Hype ↓
11:59 martedì 10 marzo 2026
Milena Gabanelli è diventata meritatamente virale per aver detto che «Dio non ci ha ordinato di metterci a 90 gradi» davanti agli Usa Lo ha detto durante un collegamento con il TgLa7 di Enrico Mentana, rimasto anche lui piuttosto sorpreso dalla severissima uscita della collega.
L’Unione europea ha scorte di petrolio sufficienti per tre mesi e c’è chi inizia a essere seriamente preoccupato Con il petrolio che ha superato i 100 dollari al barile e lo Stretto di Hormuz chiuso, l'Europa inizia a guardare con una certa inquietudine alle sue riserve energetiche.
Un bambino di 9 nove anni ha presentato la sua collezione couture alla fashion week di Parigi Si chiama Max Alexander, ha quasi 6 milioni di follower su Instagram, Sharon Stone come cliente, e in sogno ha scoperto di essere la reincarnazione di Guccio Gucci.
Tutti i teatri dell’opera del mondo stanno massacrando Timothée Chalamet, compresa la Scala di Milano L'attore ha detto che «a nessuno importa del balletto e dell'opera». Il teatro ha risposto con un video piuttosto piccato.
L’Iran ha fatto un altro cortometraggio in stile Lego The Movie per dare tutta la colpa della guerra a Usa e Israele Era già successo nello scorso giugno, durante i precedenti attacchi di Usa e Israele. Anche in quel caso, i protagonisti era Trump, Netanyahu e Satana.
Il video del nuovo singolo di Olivia Rodrigo è un montaggio di video fatti dai bambini di Gaza, del Sudan, dell’Ucraina e dello Yemen Lo ha pubblicato su Instagram per promuover l'uscita del disco di beneficienza Help(2), per il quale ha realizzato una cover di "The Book of Love".
I creator assoldati per fare propaganda a favore di Israele stanno facendo causa a Israele perché non sono stati pagati Diversi enti governativi israeliani avrebbero debiti per milioni con studi di produzione e creator assunti per influenzare l'opinione pubblica.
Polymarket è stata costretta a chiudere la pagina in cui faceva scommettere sull’imminente apocalisse nucleare Si poteva fare una di due scelte: la bomba esploderà entro la fine di marzo? Oppure entro giugno dell'anno prossimo?

Julia Roberts è sempre la stessa?

Una nuova serie tv, Homecoming, è l'occasione per un bilancio della carriera di un'eterna reginetta romantica.

29 Ottobre 2018

Nei fotogrammi iniziali di Homecoming, Julia Roberts sorride. Chissà come funziona. Chissà se è il regista a dirle di piazzarci subito un sorriso dei suoi. O se è lei a dire perché no, intanto ce lo metto, poi si vedrà (e il regista è comunque molto contento). Questa è la sua prima serie (produce Amazon, è disponibile su Prime Video da questo venerdì), sarebbe già una notizia. E invece la notizia è un’altra, sta dietro il solito quesito: Julia Roberts sorride? Julia Roberts deve essere per forza Julia Roberts, ancora e per sempre, altrimenti non ci accorgiamo che è lei?

Epperò anche basta con ’sto sorriso, direte voi, è da trent’anni che andiamo avanti con questa storia, e c’avete pure ragione, ma come si fa a non farsi tentare. Questo è forse l’ultimo caso di dettaglio anatomico su cui è stata costruita la carriera di una star, come il caschetto platino di Jean Harlow (non è anatomico, ma ci siamo capiti), come lo sguardo di Lauren Bacall. Julia Roberts è il suo sorriso, e basta. Anni fa accettò persino di recitare in un film che aveva quella parola nel titolo: Mona Lisa Smile, decisamente sottovalutato. Capite che non è da tutte, che c’è della consapevole ironia.

L’attrice in una scena di Mona Lisa Smile (2003) diretto da Mike Newell

Dunque Julia Roberts è protagonista di una serie. Prima, su schermi più piccoli del cinema, c’era stato solo un film per la tv (The Normal Heart, produzione Hbo, regia di Ryan Murphy), militanza gay, tante scene madri. Lo showrunner di Homecoming è il Sam Esmail di Mr. Robot, dunque qua troviamo distopia del quotidiano, politica hi-tech, segreti e bugie, eccetera. Roberts fa l’assistente sociale che deve reinserire gli ex soldati nella società. Fine, o si spoilera troppo.

La domanda è: Julia Roberts è credibile, qualunque cosa faccia oggi? Certo che sì: è una signora attrice. Certo che no: è Julia Roberts. Da lì non si scappa. Sorriso o non sorriso, sarà sempre quella roba lì: la semplice ragazza che sta di fronte a un ragazzo e gli sta chiedendo di amarla. E ancora prima quella gran culo di Cenerentola, e l’invitata al matrimonio col vestito color lavanda che avrebbe continuato a ballare. Sorriso o non sorriso, sarà sempre quella roba lì: la commedia romantica.

Julia Robert in Pretty Woman di Garry Marshall (1990)

Un critico americano, va’ a ricordarsi il nome, diceva che Roberts solo lì era credibile: nella sua metà di filmografia che va da Mystic Pizza, il prototipo di tutte le rom-com successive, a Se scappi, ti sposo, l’ultima commedia romantica pura prima degli anni 2000. In mezzo c’erano ovviamente i tre film citati sopra (i titoli non servono, vero?). Quel critico così parlava della diva Julia nei pieni ’90, decennio per lei assai incriminato: erano gli anni in cui aveva deciso di fare l’attrice drammatica sul serio. L’annus horribilis fu il 1996, con la doppietta Mary Reilly di Stephen Frears e Michael Collins di Neil Jordan (uscì pure Tutti dicono I love you di Woody Allen, che però è una delizia leggera, non conta). Il pubblico aveva ancora in mente Vivian Ward, anche se dopo c’erano stati thriller tamarri (A letto con il nemico di Joseph Ruben, 1991), mélo strappacuore (Scelta d’amore di Joel Schumacher, 1991), revisionismi fantastici (Hook – Capitan Uncino di Steven Spielberg, 1991), spy story esangui (Il rapporto Pelican di Alan J. Pakula, 1993), divertissement d’autore (Prêt-à-porter di Robert Altman, 1994), e solo un paio di commedie diciamo rosa, sicuramente dimenticabili (Inviati molto speciali di Charles Shyer, 1994, e Qualcosa di cui… sparlare di Lasse Hallström, 1995). Scrissero che lei non c’entrava nulla con Mary Reilly e Michael Collins e le loro atmosfere: il gotico inglese, il pasionario irlandese. Iniziò a circolare il terribile sospetto che potesse diventare, persino lei, box office poison, altrimenti detto: una che non fa più soldi. Fortuna col nuovo millennio arrivò Erin Brockovich di Steven Soderbergh: un drammone però brillante (poteva sorridere!). Julia Roberts in purezza, ma con upgrade di contenuti: fu premio Oscar, sigillo della riconciliazione con Hollywood.

E i sorrisi? E la commedia romantica? Ci ha riprovato in anni recenti, ma in progetti corali: non era più la semplice ragazza protagonista, preferiva essere una delle tante (Appuntamento con l’amore dello stesso Garry Marshall di Pretty Woman, 2010: ma era inguardabile). L’unico romance dell’ultimo decennio potrebbe essere Mangia prega ama (Ryan Murphy, 2011): ma era più un manuale di self-help che una storia d’amore. Prima e dopo, qualche successo che non vale come suo (la saga di Ocean’s Eleven: possiamo considerarli dei film di Julia Roberts?), poche perle (sia sempre lodato Mike Nichols: prima l’ha voluta nel sommo Closer, 2004, poi nell’adorabile La guerra di Charlie Wilson, 2007) e soprattutto una sfilza di titoli che non ricorda nessuno, non sto neanche ad elencarli. Fino alla destinazione ultima, il porto sicuro: il film per famiglie. Wonder, uscito lo scorso Natale, è stato una macchina da lacrime e da soldi.

Un primo piano dell’attrice scattato al Getty Center di Los Angeles il 22 ottobre 2018 (Foto di Valerie Macon/Afp/ Getty Images)

Si torna al sorriso, quel sorriso. Hanno provato in tutti i modi a dirci che, in realtà, Julia Roberts è un essere spregevole. Una cattiva ben travestita. La sorella l’ha incolpata del suo stesso suicidio (storiaccia: ma a qualcuno è mai interessata?). Ha fatto a pezzi il fratello (Eric, ex divetto di serie B che di recente recitava nelle fiction con Gabriel Garko: davvero). «È una persona orribile e tutti lo sanno» (la fonte è Nick Nolte: è così attendibile?). A patto che sia vero, di certo i retroscenisti del dark side non sono rilevanti: nessuno conosce il presunto marcio dietro quei trentadue denti, nessuno lo vuole sapere.

Julia Roberts oggi è ancora e per sempre l’eterna reginetta romantica, e moglie, madre, cinquantenne in collant Calzedonia, volto Lancôme del tipo come ti porti bene gli anni qual è il tuo segreto, e insomma lei stessa, col tempo, si è fatta da parte. Tanto sarebbe rimasta Julia Roberts in ogni caso, lei lo sapeva. «Non posso più fare le commedie romantiche, al massimo devono darmi la parte della mamma della protagonista», ha detto (parafrasando) in un’intervista recente. Il cinema per platee sempre più piccole (quest’inverno esce Ben Is Back, nella finzione Julia ha un figlio tossico, nella realtà avrà forse un’altra nomination agli Oscar) e le serie fighette con il giusto grado di hype: questo è il presente di una donna che pare, tutto sommato, serena. È pur sempre Julia Roberts, perdio. C’è forse una ragione per non sorridere?

Articoli Suggeriti
In La mattina scrivo Valérie Donzelli dice quello che nessuno osa dire su povertà e libertà nel lavoro creativo

Il film racconta con un misto di cinismo e rassegnazione la realtà di chi oggi prova a intraprendere una qualsiasi carriera artistica, tra illusioni di radicalità, privilegi, soldi e tempo che non bastano mai. Ne abbiamo parlato con la regista.

Tutti i teatri dell’opera del mondo stanno massacrando Timothée Chalamet, compresa la Scala di Milano

L'attore ha detto che «a nessuno importa del balletto e dell'opera». Il teatro ha risposto con un video piuttosto piccato.

Leggi anche ↓
In La mattina scrivo Valérie Donzelli dice quello che nessuno osa dire su povertà e libertà nel lavoro creativo

Il film racconta con un misto di cinismo e rassegnazione la realtà di chi oggi prova a intraprendere una qualsiasi carriera artistica, tra illusioni di radicalità, privilegi, soldi e tempo che non bastano mai. Ne abbiamo parlato con la regista.

Tutti i teatri dell’opera del mondo stanno massacrando Timothée Chalamet, compresa la Scala di Milano

L'attore ha detto che «a nessuno importa del balletto e dell'opera». Il teatro ha risposto con un video piuttosto piccato.

Il video del nuovo singolo di Olivia Rodrigo è un montaggio di video fatti dai bambini di Gaza, del Sudan, dell’Ucraina e dello Yemen

Lo ha pubblicato su Instagram per promuover l'uscita del disco di beneficienza Help(2), per il quale ha realizzato una cover di "The Book of Love".

A distanza di due giorni l’una dall’altra sono spuntate due nuove opere attribuite a Michelangelo

Una è un dipinto intitolato "Pietà Spirituali", l'altra un busto marmoreo del Cristo Salvatore. La storia della loro attribuzione al Buonarroti è piuttosto avventurosa.

In Artificial, il prossimo film di Luca Guadagnino, ci sarà la prima colonna sonora composta da Damon Albarn

E ha spiegato che lavorare a questo film gli ha fatto capire che le intelligenze artificiali non saranno mai capaci di fare musica vera.

Vedendo Nouvelle Vague di Richard Linklater si provano due sentimenti: gioia perché la Nouvelle Vague è esistita e tristezza perché non tornerà mai più

Questo non è soltanto un film sulla realizzazione di un film (leggendario) o sulla storia di un movimento artistico (rivoluzionario). È soprattutto un invito a fermarsi e chiedersi: cos'è che vogliamo dal cinema di oggi e di domani?