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17:32 mercoledì 16 settembre 2026
Se sei l’erede di una grande dinastia della moda italiana e ti serve un direttore creativo, chiami Dario Vitale Dopo l'esperienza da Versace, Dario Vitale diventa il primo creativo esterno ad assumere la guida di Emporio e degli accessori Giorgio Armani, segnando la prima vera svolta della maison dopo la scomparsa del fondatore.
Nonostante gli scienziati dicano che non funzionerà mai, diverse persone stanno pagando 200 mila euro a un’azienda australiana per far congelare i loro cadaveri nella speranza di essere resuscitati in futuro L'azienda si chiama Southern Cryonics, si trova a Holbrook, nel New Souther Wales, e ai suoi clienti propone "a chance of life extension".
Per salvare i suoi cittadini dal brainrot, Singapore ha deciso di pagarli per leggere almeno 15 minuti al giorno Quindici minuti valgono venti monete virtuali, per arrivare a un dollaro di Singapore ne servono mille, cioè cinquanta giorni di lettura.
Dopo che Ed Sheeran ha cacciato Macklemore dal suo tour per aver urlato Free Palestine dal palco, tutti i musicisti che lavoravano al tour lo hanno abbandonato per protesta Finneas O'Connel, Lukas Graham, Aaron Rowe e i Beoga si sono ritirati dal Loop Tour subito dopo la cacciata di Macklemore, in aperta polemica con Sheeran.
A quanto pare, il nuovo ayatollah Mojtaba Khamenei ha due grandi passioni: i film di Christopher Nolan e le startup tech Lo hanno detto il cognato e la suocera, parenti della moglie Zahra Haddad-Adel, uccisa nello stesso attacco in cui è morto il padre Ali, a diversi media vicini al regime.
Per la prima volta nella storia, e “grazie” agli Stati Uniti, ci sono armi anche nello spazio aperto Non esistono dettagli sul tipo di armi ma la US Space Force ha detto che «possono essere impiegate sia a scopo difensivo che offensivo».
Non contento di stare girando già una dozzina di film contemporaneamente, Luca Guadagnino ha pure disegnato una collezione di arredamento e abbigliamento di 140 pezzi per Zara 65 pezzi tra mobili e oggetti per la casa, a cui si affiancano 75 capi tra abbigliamento e accessori. Realizzati nei ritagli di tempo tra un set e un red carpet, si capisce.
La colonna sonora più incredibile dell’anno è quella di un documentario sulla scena rave ucraina in cui suonano Fred Again, Brian Eno, Aphex Twin, Sega Bodega e gli Idles Si intitola Black Sunflowers, ha debuttato al Toronto International Film Festival l'11 settembre e, anche e soprattutto grazie alla musica, è già uno dei documentari più chiaccherati dell'anno.

In memoria di Rotten

Elogio funebre per il celebre sito di immagini ripugnanti. Sopravvissuto per 21 anni, è da poco sparito da internet.

05 Dicembre 2017

Nel libro La carta e il territorio di Houellebecq c’è un commissario di polizia che va in Sri Lanka a fare Asubhā, la meditazione sul cadavere. Così il narratore onnisciente racconta la sua esperienza: «Ogni mattina, mentre sua moglie andava in spiaggia, lui si recava a un carnaio dove si deponevano i morti recenti, senza precauzioni contro predatori e insetti. Così, concentrando al massimo le proprie facoltà mentali e cercando di seguire i precetti enunciati da Buddha nel sermone sul “samma sati”, aveva potuto osservare attentamente il cadavere livido, osservare attentamente il cadavere suppurante, osservare attentamente il cadavere smembrato, osservare attentamente il cadavere divorato dai vermi. A ogni stadio, doveva ripetersi quarantotto volte: “Questo è il mio destino, il destino dell’umanità intera, non posso sfuggirvi”».

Michel Houellebecq mi ha sempre dato l’idea di uno cresciuto a pane e Rotten.com, anche se magari non sa nemmeno cos’è. Per quei pochi che non ne hanno mai sentito parlare, Rotten era un sito-archivio di immagini ripugnanti che raccoglieva foto di corpi spappolati, incidenti, deformità, autopsie, omicidi, suicidi, perversioni sessuali. Per molti ragazzi nati negli anni Settanta e Ottanta, farsi un giro su Rotten era «un must assoluto e imprescindibile». Così lo descrive un tizio sul suo blog, nel 2012, ricordando con nostalgia le riunioni con gli amici in casa dell’unico possessore di internet. Invece di guardare siti porno, racconta, si abbuffavano di Rotten:«Era una passione per l’orrido immotivata e insanabile. Per aprire un’immagine ci volevano dai 30 secondi a un minuto e ogni volta partivano urla di disapprovazione e ribrezzo, ciononostante bisognava continuare a vedere queste immagini. Probabilmente il successo di un sito del genere si spiega con il fatto che rendeva pubbliche cose in realtà inutili ma fino al momento inaccessibili per i più. Una volta che tutti hanno visto cadaveri mutilati e cose del genere, e soprattutto che trovare materiale di quel tipo è diventato ancora più semplice, il successo e la notorietà del sito sono scesi, facendolo comunque rimanere nell’Olimpo di internet».

Rotten-screenshot

Cinque anni dopo, possiamo dire che Rotten è ormai volato nel paradiso (o caduto nell’inferno?) di internet: alla fine è morto anche lui. Da novembre, il sito creato nel 1996 dalla Soylent Communications e sopravvissuto per ben 21 anni mantenendo la stessa grafica (anche se da un po’ di tempo non veniva più aggiornato), è stato chiuso. Per quanto mi riguarda, non l’ho mai visto davvero: l’ho sempre intravisto sugli schermi dei miei amici e dei miei ex, urlando istericamente «chiudi!», quando incrociavo i cadaveri con la coda dell’occhio.

Ma tantissime persone non la pensavano come me: nei primi anni 2000 Rotten aveva molti visitatori, e tutte le persone tra i 30 e i 40 anni che ho interrogato in questi giorni sanno benissimo cos’è. Era l’unico posto dove si potevano trovare immagini sconcertanti, che oggi invece si trovano facilmente, sparpagliate nel web. In più instillava nella mente dell’osservatore una serie di domande. Di chi erano quei cadaveri? Erano veri? Chi aveva scattato quelle foto? Come venivano raccolte? A favore della veridicità delle immagini, Rotten testimoniava il suo coinvolgimento in numerose questioni legali, in particolare ingiunzioni a togliere dal sito foto di defunti su richiesta delle famiglie interessate, casi che venivano documentati sul sito stesso (inventati apposta per far credere che fossero vere?). Dal 2004 tutto ciò che veniva pubblicato aveva l’autorizzazione di familiari o interessati.

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Internet è una finestra aperta sulla violenza: sul web possiamo facilmente raggiungere immagini che altrimenti non avremmo mai modo di vedere, dai video dei narcos che tagliano teste con la motosega, a contenuti pornografici molto più vicini alla malattia e alla morte che al sesso, per il modo in cui sfidano i limiti del corpo umano. C’è chi cerca e desidera questi contenuti, probabilmente molte più persone di quanto ci aspettiamo. Personalmente ritengo invidiabile questa capacità dello sguardo di non avere barriere, di mantenersi aperto a tutto il visibile e l’esplorabile: avere il coraggio di penetrare in tutte le perversioni dell’essere umano, anche le più raccapriccianti. Essere in grado di sopportare l’empatia, il disgusto, la paura. O forse non provarli nemmeno? Sospenderli? O rincorrerli? Da dove scaturisce la fame di violenza, di vedere un corpo umano umiliato, maltrattato, violentato, rivoltato, spappolato, putrefatto?

Come provava uno studio condotto da due ricercatrici dell”Università della Florida e dell’Indiana qualche anno fa, è un meccanismo normale: più le immagini sono raccapriccianti più chi le guarda ne rimane coinvolto. Pur essendo pienamente consapevoli di essere disgustati, i partecipanti dell’esperimento dimostrano di prestare maggiore attenzione quando il contenuto è più disgustoso, soprattutto in risposta a video in cui compare il sangue. In definitiva, immagini raccapriccianti coinvolgono di più e generano una risposta psico-fisica immediata. Rotten era qualcosa che aveva il potere di catturare gli occhi fornendo immagini in grado di assorbire tutta l’attenzione. Ma non era solo un sito che tutti conoscevano e su cui capitare di tanto in tanto. Per le menti più raffinate (e/o più malate), era una sorta di meditazione sul cadavere a portata di mano, da praticare in camera o al tavolo della cucina.

Ho fatto un esercizio: cercando su Google Immagini “rotten” è ancora possibile trovare qualche foto proveniente dal vecchio sito. Per la prima volta ho cercato di guardarle sul serio. Mi è venuto in mente di provare a osservarle come se fossero sculture. Ho cliccato, le ho ingrandite bene sullo schermo, e ho cercato di lasciare andare lo sguardo sulle superfici e sui colori. Niente da fare, non riesco a fissarle per più di qualche secondo. L’unico modo che ho per riuscire a sopportarle un po’ più a lungo, ho scoperto, è quando compaiono improvvisamente, a sorpresa, o quando so che sono finte. Qualche anno fa un mio amico artista mi ha fatto conoscere Space Ghetto, una specie di Rotten in versione molto soft. Anche le fotografie di Space Ghetto (che esiste ancora, fortunatamente: è meraviglioso) possono essere repellenti, ma sono mescolate tra i nudi e le immagini porno (la maggior parte), ma anche disegni, gif, paesaggi, animali, tatuaggi, foto d’archivio, opere d’arte, ecc. Insomma, una specie di versione brutta, sporca e totalmente random (sono gli utenti a inviare le foto) di Toilet Paper, in cui si trova qualche residuo dell’immaginario gore che costituiva gran parte dell’archivio di Rotten.

Il web può essere un universo da esplorare, pieno di stranezze, orrori, oscenità, meraviglie, segreti. Eppure, ultimamente, mi sono accorta di essermi abituata a un tipo di navigazione iper-familiare: Gmail, Netflix, i magazine online che leggo ogni giorno, i siti su cui compro cose, la stretta cerchia di amici e conoscenti che si commentano tra di loro su Facebook, sempre la stessa gente che su Instagram si fotografa da sola. Un tempo per me internet era una freccia che partiva dal mio pc e si perdeva nelle profondità dello scibile umano. Oggi è una freccia che punta verso di me mentre io punto verso di lei: una specie di specchio. Guardo quanti like prendono i contenuti che io stessa ho postato, mi rileggo, riguardo le mie stesse foto. Per questo non voglio dimenticare Rotten: mi ricorda che internet può anche essere un cratere in cui lanciarsi senza reti di protezione, bucando il teatrino edulcorato e politically correct che va in scena sulle home dei social network. Insomma: non ho mai avuto il coraggio di guardarlo, questo Rotten, eppure lo rimpiango anch’io.

Immagine in evidenza: Federico Tosi, Rotten bullshit 2, 2015/16
(courtesy Galleria Arrivada, Milano)
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