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Quando si è trattato di scappare dalla giustizia, Flavio Bolsonaro si è improvvisamente ricordato delle sue origini venete e soprattutto del passaporto italiano concessogli dal governo Meloni Ha lasciato il Paese passando per Argentina ed Ecuador ed è atterrato a Miami. Nella lista passeggeri risulta cittadino italiano: un riconoscimento ottenuto nel 2023 in tempi piuttosto veloci.
È stato presentato il primo report sulle librerie italiane, in cui si scopre che nell’83 per cento dei Comuni italiani non c’è nemmeno una libreria Il settore vale 1,8 miliardi, conta 4.451 punti vendita ma otto Comuni su dieci non ne hanno neanche uno. I librai chiedono, per l'ennesima volta, una politica nazionale.
Gli studenti serbi hanno festeggiato la vittoria alle elezioni con un gigantesco rave di 24 ore nella piazza simbolo delle proteste La festa in piazza Slavija è durata quasi 24 ore, con decine di migliaia di persone che cantavano «Freed from Regime».
Dopo 100 anni è stata ritrovata la “Bibbia” perduta in cui F.W. Murnau mise tutte le foto e i disegni dal set che raccontano le leggendarie (e misteriosissime) riprese del suo Faust MUBI Editions e la Cinémathèque française pubblicano il diario di scena che per anni si credeva fosse andato perduto, e che oggi mostra come il più riservato dei registi del cinema muto costruiva le sue immagini.
Nel Mediterraneo ci sono così tanti yacht che i miliardari non trovano più posti in cui parcheggiarli Nel mondo ci sono circa 210 mila yacht più lunghi di 12 metri e 160 mila posti barca per ormeggiarli. Per i proprietari è diventata una gara, per i fondi d'investimento uno degli affari più promettenti del momento.
I Calibro 35 hanno fatto un album interamente ispirato ai romanzi di James Ellroy e alla Los Angeles dei noir Nato come colonna sonora del documentario di Francesco Zippel premiato con il Nastro d’Argento, Ellroy vs L.A. è il nuovo disco dei Calibro 35: 12 brani di funk noir ispirati al maestro del crime americano.
In Cina la bolla dell’AI è già scoppiata, anticipando quello che potrebbe succedere anche negli Stati Uniti e in Europa In quattro mesi i titoli cinesi dell'intelligenza artificiale e dei chip hanno perso 480 miliardi di dollari. La bolla è già scoppiata, e quello che succede a Pechino potrebbe anticipare quello che succederà in Occidente.
A giudicare dal trailer finale, Dune – Parte 3 di Denis Villeneuve è completamente diverso da Dune Messiah di Frank Herbert, tranne che per un fondamentale dettaglio Dettaglio che ovviamente riguarda il personaggio di Paul e che fu la ragione che spinse Herbert a scrivere un secondo libro con lui protagonista.

I libri del mese

Cosa abbiamo letto a novembre in redazione.

di Studio
30 Novembre 2021

Tabitha Lasley, Lo stato del mare (NR Edizioni)
Trad. di Raffaella Menichini

Sono 103 in tutto (lo dice nei ringraziamenti) gli uomini con cui Tabitha Lasley ha parlato per scrivere questo strano libro che potrebbe essere descritto come un “fallimento” sotto molti aspetti. Innanzitutto per la sua genesi. Nasce infatti da un mix di fallimenti: quello della sua ultima relazione, quello del libro che stava cercando di scrivere – i ladri entrano in casa e rubano il pc su cui erano salvati 4 anni di lavoro – e da una scelta che potrebbe essere letta come un fallimento professionale: dopo la fine della relazione e il furto del libro, a 34 anni, Lasley decide di abbandonare il suo lavoro di collaboratrice per una rivista londinese e trasferirsi ad Aberdeen, in Scozia, per una full immersion nel mondo che ruota intorno alle piattaforme petrolifere e gli uomini che ci lavorano (il progetto iniziale del libro andato perduto). Un mondo che a sua volta sta attraversando una crisi profonda. Ad Aberdeen si innamora del primo uomo che intervista, un uomo sposato, e trasforma quella che doveva essere un’indagine sulla vita offshore, la pericolosità delle piattaforme, gli errori mortali delle compagnie petrolifere e gli effetti che questo lavoro ha sulle mogli, le famiglie e le città dei lavoratori, in un memoir disperato ricco di sesso e alcool (qualche pasticca, anche) in cui il tentativo iniziale di mantenere un punto di vista distaccato sulla vita degli operai continua a fallire, mettendo in luce le dinamiche della mascolinità, del gruppo, della classe. «Voglio vedere come sono gli uomini quando non hanno donne intorno», spiega alla sua direttrice quando le chiede perché vuole scrivere delle piattaforme petrolifere. «Ma ci sarai tu intorno», risponde lei. Ed è proprio quello che succede: la presenza di Lasley, particolarmente disturbante, modifica tutto, ma allo stesso tempo è il punto di vista indispensabile perché queste storie possano essere raccolte e raccontate. (Clara Mazzoleni)

Antonio Pascale, La foglia di fico (Einaudi)

Antonio Pascale è uno scrittore strano e abbastanza indefinibile. Soprattutto per il suo eclettismo. Il suo bellissimo libro d’esordio uscito nel 1999 per l’ancora del mediterraneo e poi ripubblicato da Stile libero, La città distratta, un reportage narrativo sulla città di Caserta, è uno dei modelli da conservare nell’archivio italiano di quelle che poi furono definite “scritture ibride”, cioè quelle che mischiano racconto, autobiografia e riflessione saggistica, una forma che Pascale ha sempre praticato con facilità e felicità, come dimostra anche un suo brillante saggetto sull’etica della scrittura, “Il responsabile dello stile”, contenuto nell’antologia Il corpo e il sangue d’Italia (minimum fax). Poi Pascale ha imboccato ancora altre strade. Quella del racconto classico (La manutenzione degli affetti) e soprattutto quella dell’intellettuale “agricolo”, dovuto alla sua formazione e al suo impiego al ministero dell’Agricoltura, ruolo che lo ha fatto conoscere per le sue posizioni non scontate a favore degli Ogm e comunque contrarie agli automatismi di chi considera natura e tecnologia inconciliabili. La sua produzione romanzesca si è invece concentrata in quella che si potrebbe definire una lunga e ininterrotta autoindagine, se volete chiamiamola autofiction, che si potrebbe riunire in una trilogia knausgardiana (Passa la bellezza, S’è fatta ora, Le attenuanti sentimentali). La foglia di fico, uscito da poco per Einaudi, con le illustrazioni di Stefano Faravelli, ha tutta l’aria di essere il quarto volume di queste sue battaglie, ma con un qualcosa in più, una specie di tentativo di riunire in un unico libro tutte le strade seminate fino a qui. E cioè gli alberi e le donne, come dice il sottotitolo, ma anche un’altra cosa in cui Pascale è veramente bravo: il racconto della provincia meridionale metropolitana, casertana e napoletana, tra le spinte della modernizzazione e le resistenze della tradizione a cavallo tra anni ’70 e ’80, un paesaggio periferico che però lo scrittore riesce a trasformare in una veduta epocale, soprattutto per quanto riguarda le relazioni tra i sessi. Tutto questo con il tono dinoccolato, colloquiale, che lo contraddistingue e che in questo libro raggiunge una forma più smagliante che mai. (Cristiano de Majo)

Ettore Sottsass, Di chi sono le case vuote? (Adelphi)

È il terzo volume della “trilogia Sottsass” di Adelphi, tutta curata da Matteo Codignola e che va a formare (con Per qualcuno può essere lo spazio e Molto difficile da dire) uno zibaldone inaspettato e straordinario di forme, volumi, riflessioni, viaggi, umorismo. Sottsass scrive sempre in questo modo inaspettato e straordinario, ma c’è una differenza con le altre raccolte, che sono tutte cronologiche. Qui è il Sottsass maturo e famoso e poi anziano, quello da Memphis fino agli anni Duemila. Forse è un Sottsass meno poetico rispetto agli altri volumetti ma è più divertente e cattivello e caustico, come si conviene a chi invecchia e invecchia bene. Si parla sempre di come l’architettura deve parlare alla luce del sole o della luna, in splendide pagine dedicate a Filicudi; si parla pure di storia del design e di aneddoti industriali in cui lui, Ettore, non ha paura di mostrarsi distratto e talvolta arrogante o un po’ viziato o insopportabile, capita. Alla fine, come scrive Codignola, Sottsass «non è mai riuscito a diventare un mostro sacro», non vuole dipingersi come un guru, musealizzarsi in vita. «Viviamo il presente dentro a milioni di memorie, dentro a una sauna di nostalgie, inorriditi per come è sottile il tempo, per quanto poco è il tempo che riusciamo ad usare», dice a un certo punto. Non ne vale la pena, sembra dire, di prendersi troppo sul serio. (Davide Coppo)

Anne Carson, Eros il dolceamaro (Utopia)
Trad. di Patrizio Ceccagnoli

Perché definiamo l’amore come dolceamaro? Da questa domanda, e da questa parola, parte il saggio di Anne Carson, pubblicato originariamente nel 1986 ma ora edito in italiano da Utopia, con l’accorta traduzione di Patrizio Ceccagnoli. La scrittrice, poetessa e traduttrice canadese parte da quel γλυκύπικρον di Saffo, dolcemaro appunto, che per prima ha unito le due sensazioni che, ormai di default, siamo abituati ad associare all’innamoramento, quella della dolcezza, prima, e dell’asprezza, poi. In quest’ordine, come specificato da Saffo, un ordine che, ad esempio, la traduzione inglese non mantiene ma inverte – si dice infatti bittersweet – e che inizia nello scioglimento delle membra che l’amore, l’eros, comportano inesorabilmente. In un saggio dotto e piacevolissimo da leggere, Carson ripercorre la storia di quel sentimento, o meglio il tentativo della traduzione letteraria di quell’emozione, analizzando i testi fondamento della poesia e della letteratura che affondano le radici nell’antica Grecia, a cominciare proprio dai poeti e dai filosofi antichi che, per primi, hanno plasmato quell’incontro di opposti e, in un certo senso, lo hanno inventato. Da Omero a Socrate, passando per Platone e Catullo fino a Petrarca e Nietzsche: il desiderio di raccontare l’eros, e fermarlo con le parole, è probabilmente il più grande viaggio letterario dell’Occidente e Carson lo racconta magnificamente. (Silvia Schirinzi)

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