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17:06 lunedì 23 marzo 2026
Chappell Roan è diventata la persona più odiata del Brasile per colpa della sua guardia del corpo, di una bambina, di un calciatore, di un attore, di un sindaco e dei social La bodyguard ha rimproverato una bimba che si era avvicinata alla cantante. Poi si è scoperto che la bimba è figlia di persone molto famose e con molti follower sui social.
Le elezioni in Slovenia sono state così combattute che è dovuto scendere in campo pure Slavoj Žižek, con un video molto Slavoj Žižek in cui invitava ad andare a votare «Prendetevi 10 o 20 minuti domenicali per fare un salto alle urne, così poi potete andare a guardare una buona serie tv», questo il suo invito.
Il prezzo dell’Ozempic e dei farmaci simili sta scendendo moltissimo La scadenza dei brevetti e la competizione tra aziende farmaceutiche sta facendo crollare i prezzi, a partire dagli Stati Uniti.
È uscita una playlist dedicata a Mark Fisher da ascoltare prima di vedere il film su Mark Fisher O anche prima, durante e dopo la lettura del suo testo postumo appena pubblicato da Einaudi, Materialismo Gotico.
A conferma della fama di Parigi come paradiso dei ciclisti, il nuovo sindaco Emmanuel Grégorie ha festeggiato la vittoria alle elezioni facendo un bel giro in bicicletta per la città Ha vinto con il 52 per cento dei voti e non ha perso l'occasione per ribadire che Parigi resterà una città antifascista, accogliente e sostenibile.
Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.

Il racconto di Bruxelles

I fatti della capitale belga visti dai media nazionali e internazionali. Una rassegna dedicata all'evento che ha riportato il terrore nel cuore dell'Europa.

26 Marzo 2016

La consueta rassegna del weekend questa volta la dedichiamo interamente agli accadimenti tragici di Bruxelles e a tutto quel che gira loro intorno. Non potrebbe essere che così. I fatti, terribili, sono sotto gli occhi tutti. Incontrovertibili. Le opinioni su cause, conseguenze e soluzioni differiscono, com’è normale che sia. Un po’ meno normali, a nostro avviso, sono le sfumature alla condanna di quanto accaduto e dei responsabili, il terrorismo di matrice islamica, che dev’essere ferma e totale. Sul tema si è scritto moltissimo, in questi giorni ovviamente, ma in generale negli ultimi anni: materiale per farsi un’idea ce n’è fortunatamente molto. Anche su Studio abbiamo affrontato l’argomento: trovate le nostre riflessioni sulle origini del jihadismo a Bruxelles qui. Mentre qui potete dare un occhio ad alcune storie e ad alcuni profili che costituiscono parte dell’altra Bruxelles, quella viva, libera, europea, creativa, cosmopolita. Quella che somiglia di più a noi, alla nostra cultura e, siamo sicuri, al nostro futuro. Buona lettura e buona Pasqua.

Media internazionali

After Brussels, ISIS Has Plans for Even Worse, Uglier Things Across EuropeThe Daily Beast

L’antropologo franco-americano Scott Atran spiega la strategia dello Stato Islamico a partire da due testi molto letti tra gli stessi terroristi dell’Isis: un manuale scritto nel 2004 dall’ideologo Abu Bakr Naji e un articolo apparso nel 2015 su Dabiq, la rivista del gruppo estremista. Da un lato diversificare gli attacchi, colpendo soft target come ristoranti, luoghi d’intrattenimento o di passaggio, che per forza di cose non possono sempre essere difesi, dall’altro eliminare la “zona grigia” di quei musulmani che non si sentono né accettati dall’Occidente, ma nemmeno suoi nemici. 

The new normalThe Economist

L’Economist si domanda se gli attacchi terroristici non stiano diventando, forse, la nuova terribile normalità. «Due lezioni sono chiare», scrive il settimanale britannico: la prima è che lo Stato islamico è ancora «forte quanto basta da scatenare una campagna di attacchi sincronizzati nel cuore dell’Europa». L’altra è che le città europee e nordamericane «si dovranno abituare a una campagna terroristica in cui tutti sono potenziali obiettivi».

My new Brussels normalPolitico Europe

Craig Winneker, il news editor dell’edizione europea di Politico, vive a Bruxelles da 16 anni. Quando i terroristi hanno colpito Londra e Madrid, scherzava con gli amici: i jihadisti abitano tutti a Bruxelles, non possono colpire casa loro. Qui racconta gli attimi degli attentati, i giorni successivi, i suoi pensieri e i suoi timori.

What Isis really wantsThe Atlantic

Questa lunga analisi/indagine di Graeme Wood è stata pubblicata esattamente un anno fa, nel marzo del 2015, come storia di copertina dell’Atlantic. Questa settimana risultava tra i pezzi più letti. Una lettura molto utile e approfondita per capire le motivazioni e la mentalità dello Stato islamico.

Molenbeek broke my heartPolitico Europe

Scritto pochi giorni dopo le stragi di Parigi, l’articolo racconta la dura vita a Molenbeek dell’autore, per nove anni. È il racconto crudo di una trasformazione, di una vera “radicalizzazione” di un intero quartiere.

What price the Brussels airport photograph? The Guardian

«Quasi ogni atrocità è accompagnata da un’immagine che ne definisce l’orrore», scrive Sean O’Hagan sul quotidiano britannico, ma l’importante è anche capire se esserne rapiti fa di noi voyeur del tragico. Una riflessione a partire da uno scatto all’aeroporto di Bruxelles.

Media italiani

No, non siamo tutti belgiIl Foglio

Lo spirito di unità post attentato a Bruxelles è durato ancora meno del solito, anzi forse non c’è mai stato. Il nuovo isolazionismo è già qui: Paola Peduzzi, in questo articolo per Il Foglio, racconta le sue mille forme.

Solo l’Europa ci salveràRepubblica

In questo editoriale apparso in prima pagina su Repubblica giovedì, due giorni dopo gli attentati, Mario Calabresi riflette sulle implicazioni degli attacchi su Bruxelles per l’unità dell’Europa. C’è chi sostiene che le frontiere aperte aiutano i terroristi, che bisogna tornare alle logiche degli Stati. Ma «possiamo immaginare di difenderci se ogni Paese attua una sua originale politica di sicurezza?», si domanda il direttore. «Solo una maggiore integrazione tra i Paesi dell’Unione può sconfiggere la jihad islamica a casa nostra».

Blair: «La tolleranza si ferma quando toccano i nostri valori»Corriere della Sera

All’indomani degli attentati, Paolo Valentino ha intervistato Tony Blair. L’ex premier britannico ha parlato in particolare di libertà individuali, di Islam e di multiculturalismo: «La libertà di culto è alla base delle nostre società, dove persone di fede diversa possono coesistere in pace. Ma il multiculturalismo può funzionare solo se si accetta che esista anche uno spazio comune dove certi valori, i valori europei, siano accettati e rispettati da tutti. Democrazia, stato di diritto, parità di diritti e di opportunità per le donne. Nessuno ha il diritto di arrivare in un Paese e sfidare quello spazio comune».

Gli islamisti, le donne e noiIL

Questo fogliettone di Nadia Terranova era stato pubblicato su IL dopo i fatti di Colonia e le reazioni agli articoli dello scrittore algerino Kamel Daoud sulla miseria sessuale del mondo arabo, ed è stato messo online più tardi, per una sfortunata coincidenza solo pochi giorni prima l’attentato di Bruxelles. Ma l’analisi e il messaggio – e cioè: «Esistono, insieme, il terrorismo e il dovere dell’accoglienza, la misoginia e il diritto di combatterla» – sono forse più ancora attuali oggi rispetto alla data di pubblicazione originaria.

Il video 

Molenbeek nel 1987: un reportage della tv pubblica olandese di trent’anni fa aveva previsto i problemi odierni. L’antropologo Johan Leman, intervistato in questo servizio (in olandese), disse: «Per queste persone è assolutamente inaccettabile dover vivere in una sorta di ghetto. Se la situazione rimane come è oggi, non mi stupirebbe se le prossime generazioni si rivoltassero».

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La gallery

Buzzfeed riassume la giornata del 22 marzo scorso in una serie di scatti da Bruxelles, da pochi minuti dopo le esplosioni fino all’inizio della caccia ai responsabili (nella foto qui sotto, la polizia belga circonda la stazione della metropolitana di Maalbeek).

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Bruxelles si ritrova per una veglia in memoria delle vittime a 48 ore dagli attentati a Place de la Bourse (Beursplein). (Philippe Huguen/AFP/Getty Images)
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