Hype ↓
11:41 venerdì 16 ottobre 2026
I matematici di tutto il mondo sono disperati dopo che ChatGPT ha risolto 372 problemi a cui loro lavoravano da anni in tre ore Ora i matematici stanno ancora cercando di capire quanto ci sia di giusto, e cosa voglia dire adesso fare il loro mestiere.
Di tutte le cose incredibili che succedono continuamente sul Monte Bianco, il fatto che la sua altezza aumenti (o diminuisca) ogni anno è la meno incredibile di tutte In questo periodo misura 4.807,47 metri: la sua crescita dipende da fenomeni «estremamente variabili».
Del possibile allarme sanitario in Siberia si sono preoccupati tutti tranne gli abitanti della cittadina siberiana da cui l’allarme è partito L'OMS chiede spiegazioni, Trump ne parla, i giornali di mezzo mondo scrivono di peste. A Irkutsk e a Shelekhov nessuno porta la mascherina e la frase che ripetono tutti è «va tutto bene, è tutto normale»
Nel centenario di Winnie the Pooh, l’Inghilterra sta litigando con l’America perché vuole che le siano restituiti gli orsacchiotti fatti dal creatore di Winnie the Pooh Il libro di A. A. Milne compie cent’anni, ma il pupazzo che lo ha ispirato vive a New York. E una parte dei fan britannici lo rivuole indietro.
La storica sede del Partito Comunista Italiano in via Botteghe Oscure a Roma diventerà un hotel di lusso Gli uffici dei dirigenti sono diventati camere, e al balcone di Berlinguer adesso ci si affaccia dalla 207.
Grian Chatten dei Fontaines D.C. ha detto che Mina è stata una delle più importanti ispirazioni per Dopamine Chamber «Sono davvero innamorato della sua musica. Mi ha aiutato a trovare quel senso di umanità che volevo infondere in questo disco».
Il governo di Netanyahu adesso sta litigando anche con il Board of Peace di Trump Ad agosto il Board of Peace ha affidato a un'azienda americana il primo cantiere di "New Gaza". Due mesi dopo Israele non ha ancora fatto entrare né i camion né gli operai.
Un ingegnere ha creato un sistema di sorveglianza che sorveglia solo i poliziotti Anthony Sistilli, programmatore e youtuber canadese, ha costruito in casa un lettore automatico di targhe che riconosce solo le auto della polizia.

Ci sono molti motivi per leggere La promessa, il vincitore del Booker Prize 2021

Il libro di Damon Galgut, che esce oggi in Italia, attraversa la storia del Sudafrica ed è senza dubbio un Grande Romanzo contemporaneo.

04 Novembre 2021

Prima di tutto va detto che il Booker Prize è una specie di Premio Strega dell’ex Impero britannico, che prende in considerazione tutto ciò che è uscito in forma di libro di narrativa nel mondo di lingua inglese. Il che vuol dire moltissimo, se si pensa a quella mappa divertente che periodicamente torna virale sui social network e che rappresenta le “Nazioni che non sono mai state invase dai britannici”, e in cui si salvano giusto la Bolivia, la Mongolia, l’Uzbekistan, San Marino, la Repubblica Centrafricana e poco altro. Questo va detto considerato che il 2 novembre La promessa di Damon Galgut ha vinto il Booker Prize 2021, e che ogni anno, dietro alla scelta del libro vincitore, si nasconde un sistema decisionale così complesso e delicato che le logiche politiche del nostro Strega vanno, appunto, messe in rapporto con il Booker come la dimensione dell’Italia con quella del Commonwealth – più gli Stati Uniti. In Italia La promessa di Damon Galgut esce oggi (nella traduzione di Tiziana La Porto) per e/o, casa editrice che ieri ha vissuto una giornata eccezionale, essendosi accaparrata anche il libro vincitore del premio Goncourt, sempre assegnato ieri, La plus secrète mémoire des hommes di Mohamed Mbougar Sarr.

Ho terminato la lettura di Galgut alcune ore prima che venisse annunciato come vincitore, e pur non conoscendo il verdetto finale né la conseguente motivazione, mi aveva colpito in un modo del tutto particolare. Ovviamente avevo visto già dal giorno prima le quotazioni dei bookmakers che lo davano come favorito, e avevo iniziato a prendere qualche appunto nel caso avessi poi dovuto scriverne, cosa che puntualmente è accaduta. Li ho confrontati poi, questi appunti, e affiancati alle motivazioni del premio, e ne è venuta fuori questa lista di motivi per cui, cose politiche britanniche che non capirò mai a parte, La promessa è un libro da leggere.

L’ultimo appunto che ho preso, anziché il primo, dice: “è un libro complesso come solo i grandi libri sanno essere”. Con complesso, in questo caso, intendo proprio “costituito di più elementi”. Il primo di questi, il più visibile, è naturalmente la trama principale, quella per così dire da sinossi e che si richiama al titolo: si comincia nel 1985 in Sudafrica, in una fattoria vicino Johannesburg, in cui una donna (bianca, ebrea) lentamente si spegne e spegnendosi fa promettere al marito (bianco, cristiano) che donerà la loro proprietà alla domestica Salome (nera, cristiana), che l’ha accudita come una sorella negli ultimi mesi della malattia. È una promessa enorme, pure irrealizzabile nel 1985 a causa dell’Apartheid, e che verrà inizialmente negata dal marito e disattesa. La donna si chiama Rachel ed è la prima a morire. Al suo funerale si ritrova una famiglia tutta infelice a modo suo e specchio di un Sudafrica schizofrenico e confuso: razzista, frivolo, volenteroso, ipocrita. Di funerali ce ne saranno poi altri tre, tutti di membri della stessa famiglia. Ecco il libro: quattro funerali in trent’anni, quattro appuntamenti che sono le principali scansioni degli eventi. Una madre, un padre, tre figli che si incontrano, crescono, litigano, muoiono e vanno avanti. La promessa dell’inizio rimane sullo sfondo, naturalmente fino alla fine. Galleggia a volte visibile e a volte meno nelle burrasche che il Sudafrica attraversa dal 1985 al 2018, l’anno in cui si dimette finalmente Jacob Zuma. 

Siamo in Sudafrica, e un elemento fondamentale, che si segue in parallelo alla trama familiare, è quello storico. Il Sudafrica è un Paese con una storia violentissima e complicata, e complicata perché violentissima. Galgut ne scrive senza ipocrisie nella sua evoluzione sbilenca: l’Apartheid, Mandela, la sopravvivenza delle antiche gabbie razziste e il disastro politico degli anni più recenti. In certi passaggi, quelli prima del 1994, ci si affaccia in un mondo di separazione brutale, abusi sistematici, negazione dei diritti più semplici. Tipo. La domestica Salome è nera, non può partecipare al funerale di Rachel. Lei non lo sa, domanda. Tocca alla cognata della defunta spiegare senza mezzi termini che non le è permesso. Anzi, spiegarle non serve. «Perché no? Accidenti, non essere stupida». 

Maya Jasanoff, a capo dei giudici che hanno votato il Booker 2021, ha detto che «siamo arrivati a una decisione dopo un sacco di discussioni» e che il consenso finale si è trovato intorno a un libro che ha «un’incredibile originalità e fluidità di voce». Soprattutto, ha aggiunto, un libro che «sperimenta sulla forma in modi nuovi». Terzo elemento: il punto di vista oscilla tra la terza persona e la prima, di volta in volta siamo negli occhi o nel cervello di un diverso componente della famiglia, il razzista Pa o la giovanissima Amor, la speranza della famiglia, quella per cui ti ritrovi a tifare da subito. Galgut non abusa dei dialoghi, e quando li usa trova il modo di renderli allucinati, per restituire l’effetto di un’umanità sola e incapace di comunicare. Quello di un figlio, Anton, avvertito della morte della madre mentre è coscritto alla leva, con un altro soldatino:

«Ho perso mia madre», dice.

«Persa?»

«Le ho sparato con il mio fucile, per proteggere il Paese»

«Hai sparato a tua madre?»

«Come ti chiami?»

«Payne»

«Ah, fantastico. Ci siamo già incontrati. Sei un’allegoria? Sei reale? Hai anche un nome?»

«Vuoi sapere il mio nome? Perché lo vuoi sapere?»

«Alza le mani. Mi arrendo, soldato Payne»

«Stai bene?»

«Ti sembra stia bene? No che non sto bene. Mia madre è morta. Grazie per la compagnia, Payne. Ci vediamo al fronte»

Quarto elemento: in questo vasto mare di dolori privati e nazionali, Galgut sceglie di mantenersi distaccato e ironico. Non c’è una traccia di patetismo, nemmeno un’ombra di pesantezza. Che i personaggi siano tutti a loro modo alienati aiuta, ma è un sollievo viaggiare tra quattro funerali e i contorcimenti di un Paese che cerca di liberarsi di mezzo secolo di razzismo endemico accompagnati da una guida che riesce sempre a trovare un certo umorismo feroce.

Un altro appunto che ho preso dice: “è molto denso – le prime mestruazioni, i sensi di colpa, il funerale, le attenzioni maschili, le diverse religioni – eppure non è troppo”. C’è una tale densità di piste da seguire e di emozioni da accogliere che è sbalorditiva la capacità di Galgut di concentrare tutto in un libro così equilibrato. Non penso potrà mai esistere un “Grande Romanzo africano” come funziona invece per quello americano, d’altra parte l’Africa non è un Paese ma un miliardo e mezzo di persone sparse in 54 diversi Stati. In realtà funziona anche meglio, la definizione, se togliamo l’ultimo aggettivo. La promessa ha tutto per essere un Grande Romanzo di qualsiasi posto.

Articoli Suggeriti
Nel centenario di Winnie the Pooh, l’Inghilterra sta litigando con l’America perché vuole che le siano restituiti gli orsacchiotti fatti dal creatore di Winnie the Pooh

Il libro di A. A. Milne compie cent’anni, ma il pupazzo che lo ha ispirato vive a New York. E una parte dei fan britannici lo rivuole indietro.

In Pecorelle smarrite di Madeline Cash c’è lo sguardo sul mondo di tutte le ragazze di ogni generazione

Abbiamo intervistato l'autrice di uno dei romanzi più chiacchierati e sorprendenti di quest'anno. Con lei abbiamo parlato di autofiction, scrittura femminile, bellezza e coppie aperte.