Un coro abbastanza esplicito, anche: si parla dell'anno nuovo, di sangue e di cosa si meriterebbe il capo della Repubblica islamica.
Per impedire ai manifestanti di organizzare altre proteste, il regime iraniano ha spento completamente internet in tutto il Paese
Tra giovedì 8 e venerdì 9 gennaio, il traffico internet in Iran si è azzerato. Letteralmente. Il regime spera così di rendere più difficile l'organizzazione di nuove proteste.
«Ovviamente, ci sono giunte notizie che riferiscono che il regime è molto preoccupato e sta provando, ancora una volta, a spegnere internet. Sappiate che le nostre comunicazioni non si fermeranno. Continueranno, attraverso le centinaia di migliaia di dispositivi Starlink presenti nel Paese o attraverso le reti televisive Iran International e Manoto. Ma se il regime commette un errore così grave come spegnere internet, sarà un’altra prova della necessità di essere presenti e di scendere in piazza. In questo modo pianterete l’ultimo chiodo nella bara del regime. Vincerete. Lunga vita all’Iran».
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Con questo messaggio, pubblicato su Instagram e visualizzato milioni di volte in nemmeno 24 ore, Mohammad Reza Pahlavi ha anticipato quello che poi è effettivamente successo: in Iran internet è stata spenta tra giovedì 8 e venerdì 9 gennaio, come dimostrano diversi grafici pubblicati in queste ore, tra gli altri, anche da Cloudflare Radar, servizio che traccia i più importanti movimenti di traffico in tutta internet. Come si vede chiaramente da questi grafici, al momento l’attività su internet in Iran è azzerata. Non in senso figurato, qui la parola azzerata non sta per “fortemente diminuita”: sta per letteralmente azzerata. Su internet in Iran in questo momento non c’è nessuno, non perché siano tutti impegnati con altro ma perché il regime sta intenzionalmente impedendo l’accesso alla rete, nella speranza che la difficoltà nelle comunicazioni si traduca in difficoltà nell’organizzazione delle proteste. Al momento, dalle informazioni – non tantissime e non tutte verificabili – questo stratagemma non sta funzionando. Le proteste non solo stanno continuando ma si fanno sempre più partecipate, le persone sembrano sempre più esasperate. In queste ore, in un video che Reuters ha confermato essere vero, si vedono dei manifestanti, in una città del nord del Paese, che tirano giù dal pennone la bandiera della Repubblica islamica, procedendo poi a strapparla a metà.
#Internet traffc in #Iran has dropped to effectively zero as of 18:45 UTC (22:15 PM local time), signaling a complete shutdown in the country, and disconnection from the global Internet.https://t.co/V77cj6rrQW pic.twitter.com/yZjOBqsGJm
— Cloudflare Radar (@CloudflareRadar) January 8, 2026
All’intensificarsi delle proteste sta seguendo un intensificarsi della repressione. Come si legge su Bbc, l’organizzazione con base in Norvegia Iran Human Rights riferisce di almeno 45 persone uccise dalla polizia durante le manifestazioni, tra cui otto bambini. Bbc Persia è invece riuscita a confermare l’identità di 22 persone uccise. Il governo iraniano, invece, ha confermato soltanto la morte di 6 membri delle forze dell’ordine.
Le cosiddette app di compagnia sono un settore in fortissima crescita: milioni di persone usano già l'AI come confidente e partner, con conseguenze sulla nostra idea di intimità e amore impossibili da prevedere.
Moderne telenovela inventate in Cina, durano meno di due minuti a episodio e sono girate in verticale per guardarle sul telefono. Sono anche bruttissime, amate da milioni di persone in tutto il mondo e valgono già diversi miliardi.