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23:58 martedì 1 settembre 2026
L’uomo condannato per l’omicidio di Tupac aveva scritto in un libro di essere il mandante dell’omicidio di Tupac, poi è stato accusato di essere il mandante dell’omicidio di Tupac e ha detto che in realtà si era inventato tutto per vendere più copie Il libro si intitola Compton Street Legend, autopubblicato, 215 pagine con filigrane a forma di foro di proiettile, e descrive Duane Keith Davis, detto Keffe D, come l'uomo che procurò la pistola che fu usata per uccidere Tupac.
Four Tet ha pubblicato su YouTube un set di 4 ore e mezza 58 tracce condensate in 4 ore e 24 minuti. Nel video ci sono inediti, remix, canzoni dal suo repertorio fantasma e numerose collaborazioni.
A Gaza non si possono più far volare gli aquiloni perché Israele li considera una minaccia terroristica Lo ha annunciato il Ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, secondo il quale «Un aquilone viene trattato come un drone, con o senza esplosivi».
Ci sono così tanti video dell’inondazione in Nepal generati con l’AI che il governo nepalese ha intimato alle piattaforme di rimuoverli tutti immediatamente E ha pure creato una task force di polizia esclusivamente dedicata alla caccia di questi contenuti e alla denuncia delle persone che li creano e diffondono.
Ib Kamara lascia Off White ed è l’ennesima brutta notizia per lo streetwear Sono previste però special capsule firmate da lui con dieci collaboratori esterni, tra cui il musicista Kid Cudi e lo stilista Raul Lopez.
Il governo serbo concederà a Ratko Mladic, il boia di Srebrenica, il funerale di Stato perché «era pur sempre un generale» «Il generale Mladic è un generale, e ci sono dei protocolli da seguire», questo si è limitato a dire il Ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic.
La ragione per cui le aziende AI stanno addestrando le AI usando solo libri vecchi e che i libri vecchi sono gli unici che sicuramente non sono stati scritti con l’AI Cause giudiziarie e inchieste giornalistiche hanno rivelato che questa è una pratica ormai diffusissima. Anche perché le AI non possono più essere addestrate con contenuti presenti su internet, perché troppi contenuti presenti su internet sono ormai fatti con l'AI.
Le operazioni di soccorso al confine tra Nepal e Tibet stanno diventando impossibili a causa della piena di un lago che si è formato dopo la frana che ha causato l’inondazione Operazioni che erano già difficili per via dalle infrastrutture distrutte e dalle linee di comunicazione danneggiate.

Jonathan Ive, creatore di icone

Dopo quasi 30 anni il più famoso designer industriale del mondo ha dichiarato che lascerà Apple.

28 Giugno 2019

Non si sa se davvero Dio stia nei dettagli, di sicuro per Jonathan Ive, Chief Design Officer di Apple, è sempre stato nella loro cura maniacale. Oggi, dopo ventidue anni nell’azienda di Cupertino, che diventano quasi trenta se si considera tutto ciò che Ive ha realizzato, da esterno, a inizio carriera, il designer inglese ha deciso di mettersi in proprio. In una intervista apparsa sul Financial Times di ieri, giovedì 27 giugno, Ive ha infatti dichiarato che fonderà il suo studio di progettazione, LoveFrom, che continuerà ad occuparsi di design e che manterrà Apple tra i principali clienti.

In questi vent’anni, Jonathan Paul Ive, “Sir” dal 2012 per volontà della Regina, è stato l’uomo con maggior potere in Apple, naturalmente dopo il fondatore e l’amministratore delegato. Solo che il potere di Ive è sempre stato invisibile, quindi vero. Se pensi a Jonathan Ive pensi alle forme rivoluzionarie dell’iMac e dell’iBook, a tutta la serie di iPod ormai in pensione, ai MacBook dai quali anno dopo anno è stato eliminato il superfluo, agli iPad e gli iPhone dall’1 al 10 ed oltre. Certo, in tutto questo c’è quel buon design che rende utile l’oggetto, secondo i principi di Dieter Rams, a cui Ive si è sempre, apertamente, ispirato.

Ma la vera rivoluzione non è avvenuta tanto nei loro angoli arrotondati, nella plastica per la prima volta colorata o nell’alluminio ricavato da un blocco unico privo di saldature. Non la ritroviamo nemmeno nell’estrema cura di tutto ciò che sta sotto la carrozzeria, anche se per anni Apple si è vantata di curare i computer all’interno quanto all’esterno, per lo meno rispetto ai primi pc. La rivoluzione reale è stata nella mente di queste macchine, poiché alla Apple hanno capito subito che la macchina, se non è blindata da migliaia di brevetti, tutto sommato è facile da replicare (non da ideare, certo, ma nel business non sempre vince chi arriva prima, e alla Apple lo hanno sempre saputo, loro che sono partiti secondi). È il sistema operativo, il loro cervello, che ha rivoluzionato lo status quo e diviso le opinioni, che ha determinato il potere di Cupertino e, di conseguenza, del capo designer, Jonathan Ive. È stato progettare ciò che non si vede il valore aggiunto.

E tutto è avvenuto all’interno di quella squadra, la Human Interface Team, dove l’accento viene messo prima di tutto sulla parola “umano”, poi sulla tecnologia. È all’interno di questo team, infatti, che sono nate le versioni di iOS, il sistema operativo Apple che ha avuto il potere di trasformare il metodo di lavoro di milioni di professionisti, non solo grafici, fotografi o creativi in genere, come vuole il luogo comune. Oggi, se entri in uno studio di commercialisti, è facile vederli lavorare su un Mac, perché anche i numeri hanno bisogno di una interfaccia umana. Così come un miliardo di persone nel mondo ha un iPhone e sicuramente a tutte le età si è in grado di usare un iPad. Anzi, di capire un iPad.

Il modello di iBook (2000) conservato al Museum of Modern Art di New York

Jonathan Ive e Steve Jobs hanno decretato la fine dei manuali di istruzioni di computer e telefoni. Fino ad arrivare, ancora una volta progettista di ciò che non si vede, a studiare nel dettaglio il modo in cui questi prodotti vengono estratti dalla loro confezione, perché è in quel momento che parte tutta l’esperienza. Insomma, nel giro di questi ultimi due decenni, i designer Apple guidati da Jonathan Ive ci hanno insegnato che “capire come funziona” doveva essere l’ultimo dei nostri problemi: le cose si accendono, si collegano e si usano. E i click diventano tap, perché la disintermediazione sta anche nei gesti.

Quindi, è questa la via più breve per diventare un’icona? È così che si fa? Prima, un oggetto doveva essere pensato, prodotto, diffuso, storicizzato e poi, forse, sarebbe diventato un’icona. I prodotti usciti dalla mente di Jonathan Ive sono diventati icona nel momento stesso in cui li abbiamo visti apparire nel grande schermo alle spalle di Steve Jobs, quando il mercato lo avevano solo intuito, e forse questo ha cambiato davvero tutto.

A dicembre, il più influente progettista contemporaneo di prodotti di massa, uscirà da Apple per intraprendere un percorso che non ha ancora voluto chiarire. D’altra parte, la capacità di tenere un segreto, al netto dei prototipi dimenticati nei bar della Silicon Valley e ritrovati dai giornalisti della stampa specializzata, è da sempre il vantaggio competitivo di questo genere di aziende. Non si conosce il nome del successore di Ive alla Apple. E, soprattutto, non si conosce molto sul futuro di LoveFrom. Lo studio sarà basato in California, continuerà a lavorare nei settori della tecnologia e della salute, due delle grandi priorità di Apple, ed avrà un team composto da creativi che provengono da diverse discipline al servizio del design. Il design contemporaneo sta nei processi, più che nei prodotti. Il resto lo conosceremo un attimo dopo averlo visto accadere. Come sempre per Jonathan Ive, l’unico designer in Apple ad aver avuto un proprio ufficio, chiuso, bonificato, insonorizzato ed al quale nemmeno i suoi figli hanno mai avuto accesso.

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