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20:54 mercoledì 13 maggio 2026
Helen Mirren ha esordito come testimonial di Stella McCartney facendo una “cover” di Come Together dei Beatles In realtà si tratta di un bis: Mirren quel testo lo aveva già enunciato alla sfilata di Stella McCartney per la primavera/estate 2026.
Uno studio ha dimostrato che interessarsi all’arte e alla cultura rallenta l’invecchiamento e migliora la salute Addirittura più dell'esercizio fisico: dedicarsi alle arti almeno una volta alla settimana riduce l'invecchiamento biologico di un anno.
L’invasione dei pavoni di Punta Marina è diventata una notizia di portata internazionale È stata ripresa nientemeno che da Ap News, cioè da Associated Press, con un video pubblicato sul loro sito.
È in lavorazione un film sulla storia di C’era una volta in America di Sergio Leone «È la storia di un uomo che ci ha messo 15 anni a fare un film e che finché non ci è riuscito non ha fatto nient'altro. Tutto raccontato con l'ironia di mio padre», ha detto Raffaella Leone, figlia di Sergio e produttrice del film.
L’Unione europea ha finalmente approvato delle sanzioni contro i coloni israeliani Le sanzioni prevedono il congelamento dei beni e il divieto di viaggio. Sono state approvate grazie alla rimozione del veto fin qui imposto dall'Ungheria.
È uscito il primo trailer di Tony, “l’antibiopic” che racconta un anno della vita di Anthony Bourdain prima che diventasse Anthony Bourdain Il film, prodotto da A24, è ambientato nell'estate del 1975 a Provincetown (Massachusetts), in un momento che si rivelò formativo per il futuro chef.
La comunità scientifica continua a dire che sta arrivando un evento climatico catastrofico ma nessuno le dà ascolto né fa niente Si chiama El Niño, è un innalzamento della temperatura dell'oceano e potrebbe avere conseguenze apocalittiche in tutto il mondo.
Ci sono Alice Rohrwacher e Josh O’Connor che presentano La chimera in una biblioteca di Stromboli E ha rivelato che all'inizio il film lei avrebbe voluto girarlo proprio a Stromboli, ma fu costretta a ripensarci per questioni di tempi e di logistica.

Il “cancer videogame” dove non si può vincere

08 Gennaio 2016

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Quella della famiglia Green è stata a lungo una storia felice: Ryan Green, programmatore, e sua moglie Amy si sono conosciuti in una chat online, poi si sono sposati e sono andati a vivere insieme in una piccola casa di proprietà a Loveland, in Colorado. In seguito hanno avuto tre figli: Caleb, Isaac e Joel, nato nel 2009. Proprio il terzogenito è stato suo malgrado il protagonista della fine dell’idillio della famiglia Green: attorno al periodo del suo primo compleanno Joel aveva iniziato a rimettere di continuo, assumendo una posizione strana che gli faceva piegare la testa di lato. Dopo diverse diagnosi, i medici erano giunti alla conclusione che si trattava di una rara forma di tumore al cervello.

Da una vicenda tragica come quella di Joel Green si possono trarre diverse conclusioni, variamente complicate. Il calvario del bambino, deceduto a 5 anni nel 2014, è riuscito tuttavia ad accendere un barlume di positività. Durante una notte di veglia a tentare di confortare il figlio in ospedale, Ryan Green ha avuto una sorta di strana, e qualcuno obietterà certamente inopportuna illuminazione: e se tentare di fermare quel pianto parlando a Joel, cullandolo e dandogli un po’ di succo di frutta fosse come trovarsi in una specie di orrendo videogioco? Sarebbe di certo stato un titolo in cui il giocatore non avrebbe avuto controllo su nulla, e per giunta uno in cui si sarebbe visto costretto a una sicura sconfitta.

Ryan ha deciso di parlarne moglie, Amy, del suo pensiero, che inizialmente ne è stata comprensibilmente sbigottita. La tenacia dell’uomo però l’ha portato a ricorrere ai suoi risparmi e a collaborare con uno sviluppatore indie e un sound designer, unione che ha prodotto un primo prototipo presentato alla Game Developers Conference di San Francisco, uno dei maggiori appuntamenti annuali dell’ambiente videoludico. Trovati i finanziatori di cui aveva bisogno in quell’occasione, Green è riuscito a produrre That Dragon, Cancer, un gioco in cui l’utente impersona lui stesso.

Ci si muove per la stanza esplorandola, con l’onnipresente, triste pianto di un bambino in sottofondo. Lo si può cullare, gli si può dare il succo che preferisce, gli si può parlare, ma lui continuerà col suo lamento. La madre di Joel, Amy, racconta di aver pianto a lungo rivivendo quella notte per la prima volta, anche se al tempo il terzogenito era ancora lì con loro. Altra consonanza con quanto realmente accaduto nella notte d’ispirazione di Green, dopo qualche minuto di pianto l’utente-Ryan si china su una sedia e inizia a pregare. E il bambino si quieta.

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