Il sergente maggiore Gannon Ken Van Dyke ha piazzato ben 13 scommesse sulla cattura di Maduro. Ovviamente le ha vinte tutte.
Dimmi cosa ascolti e ti dirò chi sei
Intervista a Federica Tremolada, General Manager Europe di Spotify, per la serie video di The State of The Art, la Review Bimestrale di Banca Generali Private.
Un articolo recentemente pubblicato dal New York Times Magazine dimostra come alcune delle capacità più sorprendenti dell’intelligenza artificiale risiedano nella sua percezione degli esseri umani, attraverso l’analisi dei nostri occhi, del nostro corpo, del nostro cervello nei dettagli. Che l’AI sappia ascoltarci lo sappiamo per certo e ce lo conferma Spotify, la prima piattaforma al mondo di streaming musicale. «Prendiamo ad esempio Daylist – ci ha raccontato Federica Tremolada, diploma di conservatorio alle spalle, oggi General Manager Europe di Spotify, nel corso dell’intervista per “The State of The Art”, la Review Bimestrale di Banca Generali Private – «Si tratta di una playlist che abbiamo lanciato per stare vicino alla Generazione Z e che cambia durante la giornata in base ai propri mood. Questo avviene grazie all’AI che ci permette di anticipare quelle che sono le canzoni più apprezzate in quella fascia particolare della giornata». Del resto «ciascuno dei 678 milioni di utenti che ascolta Spotify ha una versione diversa di Spotify creata sulla base dei gusti e delle abitudini».
Ed è questa la prima ragione per cui rimaniamo connessi alla piattaforma, gratuitamente o con abbonamento, secondo il modello che l’azienda definisce “freemium” Alla vigilia dei suoi primi 20 anni, Spotify è la prima azienda di audio streaming al mondo ed è oggi presente in oltre 180 Paesi. Un record che ci fa onore, essendo anche una grande azienda tech europea». Come ha recentemente dichiarato il fondatore svedese Daniel Ek alla stampa globale, 1 miliardo di abbonati è il grande obiettivo per il futuro. E ci ha tenuto a ricordare come Spotify sia nata per combattere la pirateria che 20 anni fa aveva messo in ginocchio il mercato musicale e gli artisti di tutto il mondo. La missione resta quella di «sbloccare il potenziale e la creatività umana e condividere l’arte con milioni di persone in tutto il mondo», come ci ha ricordato Federica in questa intervista. E ci stanno riuscendo molto bene anche nel nostro Paese. Basti pensare che nel 2024, per la prima volta in assoluto, l’italiano è entrato a far parte delle lingue da oltre 100 milioni di dollari, con i ricavi globali generati dalla musica eseguita in italiano che sono aumentati del 23 per cento rispetto al 2023. Inoltre circa il 50 per cento di tutte le royalty generate su Spotify nel 2024 proviene da ascoltatori al di fuori dell’Italia.
In questa crescita dell’export, le playlist giocano un ruolo fondamentale, veicolando la musica all’estero e fungendo da meccanismo di scoperta. Sono sempre di più le playlist generate dagli utenti che contengono musica italiana e questo è tanto più vero per gli Stati Uniti, che risultano essere il Paese al mondo con il maggior numero di playlist generate da utenti contenenti artisti italiani: oltre 130 milioni, più dell’Italia stessa. Non solo musica, Spotify è leader anche per distribuzione e consumo di contenuti podcast e si è lanciata più di recente anche nel settore degli audiolibri. Tornando al ruolo dell’AI, il discorso è ormai polarizzato tra chi ne vede il grande potenziale e chi invece intravede solo minacce al processo creativo, all’arte, alla relazione stessa tra gli artisti e la loro audience. Federica ci ha tenuto a sottolineare come Spotify riconosca per prima che quello che ci distingue dall’intelligenza artificiale è la capacità di emozionarci, e la musica e l’arte non saranno mai sostituibili in questo. Per questo se da un lato crede che come ascoltiamo e consumiamo la musica oggi sia fortemente collegato agli algoritmi e alla matematica, dall’altro la curatela umana delle playlist fatta da editor ed esperti musicali è fondamentale più che mai.
La regia del video è di Alessandro Carlozzo, il direttore della fotografia è Gabriele Dal Colle.
Enrico Milano, 22 mila follower su Instagram guadagnati prendendo in giro Giani, è la prova che i meme ormai sono un mestiere vero e proprio. O, quantomeno, aiutano a trovarne uno.
Il sito contiene migliaia di video e foto di violenze, oltre a consigli e tutorial su come eseguirle e nasconderle. Ma, a quanto pare, le autorità non possono chiuderlo a causa di un cavillo.
Dopo il 2016, Instagram era diventato il rifugio di chi fuggiva da un Facebook ormai invivibile. Dieci anni dopo, chi c'era allora vede muoversi gli stessi maligni meccanismi che hanno rovinato tutte le piattaforme social.
È una pratica antica ma che finora era rimasta confinata negli antri più oscuri di internet. In questi mesi, però, abbiamo assistito al suo definitivo sdoganamento: ora è una forma di comunicazione politica accettata e apprezzata. Grazie, ovviamente, a Donald Trump.
Il sorrisetto soddisfatto della sindaca di Genova a molti ha ricordato un meme famosissimo: quello della Disaster Girl, di cui Salis è involontariamente diventata la versione "adulta".