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19:32 lunedì 16 marzo 2026
Il creatore di Fortnite sta usando i miliardi guadagnati con il videogioco per comprare foreste e salvarle dall’abbattimento Tim Sweeney sta usando il suo patrimonio personale per salvare milioni di chilometri quadrati di foresta, sottraendoli alla speculazione immobiliare.
Agli Oscar due film hanno vinto lo stesso premio e così molte persone hanno scoperto che agli Oscar si può pareggiare e che è già successo sette volte in passato È avvenuto nella categoria Miglior cortometraggio live action, dove il premio lo hanno vinto sia The Singers che Two People Exchanging Saliva.
In Voce Triennale arriva Equinozio, tre giorni e tre notti di concerti, performance e talk per festeggiare l’inizio della primavera Da venerdì 20 a domenica 22 marzo «una lunga e leggera progressione di danze», come l'ha definita il curatore Carlo Antonelli.
Macron ha usato una canzone dei Justice come colonna sonora del video in cui presenta il nuovo arsenale nucleare francese Il post è stato successivamente modificato per rimuovere la canzone, lasciando solo le parole nette del Presidente sull’invincibilità delle armi nucleari francesi.
Il siparietto tra Anna Wintour e Anne Hathaway sul palco degli Oscar è la miglior trovata della campagna promozionale del Diavolo veste Prada 2 Non c'è ancora la certezza matematica della sua partecipazione al sequel, ma sul palco degli Oscar di ieri si è molto immedesimata nel ruolo di Miranda Priestly.
A Sean Penn importa così poco di aver vinto l’Oscar che non si è presentato alla cerimonia e non ha mandato nessuno a ritirare il premio al posto suo «Non ha potuto essere qui questa sera, o non ha voluto, quindi ritirerò il premio a suo nome», ha detto Kieran Culkin, che ha ritirato il premio per lui.
Il “No to War and Free Palestine” di Javier Bardem è diventato il momento più rivisto e commentato di questi Oscar L'attore è salito sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles per presentare il premio al Miglior film internazionale. Ma prima ha voluto lanciare un messaggio.
Due episodi di Doctor Who degli anni ’60 che si pensava fossero andati perduti sono stati ritrovati in uno scatolone nella casa di un collezionista Si tratta, tra l'altro, di due puntate molto importanti perché raccontano la storia dei Dalek, i villain più famosi dell'universo di Doctor Who.

Liberato disegnato

Tra i protagonisti del successo del Segreto di Liberato di Francesco Lettieri c’è anche Lorenzo Ceccotti, fumettista noto con il nome d’arte LRNZ, che per il film, da oggi su Netflix, ha curato locandine, illustrazioni e disegni.

19 Settembre 2024

LRNZ, nome d’arte di Lorenzo Ceccotti, è un’eccellenza del mondo del fumetto e dell’animazione italiani. È metodico, attento, estremamente appassionato. Sentendolo parlare – dei suoi libri o del lavoro che ha fatto su Il segreto di Liberato, il documentario dedicato al cantante napoletano o di come ha realizzato le copertina della Trilogia dell’Area X di Jeff Vandermeer e di Tasmania di Paolo Giordano – si percepisce come riesca a tenere insieme, in modo incredibilmente naturale, i due aspetti del suo lavoro: quello più teorico e quello più pratico. Non parla di fortuna, ma di preparazione. Non cerca di inseguire i gusti del pubblico. Il suo stile è immediatamente riconoscibile: morbido, avvolgente, figlio di tante letture e visioni, dalla tradizione più occidentale alla scuola giapponese.

Se sei d’accordo, partirei dalla fine. E cioè da Il segreto di Liberato, di cui hai realizzato la parte animata con i tuoi disegni e la regia per l’animazione con Giuseppe Squillaci.
È stata un’esperienza meravigliosa sotto tutti i punti di vista. Personalmente, credimi, ho un approccio piuttosto radicale quando si tratta di scegliere un nuovo progetto. Scelgo i progetti a cui lavorare unicamente quando sento una certa affinità artistica oppure quando credo che possano essere un’opportunità di crescita.

In questo caso, c’era un’affinità artistica o si è presentata un’opportunità di crescita?
Ti direi entrambe. Lavorare a questo film mi ha permesso di collaborare con persone che stimo profondamente come Giuseppe Squillaci. Adoro Liberato. Mi è sempre piaciuto, specialmente se parliamo della sua musica e del modo in cui ha deciso di gestire la sua identità. E poi sono un fanatico del videoclip come forma espressiva e amo il lavoro di Francesco Lettieri. Mi sono formato in un momento estremamente felice, come quello degli anni Ottanta e Novanta, quando l’uscita del nuovo video di un gruppo o di un regista che seguivo era un vero e proprio evento. Con la coppia Liberato/Lettieri ho provato di nuovo questa stessa sensazione. Ogni nuovo videoclip di Liberato è la prosecuzione di un discorso artistico preciso, coerente come visione, ma sempre sorprendente. Mi piace la forma a cui è arrivato Gianluca Palma, il direttore della fotografia. Mi sento fortunato a essere suo contemporaneo. Da fumettista e disegnatore trovo che abbia una sensibilità nel trattare il corpo, il colore e la luce molto simile a quella di Tanino Liberatore. 

Com’è stato lavorare alle animazioni del film?
Più volte in passato ho provato a sviluppare un mio progetto animato. Golem è stato sicuramente il tentativo più importante, per diversi motivi. Mi è costato una fatica impressionante, talmente tanta che, quando ho capito che non avrebbe avuto seguito, mi sono promesso di lasciar perdere l’animazione per sempre. Rispetto ai fumetti, mi sembrava che fosse tutto troppo complicato, con troppe persone che non conoscono il linguaggio ma vogliono comunque mettere bocca, e con troppi impedimenti produttivi. Per quanto l’audiovisivo sia un medium potentissimo, riuscire a raccontare una storia può diventare difficilissimo. Però, fosse per me, farei cartoni animati dalla mattina alla sera. E quindi ci sono ricascato. Per Il segreto di Liberato, abbiamo dovuto mettere insieme un gruppo di lavoro e affrontare un processo a fisarmonica.

Che cosa vuol dire?
Che a seconda del momento lo staff si restringeva o si allargava. In totale, abbiamo coinvolto circa settanta persone. L’esperienza, di per sé, è stata interessante. Nonostante tempi e budget fossero limitati, è stato un progetto originale anche nella produzione. È stata un’operazione bella e riuscita, che ha fatto – come si dice – di necessità virtù. Avere una deadline granitica impone un’organizzazione di ferro. Il 9 maggio, per Liberato, è imprescindibile. E lo sapevamo.

Ricordi il primo momento in cui sei entrato in contatto con Liberato?
Mi ha scritto lui, su Instagram. E all’inizio ho pensato fosse uno scherzo o una truffa.

Ti ha contattato con un account fake o con il suo profilo principale?
Con il profilo principale.

E ti ha scritto in caps lock?
Ovviamente. Mi ha scritto: UAGLIU’ TU FAI PAURA <3.

E gli hai detto subito di sì?
In realtà no, gli ho chiesto di aspettare. E lui non si è fatto nessun problema; mi ha detto va bene.

Stavi lavorando al nuovo numero di Geist Maschine, il tuo fumetto pubblicato da Bao Publishing?
Sì. Poi, però, davanti all’offerta di poter lavorare all’animazione de Il segreto di Liberato, ho deciso di metterlo in pausa.

Come sta andando, ora, lo sviluppo del secondo numero?
Adesso si tratta di rimettere insieme i pezzi e di riprendere quello che è rimasto interrotto, e di ricominciare a disegnare ogni giorno. Devo solo capire come muovermi. Per il primo volume, ho disegnato in diretta su Twitch. Questa volta voglio tirare su un server indipendente: disegnerò sempre in diretta, ma non su Twitch.

Dovendo scegliere, cosa preferisci: lavorare da solo, al tavolo da disegno, o in gruppo come è stato per Il segreto di Liberato?
Quando si lavora in gruppo, è sempre bello. Non te lo nascondo. Io tendo a lavorare da solo e sono un po’ un orso perché è così che sono i fumettisti. Con un progetto animato, devi tenere a mente tante cose: il budget, le scadenze; i vari reparti e punti di vista. Con il fumetto, sei l’unico responsabile delle tue scelte.

Provi mai a metterti nei panni del pubblico quando cominci a lavorare a un nuovo progetto? Soprattutto, provi mai a metterti nei panni del pubblico più giovane, che molte cose le scopre dai social e cerca spesso, non sempre, trend e mode da seguire?
No, mai. Sono talmente tante le cose da raccontare che non ho il tempo per fare simili ragionamenti. Sono profondamente affascinato dalle storie. E per me la forma, il modo cioè in cui si mettono in scena, coincide esattamente con il contenuto. Anzi, talvolta riesce persino a determinarlo. Una cosa che diceva anche Andrea Pazienza.

Domanda secca: Hayao Miyazaki o Hideaki Anno?
Miyazaki.

Perché?
Per Principessa Mononoke. Ad Anno diamo ancora qualche anno, scusa il gioco di parole.

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