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15:59 sabato 7 novembre 2026
In un modo molto herzoghiano, Werner Herzog ha rivelato che il suo prossimo film è un documentario su Karl Bushby, l’uomo che ha impiegato 28 anni per fare il giro del mondo a piedi Il regista lo ha detto a Hull, nel giorno del ritorno a casa di Karl Bushby dopo 50mila chilometri a piedi: «Questa è la fine del mio nuovo film», ha detto, che si intitolerà Walk of Life.
Un romanzo di 700 pagine scritto nell’Ottocento sta facendo litigare furiosamente i polacchi progressisti coi polacchi tradizionalisti Una miniserie Netflix e un film campione d’incassi hanno riportato al centro del dibattito La bambola di Bolesław Prus, il classico che generazioni di polacchi hanno letto a scuola
Dopo aver scelto il tema più controverso di tutti (John Galliano), il Met Gala ha provato a rimediare scegliendo quello più noioso di tutti Il tema del prossimo Met Gala sarà “extraORDINARY: Fashion and the Poetics of the Everyday”, una mostra sugli abiti di tutti i giorni che prende il posto di quella su Galliano.
Le nuove assunte del Comune di Tokyo sono due capre a cui è stato affidato il campito di “curare” il prato attorno alla stazione Cioè, di brucare il prato attorno alla stazione di Yotsuya. Lavoro in cui Nagi e Pokke si sono fin qui dimostrate impeccabili.
Dopo che Trump l’ha definita «un cesso di Paese», la Norvegia ha risposto pubblicando una lista dei suoi bagni pubblici più belli L'Agenzia nazionale del Turismo norvegese ha pubblicato un articolo intitolato «Questi sono i cessi migliori del mondo?». E, in effetti, nel Paese ci sono davvero dei bellissimi bagni pubblici.
Rob Sand faceva il modello per Prada, ora è il primo democratico dopo vent’anni a diventare governatore dell’Iowa A lui, però, non piace che si parli del suo passato sulle passerelle di Milano e Parigi. Anche perché i suoi avversari lo hanno usato e lo usano contro di lui.
Un regista sta girando un film sulla gentrificazione a Milano che inizia così: un regista frustrato deve girare uno spot per il Comune di Milano sulla riqualificazione di un quartiere Si intitola La piccola illusione, l'ha diretto Fabrizio Recchi è un cortometraggio indipendente e si finanzia con un crowdfunding in cui le ricompense si chiamano "Subaffitto in nero" e "Attico vista cantiere".
Forse stavolta non dovremo aspettare dieci anni per vedere il nuovo film di Jonathan Glazer Il regista lo ha rivelato quasi per caso al New York Film Festival: dettagli non ne ha dati, però ha detto che è già a buon punto con la scrittura.

Ode alla scienza simpatica

Piccola guida al premio Ignobel (si è appena tenuta l'edizione 2014), un riconoscimento che rende onore alle "ricerche che fanno ridere, e poi pensare". Quando il metodo scientifico non vi vuole annoiare.

06 Ottobre 2014

I Darwin Awards sono un premio inventato da Wendy Northcutt nel 1993 per celebrare «gli individui che proteggono il nostro bagaglio genetico facendo il sacrificio di togliersi la vita». Da allora l’inconsueto premio è stato consegnato a personaggi che sono morti facendo errori marchiani, tuttavia la cerimonia non è necessariamente postuma: la commissione ha premiato anche persone ancora in vita, che a causa delle loro azioni sono rimaste vive ma incapaci di riprodursi. La missione del Darwin Award è quella di onorare l’anello debole deridendone la fine: un’iniziativa umoristica che non smette di sembrarmi un po’ volgare, specie se si tiene conto della grafica del sito, probabilmente affidata a uno dei premiati.

A causa dell’impatto culturale di questo anti-premio non ufficiale, un’iniziativa come gli IgNobel, il riconoscimento per le ricerche più insolite dell’anno, viene spesso considerata come la versione scientifica degli Darwin Awards, un trofeo che mira a offendere, non a celebrare. Eppure dietro agli “Ig” c’è un’autorevole associazione scientifica, Improbable Research, editrice di un’ottima rivista accademica, Annals of Improbable Research, e ogni anno gli Ig vengono consegnati a eminenti scienziati da tutto il mondo, che non provano vergogna nel ritirare il premio di persona – anzi si recano ad Harvard a spese loro – poiché sanno che ogni Ig celebra il metodo scientifico. La cerimonia del 2014 si è svolta lo scorso 18 settembre, ed è giunta l’ora di nominarne i vincitori e di difendere il lato “inutile” della Scienza.

Ecco quindi alcuni degli scienziati premiati alla 24esima edizione degli Ig:

•  per la fisica, i giapponesi Kiyoshi Mabuchi, Kensei Tanaka, Daichi Uchijima e Rina Saka per “Frictional Coefficient under Banana Skin“, l’atteso studio sulle bucce di banana e la loro presunta scivolosità. I risultati hanno confermato che le bucce di banana non sono poi un’insidia per l’ignaro passeggiatore, confermando la natura “mitica” del cliché televisivo: nei primi film comici, infatti, gli attori avrebbero dovuto scivolare su della cacca ma la materia fecale venne ritenuta troppo osé per Stanlio ed Ollio;

• per le neuroscienze, il team cinese-canadese composto da Jiangang Liu, Jun Li, Lu Feng, Ling Li, Jie Tian e Kang Lee, autori dell’intenso studio “Seeing Jesus in Toast: Neural and Behavioral Correlates of Face Pareidolia“, in cui hanno cercato di capire cosa succede nelle menti delle persone che vedono il volto di Gesù Cristo sui toast bruciacchiati;

• per la salute pubblica, ecco il team internazionale composto da Jaroslav Flegr, Jan Havlíček, Jitka Hanušova-Lindova, David Hanauer, Naren Ramakrishnan e Lisa Seyfried, autori di una serie di studi sui rischi di avere un gatto come animale da compagnia;

• non mancano gli italiani nella categoria artistica: Marina de Tommaso, Michele Sardaro e Paolo Livrea si sono aggiudicati l’ambito riconoscimento con “Aesthetic value of paintings affects pain thresholds“, uno studio sulla «relativa sofferenza» che si prova davanti ad opere d’arte di bassa qualità;

• il Belpaese trionfa anche nella categoria economica, grazie a uno studio Istat che ha tentato di calcolare «la dimensione ufficiale delle economie nazionali includendo i profitti della prostituzione, la vendita di droghe, i sequestri e tutte le altre transazioni finanziarie illegali».

(Qui trovate la lista completa dei vincitori.)

«Ognuno di loro», scrive l’associazione, «ha fatto qualcosa che ci ha fatto prima ridere e poi pensare»: è questa l’anima degli IgNobel, la consacrazione della ricerca e delle soluzioni impreviste. È insita nella scienza una curiosità infantile che con solide basi nell’ingenuità punta a cambiare il mondo, conoscendolo. Ogni scoperta deriva dopotutto da una domanda, un prurito, spesso una necessità; e nelle scienze umane questi vettori finiscono inevitabilmente per scontrarsi con il mistero della nostra mente, l’enigma per eccellenza che contribuisce a trovare soluzioni improbabili. È seguendo questa traccia che si incontrano i casi più incredibili e allo stesso tempo rivelatori: prendiamo “Seizures induced by thinking“, studio dell’University of Essex sul caso di un giovane studente che soffriva di crisi epilettiche quando cercava di risolvere operazioni matematiche come moltiplicazioni e divisioni. O quello di Jarl Flensmark dell’Università di Malmo sulla relazione tra scarpe con tacco e schizofrenia: queste calzature, secondo lo studio, «entrarono in uso più di mille anni fa e portarono ai primi casi di schizofrenia. L’industrializzazione e meccanizzazione della loro produzione cominciò nel Massachusetts e si diffuse dall’Inghilterra alla Germania, fino all’Europa dell’Est. Un notevole aumento di casi di schizofrenia seguì lo stesso percorso».

Che cosa rappresenta quindi un IgNobel se non l’abbraccio tra la scienza e l’intrattenimento, un modo di indagare l’ignoto  arrivando comunque in cima come la scienza ufficiale, solo con una storia migliore da raccontare?

Tra le righe del discorso scorgiamo il fantasma della ‘patafisica, la scienza fondata dal francese Alfred Jarry in Gesta e opinioni del dottor Faustroll (1911). La definizione più conosciuta di ‘patafisica è «scienza delle soluzioni immaginarie», ma per ulteriori informazioni facciamo parlare il dottor Faustroll: «La patafisica sarà soprattutto la scienza del particolare, per quanto si dica che non vi è scienza se non del generale. Studierà le leggi che reggono le eccezioni e spiegherà l’universo supplementare a questo; o meno ambiziosamente descriverà un universo che si può vedere e che forse si deve vedere al posto del tradizionale, poiché anche le leggi dell’universo tradizionale che si è creduto di scoprire sono correlazioni di eccezioni, per quanto più frequenti, in ogni caso fatti accidentali che, riducendosi a eccezioni poco eccezionali, non hanno nemmeno l’attrattiva della singolarità». C’è del fantastico, dell’immaginario appunto, nel fine ultimo della ‘patafisica, mentre gli IgNobel rimangono fieramente ancorati alla realtà. Eppure non sono mancati dei punti d’incontro tra i due mondi. Prendiamo per esempio un famoso aforisma delfilosofo tedesco del XVIII secolo Georg Christoph Lichtenberg («Il perché le giovani donne arrossiscano al buio è una domanda cui è molto difficile rispondere. Per lo meno non è una questione che può essere risolta con la luce»): nell’aprile 2013 ricercatori dell’University di Erfurt in Germany e dell’Accademia di ‘Patafisica Danese decisero di portare in laboratorio il quesito, dimostrando che gli umani possono arrossire per imbarazzo anche a luci spente (pdf). C’è un elemento fantastico in questa prova di laboratorio, così improbabile e – direbbe qualcuno – inutile; tuttavia, scavando sotto la superficie di ironica curiosità, è possibile risalire a una piccola verità sulla natura umana e il nostro corpo. (C’è anche una coincidenza simpatica nell’incrocio tra la ‘patafisica – «un universo che si può vedere» – e un esperimento svoltosi al buio.)

Che cosa rappresenta quindi un IgNobel se non l’abbraccio tra la scienza e l’intrattenimento – quello che qualcuno in televisione chiama edutainment –, un modo di indagare l’ignoto seguendo sentieri poco battuti, spesso snobbati dall’accademia più grigia, e arrivando comunque in cima come la scienza ufficiale, solo con una storia migliore da raccontare?

Ancora perplessi? Facciamo entrare il professore Andre Geim, fisico presso l’Università di Manchester, la prima persona a vincere sia il premio Nobel, sia il suo cugino simpatico IgNobel: il primo nel 2010 con uno studio condotto insieme a Konstantin Novoselov sul grafene e le sue proprietà, il secondo, nel 2010, per l’indispensabile “Of Flying Frogs and Levitrons” in cui tentò di sollevare in aria una rana con dei magneti.

Ora rispondete a questa domanda: quale delle due ricerche vi sembra la più interessante?
 

Immagine: Sir Isaac Newton (1642 – 1727) e un lampo di scienza insolita, un giorno del 1665. (Hulton Archive / Getty Images)

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