Con il petrolio che ha superato i 100 dollari al barile e lo Stretto di Hormuz chiuso, l'Europa inizia a guardare con una certa inquietudine alle sue riserve energetiche.
I creator assoldati per fare propaganda a favore di Israele stanno facendo causa a Israele perché non sono stati pagati
Diversi enti governativi israeliani avrebbero debiti per milioni con studi di produzione e creator assunti per influenzare l'opinione pubblica.
Un gruppo di professionisti formato da influencer, studi di produzione e attivisti pro-Israele ha avviato un’azione legale contro i diversi enti governativi che implementano la Hasbara, la strategia di comunicazione dello Stato israeliano. Si tratta della macchina propagandistica del governo Netanyahu, che ha espanso e intensificato le sue attività soprattutto all’estero dopo la strage del 7 ottobre 2023 e l’inizio dell’invasione della Striscia di Gaza.
Una parte significativa dei lavori svolti da questi creator e produttori non è stata pagata o è stata pagata solo in parte, spingendo diversi di loro a fare causa al governo israeliano. A rendere nota la vicenda è stato il quotidiano israeliano Calcalist, che ha dedicato un’inchiesta alla causa legale in corso. Dai documenti emerge un apparato strutturato di attività per influenzare l’opinione pubblica internazionale a favore di Israele. La causa riguarda infatti attività di comunicazione digitale, campagne sui social media e produzione di contenuti destinati a contrastare le critiche verso Israele. Gli attivisti affermano di aver contribuito a queste iniziative come parte di una rete coordinata di sostenitori all’estero, che avrebbe dovuto ricevere compensi economici o rimborsi per il lavoro svolto.
Secondo Middle East Eye, la Hasbara ha attinto ai fondi per l’istruzione degli studenti israeliani per intensificare i propri sforzi allo scoppio del conflitto, ha lasciato però inevase fatture per milioni di dollari. Conti in sospesi da cui emerge che all’indomani dell’attacco di Hamas è stato affittato uno studio televisivo per produrre contenuti video. Sono stati inoltre contattati influencer e opinionisti per diffondere messaggi pro-Israele, spesso utilizzando compagnie di produzione private come canale di pagamento, aggirando le procedure ufficiali previste nel caso in cui si voglia lavorare con o per lo Stato d’Israele. Tra le spese non pagate ci sono anche quelle per organizzare voli per attivisti verso L’Aia per tenere contro sit-in di protesta di fronte alle sedi delle istituzioni europee, in concomitanza con le manifestazioni pro Palestina organizzate da associazioni e attivisti.
Tra coloro che rivendicano crediti figurano anche figure di spicco della propaganda filoisraeliana. Il podcaster e opinionista politico, Eylon Levy, ex portavoce ufficiale del governo, ha confermato pubblicamente di essere ancora in attesa di pagamenti, ma ha scelto di non intentare causa, mentre Nadav Yehud, uno studente reclutato subito dopo il 7 ottobre 2023, ha recentemente vinto una causa in tribunale contro l’ufficio del Primo Ministro per ottenere il pagamento di due mesi di lavoro non retribuiti.
Da quando è iniziato l'attacco di Usa e Israele all'Iran, non c'è stata una dichiarazione, un'intervista, un comunicato che abbia chiarito quale sia l'obiettivo, come raggiungerlo e quando. Più che arte della guerra, sembra si stia praticando quella dell'improvvisazione.