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Per i vent’anni di High School Musical, Disney ha spezzettato il film in 52 video brevi e lo ha pubblicato tutto su TikTok È la prima volta che un produttore e distributore come Disney "adatta" un film per essere visto su un social.
C’è un sito in cui le AI possono affittare degli esseri umani a cui far fare tutto quello che vogliono Si chiama Rentahuman.ai, lo ha lanciato un signore di nome Liteplo, finora (per fortuna) non ha riscosso alcun successo.
Sono state pubblicate le foto della corona tutta ammaccata che i ladri hanno lasciato cadere durante il furto al Louvre Il museo ha diffuso le immagini del gioiello, danneggiato ma ancora integro, in attesa di lanciare un bando per decidere chi la restaurerà.
In realtà, il litigio tra Ghali, Comitato olimpico e ministero dello Sport va avanti da settimane Le polemiche di questi giorni sono il culmine di bisticci che vanno avanti da quando Ghali è stato scelto per partecipare alla cerimonia d'apertura.
Un articolo fatto con l’AI pubblicato da un’agenzia di viaggi ha portato dei turisti a cercare delle inesistenti terme in uno sperduto paesino in Tasmania All'improvviso, nel minuscolo paesino di Weldborough, 33 abitanti, si sono presentati decine di turisti che chiedevano come raggiungere le terme.
Da oggi Stati Uniti e Russia potranno aggiungere al loro arsenale militare tutte le testate atomiche che vogliono Sono le conseguenze del mancato rinnovo dell'accordo New START, che limitava la proliferazione delle armi nucleari.
Pieter Mulier è il nuovo Direttore creativo di Versace Diventerà ufficialmente Chief Creative Officer l'1 luglio.
La Lofi Girl di YouTube aprirà il suo primo Lofi Café in centro a Parigi Proprio come nel suo canale, diventato famosissimo durante la pandemia e attivo ancora oggi, sarà un posto dove studiare e rilassarsi insieme.

Breve storia di come l’horror ha influenzato la moda

Dalle atmosfere di Suspiria al reboot di Sabrina su Netflix, l’horror è sempre più di tendenza.

31 Ottobre 2018

L’horror è tornato. È iniziato tutto con gli Oscar dell’anno scorso che hanno assegnato a Get Out di Jordan Peele il premio per la miglior sceneggiatura originale, (quello per il miglior film lo ha perso ma è stato il primo horror a ricevere una nomination). Quello di Peele, con la sua pungente satira che si scaglia contro il razzismo moderno e la deriva del liberalismo americano, potrebbe essere incluso nel filone dei cosiddetti elevated horror. Film “di paura”, ma che più che di fantasmi e possessioni trattano di problemi sociali (e che Giuseppe Giordano aveva spiegato qui su Studio in occasione dell’uscita dell’elevatissimo Hereditary). Se Get Out fa denuncia, però, lo fa anticipando una tendenza più leggera: quella del cinema horror in chiave pop. Dopo anni di stagnazione, con produzioni apprezzate (e neanche tanto) dai soli appassionati, l’horror si è fatto sempre più mainstream, invadendo le sale cinematografiche e le schermate di Netflix.

Hanno dunque iniziato quelli come Peele, John Krasinski (A Quiet Place) e Ari Aster (Hereditary). Registi e sceneggiatori impegnati, interessati a mandare un messaggio. Sono stati loro a fare in modo che l’horror tornasse a sbancare il botteghino e a decretarne il momento d’oro che vive oggi. Lo ha raccontato nel dettaglio Complex, sottolineando che la nuova uscita che ha più guadagnato quest’autunno è, appunto, un horror: il remake dell’Halloween degli anni ’70, diretto dal giovane David Gordon Green ma con la stessa Jamie Lee Curtis dell’originale. Ed ecco che si torna all’horror puro e semplice, senza trame complesse né personaggi particolarmente profondi, privo di fronzoli intellettuali. Ecco che si ritorna al mainstream. E cosa c’è oggi più mainstream di una serie tv?

Mia Farrow in Rosemary’s Baby di Roman Polanski (1968)

A capire il potenziale di una storia horror a puntante, ben prima di Netflix, è stato Ryan Murphy. Reduce dal successo di Glee, l’uomo più potente della tv (così lo ha definito il New Yorker nel lungo ritratto che di lui ha fatto Emily Nussbaum) nel 2011 ha dato vita a American Horror Story. Una serie antologica, con una storia nuova ad ogni stagione, ogni volta ambientata in un contesto diverso, dalle case stregate ai manicomi gestiti dalle suore. A restare sempre uguale è lo stile di Murphy, che raggiunge il suo apice nella terza stagione, Coven, dedicato a un gruppo di streghe decisamente modaiole. Il suo è un punto di vista eccessivo che i critici hanno definito “camp”, come il tema del prossimo Met Gala. Lui preferisce il termine barocco: «Barocco è un approccio massimalista allo storytelling che mi è sempre piaciuto. Barocco è una scelta. E tutto ciò che faccio è assolutamente una scelta». Il massimalismo di cui parla Murphy lo si trova anche, e soprattutto, negli ambienti e nei costumi della serie. Lo sceneggiatore è particolarmente bravo nell’immaginare personaggi degni di finire sulla copertina di una rivista di moda e ad “aprire” l’horror a un pubblico sempre più vasto. Lo fa con Scream Queens che, anticipa il ritorno delle streghe in tv e del genere del teen-drama. Accompagnato dalla fedele costume designer Lou Eyrich, con lui fin dagli esordi, Murphy ha popolato la sua horror story ambientata al college di stilosissime studentesse chiamate Chanel. Eyrich ha sviscerato la creazione del guardaroba di scena in un’intervista rilasciata a Fashionista che si può riassumere così: per andare a farsi ammazzare dal serial killer del campus, le scream queens indossano abiti ispirati a quelli visti all’ultima Fashion Week.

Shelley Duvall in Shining di Kubrick (1980)

Un elegante tuffo nel passato, quando le protagoniste dei film horror erano icone di stile. Basti pensare alla sottoveste dal taglio sartoriale della moglie di Frankestein, ai ricami degli abiti stile vittoriano della Nicole Kidman di The Others oppure, ancora, allo stile newyorkese della Wendy di Shining, che ha portato il lupetto sotto la camicia decenni prima di Leandra Medine. E poi c’è Rosemary del Rosemary’s Baby di Roman Polanski. Una giovanissima Mia Farrow che tutto sembra tranne che la protagonista di un horror. A prima vista, potrebbe essere scambiata per un’influencer di Reformation, abitini a quadri e scarpe basse. Il suo stile rappresenta tutto ciò che di bello ci hanno lasciato gli anni ‘60: baby doll, colletti Peter Pan, ballerine colorate e tonalità pastello. È a lei che guardano le odierne eroine horror di Netflix. A lei assomiglia la Sabrina Spellman interpretata da Kiernan Shipka de Le terrificanti avventure di Sabrina, dove abbonda l’estetica mod. Con i suoi cerchietti, i pantaloni capri e i cappottini doppiopetto, Sabrina è la Rosemary della generazione Z, nonché la conferma della passione per il retro, come dimostrano le passerelle e, soprattutto, Instagram.

Un esempio riuscito è The Love Witch del 2016. Nell’horror al femminile di Anna Biller (che su Dazed ha svelato a chi e cosa si è ispirata per realizzarlo), la protagonista è una strega vestita come Brigitte Bardot, un po’ come Sabrina, ma in versione sexy. Seppur ambientato nel presente, il film è immerso in un’atmosfera retro, dagli abiti all’abbigliamento, tutto sembra arrivato direttamente dal 1960. Di poco più recenti i costumi di Suspiria edizione Guadagnino. Per scegliere cosa far indossare al clan di streghe ballerine, la costumista Giulia Piersanti (la stessa di Call me by your name) ha sfogliato Sibylle, magazine di moda anni ’70 che la stessa Piersanti su Vogue ha definito «la versione socialista di Vogue». Il risultato sono completi più adatti a un soirée che a un conclave di stregoneria. Abiti gotici in stile che potrebbero essere stati disegnati da Alessandro Michele per Gucci (che dal libro Disturbia alle teste mozzate in passerella è il designer “horror” per eccellenza), capi che non sfigurerebbero in una boutique Prada. E proprio da una delle fabbriche che lavora con Prada, infatti, proviene la maggiorparte delle stoffe usate per realizzarli.

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