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06:37 venerdì 25 settembre 2026
Sofia Coppola sta festeggiando i venti anni di Marie Antoinette con una mostra alla Reggia di Versailles Gli spazi del Petit Trianon ospitano costumi, accessori, moodboard, sceneggiature annotate, fotografie, schizzi preparatori, elementi di scenografia e anche alcune sequenze del film proiettate negli stessi ambienti in cui furono girate.
Il fatto che sempre più biblioteche permettano di prendere in prestito gli ebook sta portando a un calo delle vendite delle librerie Una ricerca sostiene che il prestito digitale fa diminuire gli acquisti soprattutto nelle prime settimane dopo l'uscita, quelle in cui si decide il destino commerciale di un libro.
El Niño ha causato delle piogge così intense da far sbocciare migliaia e migliaia di fiori nel deserto di Atacama, uno dei luoghi più aridi del mondo È un fenomeno chiamato "deserto fiorito": 15 ettari di deserto improvvisamente coperti di fiori bianchi, viola e gialli.
Dopo aver riportato al cinema le streghe, i lupi mannari e i vampiri, Robert Eggers farà la stesa cosa con Romeo e Giulietta E siccome gli piacciono gli adattamenti infedeli, il film non si intitolerà Romeo e Giulietta e potrebbe non essere ambientato a Verona.
In Israele sta iniziando a mancare l’acqua potabile perché Israele ha distrutto gli impianti di depurazione a Gaza Dal 7 ottobre 2023 i bombardamenti hanno distrutto il 90 per cento delle infrastrutture idriche e fognarie di Gaza. E adesso questo è diventato un problema anche per Israele.
Non si sa niente del nuovo film di Gregg Araki, ma il fatto che si intitoli Il declino della fottuta civiltà occidentale ci fa sperare benissimo Il regista di Mysterious Skin starebbe dirigendo una commedia dark con Ashton Kutcher, Alison Brie e Jesse Williams.
I Meta Glasses sono talmente odiati che qualcuno si è inventato un’app che si chiama Zuckoff che ti avverte se ce n’è un paio nella vicinanze Si chiama Zuckoff, intercetta le frequenze bluetooth con cui gli smart glasses si collegano al telefono e avvisa chi l'ha installata.
Trump non fa altro che parlare male dell’ONU, ma intanto è solo grazie all’ONU se Usa e Iran si sono finalmente incontrati dopo settimane di bombe, insulti e minacce Ovviamente all'incontro hanno partecipato funzionari americani e iraniani, non lui. Lui ha fatto un discorso in cui insultava e minacciava l'Iran.

Kobe Bryant

22 Aprile 2011

Minuto 1,35 dello spot Nike per Kobe Bryant diretto da Robert Rodriguez.

Un lungo spot di cinque minuti girato dal regista di Machete. Il protagonista è Black Mamba, alter-ego da exploitation + horror interpretato da Kobe, il cui soprannome per sponsor e compagni di squadra è appunto Black Mamba, perché è letale come un mamba nero. In una circolarità perfetta, il soprannome è rubato alla Sposa di Kill Bill, Uma Thurman, e Quentin Tarantino è il fratello creativo di Rodriguez. Concetto dello spot: nello studio di Kobe, una stanza improbabile un po’ da cattivo di 007 un po’ da Gekko, Kobe riceve Rodriguez per parlare di un film da girare insieme in stile Grindhouse.

Il momento più perfettamente circolare è al minuto 1,35, quando Kobe domanda: “Allora. Ci saranno inquadrature delle scarpe?” E nel farlo mette i piedi sul tavolino per esibire le scarpe.

Robert risponde affermativamente: “Product placement uguale più budget. Più budget, più esplosioni”. Nel film, che i due stanno solo immaginando ma noi vediamo già realizzato con alto budget, segue una serie di grosse esplosioni, e scena buffa con cagnolino, di allegerimento.

La descrizione dei meccanismi del mercato, precisa, chiara, consapevole, come si imparò a fare negli anni Sessanta per additare il Padrone, “il re è nudo”: stiamo mostrando il meccanismo della pubblicità. Noi questo svelamento dei meccanismi del capitalismo siamo abituati a farlo sui due fronti: partecipando o togliendoci dal mercato, e la nostra identità non sembra cambiare o percepire alcuna schizofrenia. Tarantino è un caso emblematico: andava in giro coi cappelli Kangol all’epoca di Jackie Brown, ogni volta che intervistavano lui e il cast era tutto un Kangol, ma nei suoi film la marca delle sigarette è inventata (Red Apple), e anche la catena di fastfood (Big Kahuna Burger). Poi però con lo stile della Sposa, in Kill Bill, fa riandare di moda le sfigatissime Asics riscoprendo il nome orientale Onitsuka Tiger e un ineccepibile modello giallo.

Questo spot mi ha permesso di fare il punto della situazione sul mio rapporto con la pubblicità e l’economia di mercato e il tema della corruzione morale presunta o reale nelle sottoculture giovanili progressiste oggi: chi ha conservato un minimo di spirito marxista trova troppo confortevole il rapporto dell’underground con major e corporation. In opposizione, molti consumatori consapevoli moderni criticano la posizione più estrema di rifiuto, a parole e/o nei fatti, del mercato, e contrappongono uno spirito aperto, “sano”, graduato. Non voglio far tacere il mio marxista interiore ma nemmeno il mio spettatore di MTV interiore, e non voglio nemmeno fonderli in una spaventosa contraddizione. Vorrei solo donare il mio cuore alla scienza descrivendo la mia reazione alla pubblicità di Rodriguez per Nike.

Lo spot contiene, in scala, la stessa densità di idee dei film di Rodriguez. Machete, che esce in Italia più o meno adesso, è la storia di un ex poliziotto messicano che si trova a combattere con un esercito improvvisato di ribelli compatrioti, nel contesto di una guerra politica sulla questione del passaggio degli wetbacks attraverso la frontiera tra Messico e Stati Uniti. Il film pare genuinamente politico, un film che rifà la Mexploitation, che scherza, sì, però di fondo un film sui deboli in cui è chiarissimo chi è che fa il male e chi è che fa il bene. Machete fa il bene. Gli americani imperialisti e razzisti fanno il male. (È praticamente un film di Ken Loach.)

Quanto allo spot, sempre di exploitation parodia si tratta, ma stavolta stiamo vendendo le Nike. I giochini di citazioni sono perfetti, compresa la comparsata da attore b-list di Bruce Willis, seconda scelta dopo il rifiuto di Clooney – così spiega Rodriguez a Kobe. C’è anche David Trejo, che al cinema invece è Machete e qui è l’attore tipicamente rodrigueziano che viene chiamato dopo il rifiuto di Mickey Rourke. E c’è, come cattivo supremo, l’odiosissimo Kanye West. Tutto perfetto, e ricordo quando ne ho scoperto l’esistenza, alcune settimane fa, che godimento postare il video, e contemporaneamente, però, la sensazione che la distinzione fra pubblicità e arte, appresa in un liceo di sinistra a metà anni Novanta, fosse incancellabile dalla mia costituzione personale.

E ritorniamo al discorso del product placement. Kobe e Robert parlano di piazzare le Nike nel film per avere più soldi per le esplosioni. Ma noi stiamo guardando uno spot della Nike. Quindi i due fanno i cinici che vogliono più soldi per fare il film più bello, e con questa onestà di fondo è come se imponessero la propria buona fede. In nessun momento Rodriguez, che ha una faccia veramente simpatica, sembra un artista corrotto. Sta facendo le cose come si fanno negli anni Dieci. Così come non riesco a eliminare la distinzione fra pubblicità e arte (lo so, non posso dire impunemente che Rodriguez è arte, ma certo la sua opera non è una semplice somma di idee per far soldi; fra gli altri, Planet Terror è un film visionario, curioso e umano – l’ho detto), allo stesso modo non riesco a trovare antipatico o in malafede Robert Rodriguez.

Fin qui, per ora, la mia riflessione sul tema si limita all’elenco il più possibile ordinato delle mie impressioni di quel che sto guardando. Sto guardando un filmino di 5 minuti che ha esattamente la stessa brillantezza dei film di un regista significativo, emblematico, non indispensabile ma esperto di intrattenimento nobile, un regista felice, diciamo, che fa felici gli spettatori senza mai farli sentire scemi nonostante la quantità di esplosioni; sto guardando uno spot che insomma per certi versi può essere considerato alla pari dei film del suo autore, in una continuità in cui non trovo cuciture sospette. Vi si pubblicizzano delle scarpe che in fondo potrei anche comprare. Passo qualche secondo della mia vita a postarlo su facebook in modo che i miei amici lo vedano. Per il momento, considerate le mie abitudini, non mi sento parte della soluzione.

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