano dal guardaroba tecnico-sportivo e atterrato in quello del casualwear femminile, nonostante gli evidenti contro del caso. C’è il sell-out dei suoi look più abbordabili, complice la replicabilità estrema dei social: effetto-Kate, lo chiamano, e mia madre ammetterebbe con un sorriso che in fondo anche lei guardava l’ultima foto di Lady D che riusciva a reperire prima di andare dal parrucchiere.

diana

Riguardando la foto scattata nel 1992 di fronte al Taj Mahal, quella che ritrae Diana sorridere incerta, sola, con indosso un blazer rosso abbinato a una gonna lilla (oggi così Balenciaga) viene da chiedersi se tra vent’anni ci emozioneremo allo stesso modo con una qualsiasi foto di Kate, che pure su quella panchina ci si è già seduta con William, per rassicurarci che no, la nostra generazione non subirà una perdita del genere ma che anzi possiamo finalmente godere della famiglia reale dei nostri sogni. E siccome di libri di gossip oggi ne escono per fortuna molti meno ma gli spifferatori abbondano a legioni sui social, è bastato il matrimonio di Pippa (sempre Middleton) a ricordarci che dei reali probabilmente non ci libereremo mai, almeno fino a quando le tiare di diamanti manterranno il loro imperscrutabile fascino. Claire Foy nella serie tv di Netflix The Crown ha ricordato a tutti che la regina Elisabetta non è sempre stata quella dei meme e dei corgi e che Filippo, anche se un po’ nazista, da giovane era bellissimo, ma qui, vista l’incrollabilità di Kate, si aspetta con ansia che Harry convoli a nozze con la sveglia attrice americana. Meghan Markle, sì: io punto tutto su di lei, e Mischa Barton saprà perdonarmi.

Dal numero 31 di Studio, in edicola
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