L'hanno comunicato su una app di fan degli Arcade Fire.
Il ritorno molto atteso dei Cani è arrivato a sorpresa
Si intitola post mortem il nuovo album di Niccolò Contessa, uscito ben nove anni dopo il precedente Aurora.
I Cani non si chiamano più così: Niccolò Contessa ha deciso di cambiare nome al suo progetto più famoso e amato, che da oggi si chiama i cani, scritto tutto in lettere minuscole. La novità l’abbiamo scoperta questa mattina assieme a un’altra novità: è uscito un nuovo disco dei Cani (continuiamo a usare le maiuscole per questione di leggibilità), si intitola post mortem e ovviamente è il disco che sta riempiendo i feed social dei fan dell’indie vecchi e nuovi in queste ore.
Sono passati nove anni dal disco precedente, Aurora, nove anni in cui Contessa ha parlato pochissimo (giusto un’ospitata in Una pezza di Lundini, che il caso ha voluto fosse il protagonista della nostra nuova digital cover, uscita proprio oggi) e lavorato molto. Ha fatto soprattutto il produttore – tra le sue produzioni ci sono Tutti Fenomeni e Laila Al Habash, solo per citarne due – e il compositore di colonne sonore (l’ultima per Enea di Pietro Castellitto). Non che si fosse dimenticato dei Cani, naturalmente. In questi nove anni c’è stato lo sporadico singolo a tenere vive aspettative e attese per il nuovo disco: “Nascosta in piena vista”, “Un altro dio” e soprattutto il doppio singolo realizzato assieme ai Baustelle, “Nabucodonosor” e “L’ultimo animale”.
«Non se lo aspettava nessuno. Lo stavamo aspettando tutti», così inizia il comunicato stampa con cui è stato presentato post mortem. Ed è vero, a giudicare dalle prime reazioni. Il disco, pubblicato da 42 Records e distribuito da Sony Music Entertainment, è composto di 13 tracce ed è scritto, suonato, cantato e registrato da Contessa. Avendo fatto tutto quanto lui da solo, gli si può perdonare la lunga attesa.
Dei Lumiere e dei cimiteri della Galizia, del teatro e della danza, del corpo e di psicologia della Gestalt: di tutto questo, e ovviamente di cinema, abbiamo parlato con il regista di uno dei film più amati, odiati, premiati e discussi dell'ultimo anno.
Il 19 febbraio 2016 moriva a Milano uno dei più grandi pensatori italiani. Dieci anni dopo, tutti cercano di appropriarsi di lui: destra e sinistra, apocalittici e integrati, intellettuali e populisti. Dimostrando, tutti, di non averlo capito.
La sua leggenda era fondata su due "piccole" e memorabili interpretazioni diventate storia del cinema. Ma Duvall, morto il 15 febbraio a 95 anni, è stato molto di più del comprimario perfetto, del consigliere del Padrino e dell'uomo che amava l'odore del napalm al mattino.