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19:58 mercoledì 4 febbraio 2026
Darren Aronofsky si è guadagnato l’appellativo di “traditore del cinema” perché ha fatto una serie usando solo l’AI Sia i critici che i colleghi stanno commentando molto negativamente (per usare un eufemismo) sia la scelta di Aronosfsky che il pessimo risultato ottenuto.
Un grave scandalo sessuale avvenuto sul set di Good Time potrebbe costare l’Oscar a Josh Safdie e a Marty Supreme E sarebbe anche la ragione, questo scandalo, della brusca separazione di Josh dal fratello Benny.
In Giappone ha aperto un bar solo per persone che vogliono licenziarsi Secondo la regola d'oro del locale, la persona che entra annunciando di aver finalmente deciso di licenziarsi beve gratis.
La figlia di David Lynch ha annunciato che l’ultima e inedita sceneggiatura scritta dal padre diventerà un libro Unrecorded Night è la serie tv che Lynch non è mai riuscito a farsi produrre. Dovremo accontentarci di leggerla.
Mamdani ha messo un ex detenuto e attivista per i diritti dei carcerati a capo del sistema penitenziario di New York Stanley Richards è chiamato a gestire il Department of Correction in un momento di grande difficoltà, dovuto soprattutto all'aumento delle morti in carcere.
L’affresco dell’angelo con il volto di Giorgia Meloni è già diventato un’attrazione turistica Dopo il restauro, ci sono sempre più turisti che accorrono alla Basilica di San Lorenzo per valutare di persona la somiglianza tra l'angelo e Meloni.
Mehdi Mahmoudian, lo sceneggiatore candidato all’Oscar per Un semplice incidente, è stato arrestato in Iran per aver firmato una lettera contro l’Ayatollah Assieme a lui sono stati arrestati altri due firmatari: al momento non si hanno notizie di nessuno dei tre.
È uscita la prima campagna di Dario Vitale per Versace, che è anche l’ultima A firmare le immagini sono Steven Meisel, la fotografa messicana Tania Franco Klein e l'artista Frank Lebon. L'ispirazione, abbastanza evidente, è Richard Avedon.

Nell’internet del futuro forse non dovremo neanche più cliccare perché farà tutto l’AI

Le aziende tech specializzate in AI stanno lanciando nuovi browser che cambieranno il modo di navigare: al posto di cliccare, chatteremo.

10 Luglio 2025

Internet come la conosciamo oggi è stata in gran parte plasmata del monopolio che Google è riuscita a imporre con il suo motore di ricerca prima e web browser Chrome poi. Quello che in molti considerano “naturale” fare – cercare informazioni, cliccare sui risultati dati dal motore di ricerca, confrontare dati aprendo più tab – è un’esperienza plasmata sia dalle necessità degli utenti sia da quelle degli inserzionisti, che si incontrano nel clic del mouse. Cliccare fa parte dell’architettura di internet, il clic è la metrica attraverso cui il mondo della pubblicità finanzia e sostiene gran parte di quello che oggi si trova online. 

Questo sistema sta per essere messo alla prova, per non dire in crisi, da un’esperienza radicalmente differente, disegnata sulle capacità dell’AI. Negli scorsi giorni infatti è stato lanciato Comet, il browser realizzato da Perplexity, che si basa sull’omonima AI, in attesa del concorrente che ChatGPT si prepara a rendere pubblico nei prossimi mesi. Sulla base dei primi test, Gizmodo ha sintetizzato un ritratto dell’internet del futuro, qualora i browser basati sull’intelligenza artificiale riuscissero a intaccare il decennale dominio di Google.

È difficile spiegare cosa cambierà in concreto, perché la navigazione è rivista dalle fondamenta. L’idea è però quella di conversare con l’AI e lasciare che sia lei a compiere tutti i passaggi intermedi (ricerca, comparazione dei risultati, approfondimenti ulteriori) consegnandoci il risultato finale senza bisogno di cliccare. Se per esempio volessimo comprare un guanto da forno, attraverso questo tipo di browser dovremmo solo chiederlo e l’AI procederebbe a trovare il sito dove è più conveniente farlo considerando le nostre esigenze, procedendo all’acquisto e immettendo per noi i dati bancari e l’indirizzo per finalizzare l’ordine. Questo, ovviamente, nella teoria. Un altro presupposto di questo tipo di esperienza, a parte lo strapotere della tastiera sul mouse, è la capacità del browser di imparare l’esigenze di chi l’utilizza, personalizzando gli output e l’esperienza generale. 

A rischiare molto non è solo Google, che se non saprà rispondere adeguatamente potrebbe perdere il suo dominio sulla Rete. Questo approccio fa infatti saltare completamente la metrica dei clic e quindi, il modello economico basato sulla pubblicità su cui si fonda l’Internet di oggi, con il rischio remoto ma non inesistente che smetteremo di cliccare perché non ci sia più niente di nuovo su cui farlo. 

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