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22:27 martedì 24 marzo 2026
Al primo concerto dei BTS dopo 4 anni di pausa si sono presentate “solo” 40 mila persone perché il concerto si poteva guardare anche su Netflix Per il grande ritorno della band era atteso un pubblico di almeno 260 mila persone. Evidentemente, anche il BTS Army, tra divano e stadio, sceglie il divano.
Il nuovo spot di Chanel è praticamente un film: è diretto da Michel Gondry, interpretato da Margot Robbie e “remake” di un famosissimo video di Kylie Minogue Il video in questione è quello di "Come Into My World", che nel 2001 fu diretto proprio da Gondry.
Un anno fa Grimes aveva detto che si sarebbe iscritta a LinkedIn e ora l’ha fatto davvero usando il suo vero nome, Claire Boucher Nello stesso posto pubblicato su X un anno fa aveva detto che avrebbe pubblicato tutta la sua nuova musica su LinkedIn.
Zuckerberg sta addestrando una AI a fare il Ceo di Meta perché secondo lui tutti i dipendenti Meta dovrebbe avere un assistente AI che sappia fare il lavoro al posto loro In molti hanno sottolineato una differenza sostanziale tra Zuckerberg e i dipendenti di Meta, però: lui non può essere licenziato e rimpiazzato dall'AI.
Il nuovo film di Sean Baker è già uscito e si può vedere gratuitamente online Si intitola Sandiwara, è un cortometraggio ambientato a Penang, in Malesia, le protagoniste sono la premio Oscar Michelle Yeoh e la cucina malese.
Il nuovo progetto di Hayao Miyazaki sono dei diorami che riproducono alla perfezione scene di film dello Studio Ghibli Il regista sta lavorando a 31 "scatole magiche", basate su altrettante sue illustrazioni, che verranno esposte a luglio al Ghibli Park, in Giappone.
A causa dei depositi di petrolio colpiti dalle bombe, a Teheran c’è anche un gravissimo problema di inquinamento dell’aria Molti cittadini di Teheran hanno raccontato di star soffrendo da giorni di mal di testa, irritazione a occhi e pelle e difficoltà respiratorie.
Tajani al seggio che vota Sì è diventato l’involontario e perfetto meme che celebra la vittoria del No La foto del Ministro degli Esteri che esercita il diritto di voto è diventata, suo malgrado, il simbolo di tutto ciò che è andato storto nella campagna per il Sì, tra citazioni sbagliate e foto imbarazzate.

Intervista a Patrizia Moroso

Il Friuli, i fumetti, e 60 anni di design senza riccioli: una donna e una mostra raccontano.

26 Giugno 2012

Qualcosa fa di lei la Karl Lagerfeld del design. Non per la ritualità nel portare ampie tuniche nere o per il caschetto con frangetta che muove rapidamente (e che assomiglia invece a  quello della cantante dei Gossip). No, è la Lagerfeld del design perché capta con un entusiasmo incredibile il rischio, quel rischio che ha solo chi è davvero un debuttante, e come tale, rischia tutto. E sceglie di credere nel Signor Nessuno  per rivoluzionare un’intera maison. Patrizia Moroso, all’ordine art-director della propria azienda di famiglia, Moroso, sa esattamente a cosa non va incontro quando capta il nuovo designer su cui puntare: non andrà in contro alla continuità, e questo le piace molto.

«Quando sono stata richiamata all’ordine dai miei» inizia subito rapida, mentre ti fissa e passeggia ancora meravigliata tra le installazioni dell’ultima mostra inaugurata pochi giorni fa all’Hangar Bicocca per i 60 di storia di Moroso, l’art director della maison parte subito dal momento meno brillante (eppure più clou) dell’azienda di famiglia «sì, quando i miei mi hanno chiamato, in quel modo che a tutti prima o poi succede, sapevo. La Moroso non era al massimo della forma, produceva mobili moderni, nulla con riccioli o che, c’era Antonio Citterio che ne seguiva la direzione artistica, era un prodotto carino, ineccepibile. Non ci siamo trovati a dover passare dal Medioevo alla contemporaneità. Eravamo già nei tempi moderni» .

In questa installazione nello scuro Hangar Bicocca la storia di Moroso si scioglie tra ziggurat di sedute che sembrano farfalle appoggiate (di Patricia Urquiola) e una linea fluida che rende il tempo e i designer che l’hanno creato un’unica cosa (Martino Gamper) «la riconoscenza? Certo che l’avverto: il gruppo di persone che ha reso possibile tutto questo, in buona parte ha incominciato con me, ma ci siamo trovati. Vede? Questa è una delle parti di Patricia (Urquiola) ma lei è anche altrove -e si guarda intorno ancora entusiasta- con lei quasi 20 anni fa è stato così: è un talento ora, lo era allora. Ed era strano perché io ero la mosca bianca di questo ambiente di design che molti anni fa era parecchio maschilista, poi è arrivata Patricia Urquiola, non ci conoscevamo, ci siamo capite ed è stata complicità assoluta. Un’altra rarità? Forse, ma anche se tra donne può correre tutt’altro io e lei ci siamo sempre capite al volo. Anche ora».

Richiamata all’ordine, si diceva, in quella che è una buona famiglia friulana dove l’azienda non è un’ambizione ma una natura, per questo richiamare a casa Patrizia non è stato un trauma, ma un ovvio ordine di cose «Ci si mette la vita nel proprio lavoro. E questo, mi creda, ti ripaga di tutto quello che hai dato». Parla in fretta, ma ti fissa costantemente come a cercare la conferma che quello che ha detto crei in te lo stesso entusiasmo che anima lei la crisi aiuta il cambiamento. «É così. Quando mi hanno fatto presente di tornare a casa io stavo a Bologna, erano anni stupendi per quella città, sì era la città di Pazienza, ma anche di molti altri, io non disegnavo ma ero nel pieno movimento dei fumettari. Mi ricordo che sono tornata a Udine con un caro amico, che oggi  è un architetto internazionale: aveva 22 anni, ci siamo messi al tavolo con i miei genitori e ho pensato, grazie al cielo non abbiamo angosce o necessità imminenti e io due o tre ideuzze che mi frullano in testa le ho. Lui era Massimo Iosa Ghini, allora incredibile illustratore della scena bolognese».

Mentre Martino Gamper si muove sinuoso quanto le sue creazioni tra divani e chaise lingue patchwork l’impero Moroso prende forma: sessantanni di storia che si susseguono grazie all’allestimento di Marco Viola, fidatissimo amico di Patrizia Moroso che solo durante l’inaugurazione ha preso visione di tutto «Non c’ero, ero in Friuli, fa un certo effetto vedere questo allestimento (poco prima l’abbiamo sorpresa vagare in solitaria con un morbido sorriso stampato in volto) – sì la mia famiglia è stata coraggiosa. Ci ha lasciato provare. Perché la seconda generazione se ne va e tu che fai? I miei preferivano vedermi lì che non vedermi del tutto». Patricia Urquiola, Ron Arad e Martino Gamper a parte, sì, la crisi Patrizia Moroso l’ha guardata da un altro settore.

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