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06:28 domenica 1 febbraio 2026
TikTok ha chiuso l’account di Bisan Owda, una delle più note e apprezzate giornaliste palestinesi, senza una spiegazione Secondo la giornalista, 1.4 milioni di follower, vincitrice di un Emmy per i suoi reportage, la versione Usa dell'app sta censurando le voci palestinesi.
È uscita la prima immagine di Paul Mescal, Barry Keoghan, Harris Dickinson e Joseph Quinn nei panni dei Beatles e in tanti li trovano piuttosto buffi Hanno colpito molto soprattutto la scodella e i baffoni sfoggiati da Barry Keoghan, che nella saga diretta da Sam Mendes sarà Ringo Starr.
L’IDF ha confermato che i morti a Gaza sono almeno 70 mila, la stessa cifra riportata dal ministero della Salute della Striscia Finora, il numero di 71,667 non era stato considerato credibile da alcuni perché fornito da Hamas. Adesso anche l'esercito israeliano lo conferma.
Yung Lean, Robyn, Arca, Oklou, Kelela e tutte le altre buone ragioni per festeggiare i 25 anni di C2C Festival Sono finalmente stati annunciati i primi artisti che suoneranno a Torino dal 29 ottobre al 1 novembre 2026.
Il documentario su Melania Trump è appena uscito ma è già uno dei peggiori flop dell’anno Sostanzialmente, finora nessuno ha prenotato né comprato i biglietti. E quindi sarà difficile rientrare dei 70 milioni spesi tra produzione e distribuzione.
Nel sottosuolo di Niscemi c’è un sistema di rilevamento delle frane di cui tutti si sarebbero “dimenticati” per 20 anni Lo si è scoperto grazie a un'inchiesta della Stampa, secondo la quale gli strumenti di rilevamento sarebbero stati installati e poi abbandonati.
Un uomo ha tentato di far evadere dal carcere Luigi Mangione usando un forchettone da barbecue e una rotella tagliapizza L'improbabile colpo tentato da un ex pizzaiolo noto alle autorità si è concluso con la sua incarcerazione nella stessa prigione di Mangione.
Dopo due mesi di silenzio, Paul Dano ha risposto ai commenti offensivi che Quentin Tarantino ha fatto su di lui Al Sundance Film Festival, Dano ha raccontato di essere estremamente grato alle persone che lo hanno difeso

I due Lebedev

Il tycoon anti-Putin Aleksandr Lebedev rischia la galera per un pugno in TV. È quel genere di cose che suo figlio Evgeni non si sognerebbe mai di fare

27 Settembre 2012

L’accusa è “teppismo,” la stessa rivolta alle Pussy Riot:  adesso Aleksandr Lebedev, il tycoon russo editore Novaia Gazeta (il giornale della Politkovsaja), rischia di finire in carcere. L’episodio incriminante è un pugno, sferrato durante una trasmissione televisiva. Ma alcuni pensano che Lebedev stia pagando, proprio come il “collega”oligarca-dissidente Michail Chodorkovskij, la sua opposizione a Putin. Di questo, almeno, è convinto il figlio Evgeni, 32 anni, londinese di adozione nonché editore dell’Independent.

Duro e aggressivo il primo, raffinato e affabile il secondo, Lebedev padre e figlio rappresentano due facce assai diverse – eppure non così distanti tra loro – dell’oligarchia russa contemporanea. Pubblichiamo qui sotto il ritratto del giovane Lebedev, estratto dal numero 9 di Studio.

Quello con i soldi veri si chiama Alexandr Lebedev e ha la fama del duro. È cresciuto in Russia, ha lavorato per il Kgb, ha costruito una fortuna all’epoca di Boris Eltsin e delle privatizzazioni. Oggi vive fra Mosca e Londra e controlla un patrimonio che supera i tre miliardi di dollari: banche, miniere, giornali e quote nelle compagnie più importanti dell’oriente, da Gazprom ad Aeroflot.
Il figlio Evgeni è un tipo diverso, nella City devono ancora capire chi sia veramente e forse è per questo che ne parlano così tanto. Il suo nome spunta di continuo nelle cronache chic della capitale, i reporter cercano gli autisti, i colleghi e gli amici d’infanzia alla caccia di notizie, scrutano fra amori presenti e possibili ma c’è sempre un particolare fuori posto, c’è un elemento sconosciuto che ammacca il ritratto del giovane Lebedev. Chi lo conosce dice che sembra uscito da un film con John Travolta, poi si corregge e tira fuori qualche poeta da Grande Ottocento, come se Pushkin spuntasse all’improvviso fra i tavoli del Lou Lou Club.

Le foto con il padre sono rare, ma gli affari di famiglia vanno bene. I Lebedev hanno messo le mani su due grandi quotidiani inglesi negli ultimi tre anni, prima è venuto l’Evening Standard, un pezzo pregiato della stampa britannica, poi è stata la volta dell’Independent con la sua edizione domenicale. Il colpo ha alzato sospetti e qualche battuta poco elegante fra gli opinionisti di Londra, anche perché i giornali sono passati in fretta sotto il controllo di Evgeni, che ha appena 32 anni.
Il suo ufficio di Mayfair sembra un museo d’arte e lo stesso vale per la casa di campagna di Hampton Court: gli ospiti si muovono fra busti di Puccini, sculture dei fratelli Chapman, litografie di Bacon e segretarie sui trenta che parlano tre lingue e bevono il caffè migliore di Londra.

Lebedev accoglie i giornalisti delle testate rivali con educazione, racconta senza vergogna che desiderava diventare cosmonauta da bambino ma i viaggi del padre e gli studi da Christie’s lo hanno portato altrove.
Non bisogna pensare che il giovane sia tutto buone maniere, una cosa sono i party con Gorbacev e le cene galanti con l’attrice Joely Richardson, un’altra è il lavoro e in quello Lebedev non ha voglia di scherzare. Quando è entrato nel business di famiglia l’Evening Standard aveva debiti per trenta milioni di sterline e c’era già una data di chiusura per l’Independent, maggio 2010; Evgeni ha trasformato il primo in free press e gli ha permesso di riprendere quota grazie agli inserti pubblicitari, mentre il secondo dovrebbe arrivare al punto di equilibrio il prossimo anno. Nel frattempo ha lanciato una nuova pubblicazione, The i, che già tocca le 250 mila copie. I quotidiani hanno grande libertà – lo Standard sta con il sindaco di Londra Boris Johnson, l’Independent lo attacca quasi ogni giorno – ed Evgeni ha fatto persino il reporter, è volato a Kiev in una clinica per malati di Aids con Elton John, ha intervistato il capo di Hamas a Gaza, ha scritto un bel racconto fra le case di Mogadiscio.

Dalle parti di Canary Wharf, il quartiere dell’alta finanza, Russia significa ancora petrolio, sushi e polonio: un paio di mesi fa un milionario di nome Gorbuntsov, un uomo di banche e cassette di sicurezza, è finito a terra di fronte a casa con una paio di pallottole in pancia, la polizia ha messo in fila gli indizi e ha scoperto legami con la guerra in Cecenia e altri affari poco rassicuranti. Anche Alexandr Lebedev appartiene all’elenco dei russi ricchi e pericolosi: sull’agenda ha il numero di Putin, ma è anche l’editore di Novaya Gazeta, il giornale più severo nei confronti del Cremlino. Lo scorso autunno, mentre era ospite di un programma televisivo, l’oligarca si è alzato in piedi e ha colpito un rivale in pieno volto.

È quel genere di cose che Evgeni non si sognerebbe mai di fare – specialmente in diretta tv. Sarà una delle ragioni che hanno spinto il padre a lasciargli campo libero su Londra: se guardi il rampollo pensi alle battute di caccia nelle campagne dell’Essex, niente a che vedere con le storie di spie e agenti segreti. «Conosco Abramovich e tutti gli altri oligarchi londinesi, ma non ho simpatie particolari – ha detto di recente a un giornalista del Guardian – Loro vanno in posti come Saint Tropez, io ho comprato un appartamento in Umbria. Intorno ci sono solo contadini e lupi. Ho voluto un lupo anch’io, gli piace spaventare la gente e mangia chili di carne». L’appartamento, in realtà, è una villa lussuosa fra Perugia e Arezzo, ma la storia del lupo è vera: si chiama Boris, e nessuno ha capito se sia un omaggio al sindaco di Londra o al vecchio Eltsin.

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