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C’è un gioco da tavolo in cui la missione è organizzare e compiere un attentato contro Mussolini Si intitola Attento al dvce! ed è un racconto delle «gesta di poche persone, spesso sole e mal organizzate ma colme di rabbia, coraggio e soprattutto di speranza in un mondo nuovo libero dal fascismo».
Si è scoperto che Peter Thiel ha fondato una società segreta in cui le persone più ricche e potenti del mondo si ritrovano per parlare di argomenti piuttosto strani Tra gli incontri organizzati da questo curioso club figurano "Fondiamo una setta" e "Come va la tua vita sessuale?".
Per combattere l’ondata di caldo, i cinema indipendenti di Parigi hanno lanciato il Cine-clim, cioè proiezioni gratuite nelle sale con l’aria condizionata nelle ore più calde della giornata Dalle 13 alle 16, un film gratis, in una sala fresca, con precedenza a under 25, over 65, donne e persone disabili.
L’Alligator Alcatraz di Trump non è durata neanche un anno e non è servita quasi a niente Inaugurata l'1 luglio dello scorso anno, è stata chiusa e sono già iniziati i lavori per smantellarla. Tenerla aperta è costato 1 milione di dollari al giorno.
L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “collezionare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.
Quello che sta investendo l’Europa è un evento climatico estremo chiamato omega block Si tratta di un fronte di alta pressione intrappolato tra due di bassa pressione. In sostanza, di una "cupola" di aria calda schiacciata sul continente.

Il nuovo libro di David Leavitt è una satira cattivissima sui liberal ossessionati da Trump

Nel Decoro, alcuni newyorkesi riflettono sulla presidenza di The Donald, dimostrando di non aver capito niente.

25 Settembre 2020

Qualche giorno fa è girata molto la confessione di un tale che, su Medium, raccontava di aver messo suo padre davanti a una scelta: o votare Trump o continuare a vedere suo figlio e i suoi nipoti. L’imposizione, che brilla per incapacità di comprensione del prossimo visto che poche cose rinsaldano nelle proprie convinzioni come certi diktat, mi ha incuriosito più del dovuto perché avevo letto una vicenda analoga nell’invenzione di un romanzo, Il decoro di David Leavitt, già uscito in Italia, ma che negli Stati Uniti verrà pubblicato a ridosso delle elezioni di novembre. Non è la prima volta che la finzione anticipa la realtà, chiaro, e non è esemplare in questo senso, lo è semmai di come certi tic siano prevedibili come negli esperimenti di Pavlov.

Il romanzo si apre subito dopo il voto del 2016: Trump ha vinto, a sorpresa, e un gruppo di newyorchesi preoccupati, confusi, spaventati e infuriati vuole chiedere a Siri come ucciderlo, non capisce cosa sia accaduto e, soprattutto, non sa spiegarsi, e non vuole spiegarsi il perché (a margine, anche il terrore di essere spiati da Siri la dice lunga sul senso di comprensione del mondo).

Il decoro del titolo è quello che il loro Paese avrebbe perso col nuovo presidente, ma anche un decoro reale visto che la protagonista, Eva, terrorizzata dalla vittoria di Trump, è convinta di essere nella stessa situazione degli ebrei in Francia nel 1940 e vuole trovare un riparo finché è in tempo. E, perciò, compra una villa a Venezia. Ma ha bisogno del suo architetto e decoratore di fiducia per allestirla visto che lui è l’unico che può realizzarla a sua immagine e somiglianza. In realtà lui, Jake, non è del tutto disposto di accettare l’offerta (a un certo punto le suggerisce di rivolgersi a Roberto Peregalli), e il marito di Eva, Bruce, non è convinto di acquistare l’abitazione e, nel frattempo, “tradisce” la moglie portando i loro cani a spasso con quello dell’unico trumpiano dichiarato della zona (a Manhattan, Trump prese meno del 10%). Tanto che, poi, i cani, chissà, forse suscettibili anche loro al trumpismo, cominceranno a fare la pipì sui mobili e a mettere in discussione il decoro domestico.

È un romanzo pieno di dialoghi divertenti (come dice anche Rachel Cusk nella quarta di copertina che non cito integralmente giusto per non sembrare Alain Elkann), in cui si parla moltissimo, ci si descrive tantissimo, si espongono continuamente le proprie idee e le proprie analisi, ma in cui i personaggi finiscono per dire qualcosa di vero o di realmente personale solo per sbaglio. Conversazioni in cui tutto è arredamento, dove anche la politica e l’ideologia sono pose e alla moda, e in cui tutto ciò che si avvicina alla verità capita per caso, per disvelamento e capacità di interpretazione della facciata. I protagonisti leggono la verità nascosta dietro le parole degli altri, sempre più superficiali quanto più si credono profonde, e anche il lettore legge la satira e la realtà dentro quello che si nasconde nelle conversazioni, spesso nient’altro che gare a chi è più arguto, sequenze di battute o epigrammi da premiare col like su un social anche quando il social ad ascoltare non c’è.

Certo, si dirà che la satira del mondo liberal, dei radical chic, della gauche caviar o della sinistra Ztl secondo l’ultima metamorfosi, è ormai tanto trita da apparire abusata, eppure non solo continua a essere precisa e confermata praticamente a ogni tornata elettorale, ma soprattutto si arricchisce sempre di nuove manie al punto da meritare, anche lei, una continua manutenzione. C’è, per esempio, la nuova spasmodica attenzione al dormire che ha appena soppiantato quella dell’alimentazione, c’è la passione per un certo tipo di libri (feroci i commenti su Sheila Heiti, Franzen e Safran-Foer che Leavitt attribuisce a uno dei personaggi), o l’attenzione puritana a non ferire gli altri che si ferma solo all’apparenza senza mai mettere in discussione la struttura e senza mai interessarsi davvero alle emozioni del prossimo. Ci si arroga perfino il diritto di stabilire che gli altri soffrano e perché soffrano, ma senza chiedere. Quando la domestica honduregna si fa beccare dalla padrona di casa ad ascoltare Trump, verrà rimproverata perché non si rende conto che Trump vuole costruire un muro e rimandare indietro quelli come lei. Ma senza alcun interesse per provare a capire perché quelli come lei sono ammaliati da Trump.

Ho una teoria approssimativa secondo la quale per non rimanerci male per il risultato di un’elezione bisogna trovare un gruppo di persone che meritano di perdere, anche se votano come te. Diversi dei newyorchesi del libro sono perfetti per questo esperimento, meriterebbero senza dubbio altri quattro anni di Trump. (Anche perché non sembrano particolarmente toccati dal fascismo di cui parlano, anzi, qualcuno riesce pure a monetizzarlo). Una volta, si diceva con un’espressione che adesso suona stridente, che a certi politici serve “un vaccino”. Che dopo essere stati governati da un certo politico la gente avrebbe capito. L’impressione, però, è che il discorso, adesso, dovrebbe essere invertito perché è a molti di quelli che non l’hanno votato che non sono bastati neanche quattro anni per capire cosa sia successo e perché.

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