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23:22 lunedì 12 ottobre 2026
Viviamo anche nella linea temporale in cui i Kneecap cantano “Siamo tutti antifascisti” in prima serata sulla tv generalista italiana È successo a Propaganda Live, su La7. DJ Próvaí si è pure spogliato per far vedere il Bella Ciao è scritto sul petto usando un pennarello nero.
Per la sua nuova serie fotografica Cindy Sherman ha chiesto a Chanel dei vestiti da “rovinare” e Chanel sorprendentemente le ha detto sì La serie Fabric Matrons, in mostra a Londra da Hauser & Wirth, nasce da una collaborazione con la maison francese che le ha dato carta bianca e metri e metri di stoffa.
Alanis Morisette ha fatto un nuovo album ed è un album di canzoni natalizie Si chiama Good Weather for Immaculate Conception e raccoglie le cover natalizie pubblicate dal 2020 a oggi, più due inediti.
Il MIT di Boston sta pagando un professore per NON tenere un corso sulla storia, l’oppressione e la liberazione della Palestina Michel DeGraff da tre anni viene pagato per non fare il suo lavoro. Da quando ha proposto un corso che raccontava (anche) la storia palestinese.
Il Nepal c’è stata un’altra inondazione, forse causata da un altro crollo di un altro ghiacciaio Domenica 11 ottobre è esondato il fiume Budhi Gandaki, nel distretto di Gorkha, a due mesi dalle alluvioni che ad agosto avevano devastato la regione al confine con il Tibet.
Viviamo nella linea temporale in cui Carlo Calenda consiglia di ascoltare Blonde di Frank Ocean per la Giornata mondiale della salute mentale E in cui questo video diventa virale e viene trasformato in un meme dai profili social di Azione, partito di cui Calenda è leader.
Bad Bunny, Burna Boy, Robyn, Alex Consani, Lana Del Rey, il marito di Lana Del Rey e tutte le moltissime celebrity che interpreteranno i dj delle stazioni radiofoniche di GTA VI Sei di queste stazioni radiofoniche si possono già ascoltare sul sito del videogioco, in attesa del giorno dell'uscita, il 19 novembre.
Il governo israeliano ha preso piuttosto male il Premio Nobel per la Pace a Navanethem Pillay, cioè la presidente della Commissione Onu che per prima ha accusato Israele di aver commesso un genocidio a Gaza Il Ministero degli Esteri israeliano lo ha addirittura definito «la grottesca strumentalizzazione di un premio per legittimare l'odio e il pregiudizio».

I cartografi amatoriali che mappano la guerra in Siria

11 Aprile 2016

Un articolo di National Geographic parla di un gruppo diventato di importanza centrale per la comprensione di quanto avviene oggi in Siria, uno Stato dove da anni si combatte una guerra senza quartiere e dove le conquiste territoriali modificano le geografie a cadenza quasi giornaliera: gli autori di mappe digitali che, nel tempo libero, rilevano questi cambiamenti quotidiani. Sono in tutto una ventina, cartografi per passione che si sono trovati più o meno casualmente a essere fonti privilegiate per un pubblico globale.

Robert Cross, neuroscienziato canadese trentatreenne, ha parlato con National Geographic del suo insolito passatempo, dicendo che finora ha passato «almeno un paio di migliaia di ore sul progetto, facendo ricerca e parlando con persone che si trovano in Siria su Twitter e con altri mezzi». Cross ha una grande passione per la collezione e la realizzazione di mappe, e la sua vicenda ricorda per dinamiche e influenza acquisita quella di Brown Moses, l’esperto di armi che è diventato una delle fonti più affidabili di breaking news del conflitto siriano.

rob

Il sito del magazine sottolinea anche la difficoltà del ruolo di Cross e compagni: «questi cartografi 2.0 stanno scoprendo che l’attenzione porta con sé molte aspettative e diverse critiche. […] Non è semplice equilibrare la spinta a fornire aggiornamenti con l’intenzione di essere accurati e giusti». O, con le parole dello stesso Cross, intervistato nella sua casa a poca distanza da Toronto: «È sempre rischioso prendere una decisione che migliaia di persone o più prenderanno per la verità». Un altro dato interessante evidenziato riguarda la genesi di queste iniziative private, che National Geographic lega a doppio filo alla sempre maggiore mancanza di reporter sul campo.

Immagine: un uomo ad Harasta, a est di Damasco (Abdulmonam Eassa/Afp/Getty Images)
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