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20:58 martedì 15 settembre 2026
A quanto pare, il nuovo ayatollah Mojtaba Khamenei ha due grandi passioni: i film di Christopher Nolan e le startup tech Lo hanno detto il cognato e la suocera, parenti della moglie Zahra Haddad-Adel, uccisa nello stesso attacco in cui è morto il padre Ali, a diversi media vicini al regime.
Per la prima volta nella storia, e “grazie” agli Stati Uniti, ci sono armi anche nello spazio aperto Non esistono dettagli sul tipo di armi ma la US Space Force ha detto che «possono essere impiegate sia a scopo difensivo che offensivo».
Non contento di stare girando già una dozzina di film contemporaneamente, Luca Guadagnino ha pure disegnato una collezione di arredamento e abbigliamento di 140 pezzi per Zara 65 pezzi tra mobili e oggetti per la casa, a cui si affiancano 75 capi tra abbigliamento e accessori. Realizzati nei ritagli di tempo tra un set e un red carpet, si capisce.
La colonna sonora più incredibile dell’anno è quella di un documentario sulla scena rave ucraina in cui suonano Fred Again, Brian Eno, Aphex Twin, Sega Bodega e gli Idles Si intitola Black Sunflowers, ha debuttato al Toronto International Film Festival l'11 settembre e, anche e soprattutto grazie alla musica, è già uno dei documentari più chiaccherati dell'anno.
Secondo una ricerca pubblicata su Lancet, basterebbe una patrimoniale del 3 per cento sulla ricchezza dei miliardari per salvare la vita a 30 milioni di persone Un minuscolo contributo dei 3 mila miliardari che vivono nel nostro mondo, che collettivamente possiedono un patrimonio di 17 mila miliardi.
Bernie Sanders ha proposto una legge per punire chi sviluppa una “super AI” con la stessa pena di chi sviluppa un’arma nucleare illegale Proposta di legge (che difficilmente verrà approvata) a cui ha dato l'esplicativo titolo di Ban Artificial Superintelligence Act.
Sulle Dolomiti quest’anno ci sono davvero tutti, pure Timothée Chalamet Assieme a suo padre Marc, compagno di un'escursione che l'attore ha dettagliatamente raccontato in un post Instagram.
Il governo israeliano vuole revocare la cittadinanza ai registi di NAZA, Yuval Abraham e Rachel Szor, per alto tradimento Vincitori del Premio speciale della giuria a Venezia, i due si sono ritrovati accusati dal Ministro della Cultura Miki Zohar.

La mostra di Jon Rafman è il trip lucido di cui abbiamo bisogno

Ordet ospita il ritorno in Italia dell'artista che ha saputo raccontare la poesia e la tragedia della nostra vita virtuale.

13 Febbraio 2022

Non che prima del 2018 Jon Rafman fosse un artista sconosciuto, anzi, ma quando è stato invitato a realizzare il set della sfilata Primavera Estate 2019 di Balenciaga è diventato ancora più famoso. Per quell’occasione aveva creato insieme a Demna Gvasalia un’opera video immersiva e claustrofobica che aveva stordito il pubblico: alla fine della sfilata molti invitati erano rimasti imbambolati ai loro posti, altri avevano accusato vertigini e giramenti di testa. La sfilata si svolgeva in un tunnel interamente coperto di video, un’aggressione sia visiva che sonora. Sempre nel 2018 alla Palazzina dei Giardini di Modena si teneva la sua prima, bellissima, mostra personale in Italia (Il viaggiatore mentale, ne avevamo scritto qui) che riuniva le sue opere più importanti.

Poi sono arrivati i guai: nel 2020 sull’account Instagram Surviving the Artworld diverse donne lo accusarono di aver avuto comportamenti sessuali inappropriati. La sua galleria di Montreal lo silurò, le esposizioni in programma, tra cui un’importante mostra all’Hirshhorn Museum, vennero annullate. Lui rispose con un’email invitata a The Art Newspaper in cui specificava di non aver fatto niente di male. Alla fine, a quanto pare, aveva ragione: adesso nella bio del profilo Surviving the Artworld c’è l’hashtag #FREEJONRAFMAN. E a proposito di Instagram, per un’immersione ancora più completa nel culto di Jon Rafman c’è l’account di meme @jonrafmancellectuals e i suoi due account personali: @jonrafman e il nuovissimo, inquietantissimo @ronjafman, iniziato nel novembre 2021.

Adesso l’artista nato nel 1981 a Montreal è tornato in Italia, a Milano, con un mostra da Ordet, ₳Ɽ฿ł₮ɆⱤ Ø₣ ₩ØⱤⱠĐ₴ (fino al 26 marzo). Durante l’inaugurazione Rafman si aggira tra la folla con la sua faccia da bravo ragazzo. Le sale sono pienissime, la colonna sonora dei film disturbata dalle chiacchiere, ci diciamo tutti che torneremo a vedere la mostra da soli. Perché le opere di Rafman necessitano di un profondo raccoglimento, sono esperienze spirituali che permettono di sfiorare il vero volto del magma virtuale in cui siamo immersi. I suoi video saccheggiano le sottoculture digitali, immergendosi nelle profondità del deep web e riemergendo con una collezione di visioni che esplorano lo squallore e la libertà sfrenata di un mondo immaginario che continua a basarsi sul corpo pur in mancanza del corpo reale. E abbandonandosi alla violenza e all’orrore delle fantasie più recondite e i kink più osceni, sanno generare immagini e scenari di strana poesia.

Jon Rafman, Minor Daemon, 2021, courtesy of the artist

Jon Rafman, Minor Daemon, 2021, video still, courtesy the artist

Jon Rafman, Minor Daemon, 2021, courtesy of the artist

Jon Rafman, Facials 1, courtesy of the artist

“Egregore”, il trittico in mostra da Ordet, è composto da immagini trovate in rete e modificate che danno forma a un diorama delirante: violenza, sesso, grottesco, demenziale, gif che mescolano 4chan, Reddit, Tumblr, Rotten e i meme. La versione contemporanea del cadavere squisito dei surrealisti, il ritratto dell’inconscio collettivo e un ragionamento sul modo in cui funzionano le immagini oggi. Poi ci sono le scansioni 3D di “Facials”, volti umani appiattiti e modificati che si susseguono dando forma a una riflessione sull’identità che non porta da nessuna parte, rivelando così la sua tragica inutilità, e due film più lunghi.  “Punctured Sky” riprende molte caratteristiche delle opere di Rafman, tra cui la voce narrante che come una guida accompagna lo spettatore per tutto il video e l’indagine del misterioso rapporto tra memoria, immagine e realtà: il protagonista è Jon Rafman stesso, nel pieno di una crisi esistenziale causata dall’interruzione, dalla distorsione o dalla cancellazione dei ricordi che costituiscono la sua identità. “Minor Daemon” (2021) è un lungo trip (75 minuti) che sviluppa l’immaginario ormai inconfondibile dell’artista – quello della monumentale opera “Dream Journal”, il lunghissimo video realizzato tra il 2016 e il 2019 in cui esplorava il suo mondo onirico – generando nuovi sogni e incubi che entrano immediatamente a far parte dei nostri ricordi, come se li avessimo vissuti anche noi.

Jon Rafman, Punctured Sky, 2021, video still, courtesy the artist

Jon Rafman, Punctured Sky, 2021, video still, courtesy the artist

Jon Rafman, Punctured Sky, 2021, video still, courtesy the artist

Jon Rafman, Punctured Sky, 2021, video still, courtesy the artist

Jon Rafman, Punctured Sky, 2021, video still, courtesy the artist

Jon Rafman, Punctured Sky, 2021, video still, courtesy the artist

Jon Rafman, Punctured Sky, 2021, video still, courtesy the artist

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