Hype ↓
22:34 martedì 19 maggio 2026
Se siete in Sicilia e incontrate Mick Jagger, sappiate che è lì perché interpreta il padre di Josh O’Connor nel nuovo film di Alice Rohrwacher La sua parte però sarà piuttosto breve, poco più di una scena accanto a Kyo, il personaggio interpretato da Josh O'Connor.
Il prezzo del desideratissimo Royal Pop di Swatch e Audemars Piguet è già crollato ma era assolutamente prevedibile Molti reseller stanno dunque scoprendo solo ora che passare ore in fila ad aspettare forse non è stata la più sensata delle decisioni.
Cate Blanchett produrrà l’adattamento cinematografico di Fashionopolis, il famosissimo libro-denuncia sul fast fashion di Dana Thomas Lo farà con la sua società di produzione, Dirty Films. Il film verrà scritto (e co-prodotto) dalla stessa Dana Thomas e diretto da Reiner Holzemer.
La Presidente irlandese Catherine Connolly ha detto di essere orgogliosa di sua sorella Margaret, medico di bordo della Global Sumud Flotilla arrestata dalle forze armate israeliane Lo ha detto durante un incontro con re Carlo a Buckingham Palace. E ha aggiunto di essere anche «molto preoccupata».
Sta per uscire un gioco da tavolo in cui interpreti un lavoratore che deve sopravvivere alla vita in ufficio senza andare in burnout Si chiama Burnout e lo hanno ideato due ragazzi che hanno lasciato il loro lavoro per dedicarsi solo al game design. E anche per scampare al burnout.
Dopo 55 anni di oblio e censura, a Cannes verrà finalmente presentata la versione restaurata de I diavoli di Ken Russell E dopo la prima a Cannes, a ottobre verrà una nuova distribuzione nelle sale e soprattutto una nuova versione home video da collezione.
Sempre più scrittori inseriscono apposta dei refusi nei loro testi per non essere accusati di usare l’AI È una sorta di test di Turing al contrario: adesso sono gli esseri umani a dover dimostrare di non essere delle macchine.
Le città di pianura è tornato al cinema ed è di nuovo uno dei film che sta incassando di più Tornato in sala dopo il trionfo ai David, il film di Francesco Sossai è attualmente quinto al botteghino e ha incassato più di 2 milioni di euro.

Chi era veramente Kenneth Anger

Vita, morte e carriera del Lucifero del cinema americano, leggenda della cultura underground, autore di alcuni dei film più tormentati e indecifrabili nella storia della Settima Arte.

26 Maggio 2023

Dopo la morte, avvenuta l’11 maggio ma annunciata soltanto due settimane più tardi, gli aggettivi che si rincorono nel commemorare Kenneth Anger sono “trasgressivo” e “scandaloso”. È vero, nei suoi film spiccano soprattutto i riferimenti sessuali ed esoterici, quelli alle sostanze proibite, ma è altrettanto vero che tali aggettivi rischiano di stilizzare, di appiattire, una riflessione sulla condizione esistenziale molto più profonda. Dal mio punto di vista, Anger è stato uno fra gli artisti che meglio ha descritto le ambiguità umane, le conciliazioni degli opposti. Su tutte, quella fra il bene e il male. Fra la carne e lo spirito. Lo dimostrano già i primi minuti del suo capolavoro, un film tormentatissimo, Lucifer Rising (1970-81). Mentre sullo schermo spuntano i nomi del regista e di Bobby Beausoleil, brillante autore della colonna sonora e pluriomicida al contempo, un soffio di vento sfuma in una sinfonia distorta, dalla quale scaturisce, in modo sinistro, un riff di chitarra elettrica. Dunque, appare un’eruzione vulcanica. È quasi notte e il magma schizza con una potenza maestosa: il mondo, in via di costituzione, si prepara alla venuta di Lucifero. La simbologia è complessa, guarda all’antico Egitto e all’occultismo d’inizio Novecento, e restituisce l’immagine di un dio attraente, traboccante d’amore, che ispira la trasformazione delle cose.

Per Anger (tant’è che si è tatuato il nome sul petto), Lucifero è una sorta di angelo custode, di voce interiore, il principale contestatore di ogni ordine prestabilito. Ovviamente un simile approccio rende il regista statunitense una super leggenda nella cultura underground, anche se non mancano numerosi estimatori fra gli esponenti più noti della musica e del cinema mainstream. Tuttavia fermarsi all’aspetto provocatorio, non soltanto di Lucifer Rising bensì di altri film eccellenti come Fireworks (1947), Inauguration of the Pleasure Dome (1954-66), Scorpio Rising (1963) e Invocation of My Demon Brother (1969), significa ridurre il portato filosofico di una mente geniale e asistematica. Che non ama i dialoghi, non li inserisce mai, e lascia che le immagini e i suoni si sovrappongano secondo il principio del sogno.

Nel 2009 ho avuto la fortuna di visitare la retrospettiva dedicata al regista dal MoMA PS1 di New York. Formidabile: tanti schermi accesi, in simultanea, nel buio dello spazio espositivo. So che può sembrare assurdo, ma l’impressione, ancora vivida oggi, era di attraversare una dimensione ignota e familiare; una dimensione che mi aiutava a ricordare qualcosa di mai vissuto prima. Pur non essendo progettati con una trama vera e propria, tantomeno con una struttura narrativa tradizionale, i film di Anger (soprattutto se visti tramite uno schermo cinematografico) nascono per evocare un campionario di sensazioni difficili da gestire, di reciproca attrazione e repulsione. Anzi, per essere più coerente con le dichiarazioni del loro autore, posso affermare che questi film nascono con lo scopo di produrre effetti concreti sulla realtà, al pari di “armi magiche”. Si tratta di un’interazione non verbale, magica per l’appunto, che Anger apprende in occasione degli studi ossessivi sulla figura di Aleister Crowley (1875-1947), ingiustamente considerato il fondatore del satanismo contemporaneo. Di fatto Crowley, poeta e occultista, nonché esperto scalatore, propone nel suo The Book of the Law, un libro scritto nel 1904 sotto la dettatura di Aiwass, una sorta di divinità egizia, almeno due concetti essenziali per capire la filmografia di Anger. Il primo, forse il più determinante, è: «Fai ciò che vuoi», e cioè vivi secondo la tua natura; cerca di capire chi sei veramente. Il secondo, altrettanto determinante, è: «Ogni uomo e ogni donna è una stella», e cioè ognuno di noi è un essere unico nella molteplicità; è un’entità libera e preziosa. Purtroppo per Crowley questi e altri enunciati, tesi all’amore e alla liberazione dell’individuo, sono stati eclissati dalle accuse di adorare il demonio, di compiere sacrifici umani, e via dicendo.

Un destino per certi versi analogo a quello degli enunciati di Anger che, nonostante siano tesi a principi emancipativi, in particolare rispetto all’omosessualità, sono stati relegati nell’ambito della trasgressione e dello scandalo. Al massimo, della denuncia. La ragione principale, forse, sta nelle pagine del clamoroso best-seller che Anger pubblica in francese nel 1959 e in inglese quindici anni dopo. Hollywood Babilonia non è soltanto un libro che mostra i capricci e le miserie morali dello star system dell’epoca, piuttosto, come opportunamente sostiene Bill Landis, autore della biografia non ufficiale di Anger, scritta 1995, «Hollywood Babilonia è un festival di putrefazione e decadenza». Sono d’accordo. Infatti, sin dai primi paragrafi, Anger racconta che nel 1916 lo stesso Crowley visita gli studios hollywoodiani e conclude che «i cinematografari sono una banda di maniaci sessuali pazzi di droga».

È arduo stabilire se questa definizione sia un insulto o un complimento, giacché per Crowley le sostanze stupefacenti e il sesso, praticato in coppia o in gruppo, rappresentano il mezzo privilegiato per «mettere a fuoco la mente», per sostenere le pratiche magiche. Comunque sia, gli agganci ripetuti con l’occultista inglese (che, nelle scene finali di Lucifer Rising appare in un ritratto appeso al muro) spiegano una caratteristica unica del cinema di Anger: l’ostinazione nell’immaginare i corpi, nel costruirli con lo sguardo; nell’innalzarli a tempio dove gli opposti trovano una conciliazione. In una carriera lunga quasi nove decenni (Anger nasce nel 1927 e gira il suo primo film a 14 anni), questa sapienza muta e amorevole, la sapienza di posizionarsi fra il bene e il male, fra la carne e lo spirito, in parte è stata fraintesa, in parte messa ai margini, e in parte celebrata. Del resto, Anger ne è sempre stato consapevole: «Se sei un membro dei media, appartieni al pubblico. Hai fatto quel patto faustiano. Allora prendetemi, prendetemi tutto, sono vostro».

Articoli Suggeriti
Kolchoz di Emmanuel Carrére, non è mai troppo tardi per conoscere e perdonare i propri genitori

Il nuovo libro di Carrére inizia con la morte della madre. Da lì, lo scrittore parte per un viaggio all'indietro nel tempo, nel Novecento, fino alle origini della sua famiglia, tra Russia e Georgia, alla ricerca di verità e pace.

Dopo 55 anni di oblio e censura, a Cannes verrà finalmente presentata la versione restaurata de I diavoli di Ken Russell

E dopo la prima a Cannes, a ottobre verrà una nuova distribuzione nelle sale e soprattutto una nuova versione home video da collezione.