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Kristoffer Borgli, il regista di The Drama, è finito nei guai per un vecchio saggio in cui raccontava la sua relazione con una ragazza 17enne È riemerso su Reddit un testo del regista in cui raccontava in chiave positiva la sua relazione con un'adolescente, paragonandosi anche a Woody Allen.
Una ricerca ha dimostrato che le persone che più amano il gergo “aziendalese” sono anche quelle che sul lavoro prendono le decisioni più sbagliate L'università di Cornell ha dimostrato che chi si fa "sedurre" dall'iperbolico corporate speak non ha grandi capacità strategiche e di analisi.
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Durante la sua visita di Stato in Giappone, Macron ha ricevuto in regalo un disegno di Porco rosso autografato da Hayao Miyazaki (e ha fatto anche la Kamehameha di Goku assieme a Sanae Takaichi) Miyazaki, oltre alla sua firma, sul disegno ha lasciato anche un breve ma chiaro messaggio: «Insieme difendiamo la pace».
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L’Iran sta usando le criptovalute per aggirare le sanzioni e continuare a finanziare le milizie in tutto il Medio Oriente La preferita dalle Guardie Rivoluzionarie, e dalla banca centrale dell’Iran, sembrerebbe essere Bitcoin perché meno volatile delle altre.
Nel 2025 per la prima volta su internet sono stati pubblicati più testi scritti dall’AI che dagli esseri umani Centomila bilioni di parole scritti dalle macchine: l'ennesima splendida notizia per gli esseri umani che hanno ancora la velleità di guadagnarsi da vivere con la scrittura.

Il grande successo dell’adattamento del Maestro e Margherita nei cinema russi

19 Febbraio 2024

Un buona bussola per orientarsi nelle questioni geopolitiche di questi anni è sapere cosa ne pensa Vladimir Solov’ëv e poi decidere di pensarla in maniera opposta. È un metodo efficacissimo, funzionante nel 100 per cento dei casi, dall’invasione dell’Ucraina al conflitto israelo-palestinese. È un metodo che sembrano aver adottato anche i quasi quattro milioni di russi che hanno deciso di andare al cinema a vedere l’adattamento del Maestro e Margherita dopo aver assistito alla stroncatura del film fatta da Solov’ëv nella sua trasmissione della domenica sera su Rossija 1. Con i modi e i toni che purtroppo abbiamo imparato a conoscere dal 24 febbraio 2022, Solov’ëv ha invitato il suo pubblico a chiedersi come sia possibile che un film del genere – secondo lui palesemente antirusso, vale a dire antiputiniano – sia stato realizzato, perché stia avendo questo sorprendente successo in patria e come mai se ne stia parlando così tanto all’estero (tra gli altri, ne ha scritto anche Paul Sonne sul New York Times).

Solov’ëv e tutti i suoi epigoni sono furibondi perché non avrebbero mai immaginato un simile successo per Il maestro e Margherita nella Russia di Putin, un Paese in guerra che assiste quasi inerme alle limitazioni della libertà d’espressione imposte dal governo dall’inizio della cosiddetta “operazione speciale”. Tra l’altro, Il maestro e Margherita (arrivato nelle sale cinematografiche russe lo scorso 25 gennaio) non è neanche un film completamente russo: il regista, Michael Lockshin, è americano; August Diehl, l’attore che interpreta il Diavolo, è tedesco (i fan di Tarantino se lo ricorderanno per la sua interpretazione del maggiore Dieter Hellstrom in Bastardi senza gloria). Certo, il film è stato realizzato grazie a importanti finanziamenti statali, fatto che contribuisce alla furia dei filoputiniani russi: com’è possibile che la Federazione abbia deciso di contribuire economicamente a un film che tantissimi cittadini stanno interpretando come una critica allo Stato tiranno, al regime autoritario di Putin, si chiedono. E in tanti stanno sottolineando come l’atteggiamento del regime nei confronti di questo film si avvicini parecchio a quello della dittatura di Stalin nei confronti di Bulgakov e del suo libro. Ma oggi è impensabile mettere al bando questa versione del Maestro e margherita: la risonanza internazionale che una decisione del genere sicuramente avrebbe costituirebbe un ulteriore danno alla già pessima reputazione di Putin.

Lockshin, il regista del film, è cittadino americano ma ha passato quasi metà della sua vita in Russia. La decisione di girare questo film l’ha presa nel 2019, prima che la “denazificazione” dell’Ucraina diventasse il pretesto buono per approvare (altre) leggi liberticide in Russia. E, in effetti, per diverso tempo la distribuzione del film è stata in dubbio, anche perché Lockshin (che ora vive negli Stati Uniti) si è sempre pubblicamente opposto al regime di Putin e soprattutto all’invasione dell’Ucraina: sui suoi profili social ha spesso invitato i suoi amici russi a protestare contro il loro governo e a fare tutto il possibile per raccontare la verità su quanto sta succedendo in Ucraina.

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