Breaking ↓
21:33 lunedì 19 gennaio 2026
Per entrare nel Board of Peace per Gaza istituito da Trump bisogna pagare un miliardo di dollari Tutti soldi che verranno investiti nella ricostruzione della Striscia, ha giurato l'amministrazione americana.
Julian Barnes ha annunciato che il suo prossimo libro, Partenze, sarà anche l’ultimo Il romanzo uscirà il 20 gennaio anche in Italia per Einaudi. Dopo questo non ce ne saranno altri, come confermato dallo stesso scrittore.
È morto Valentino Garavani «Si è spento nella serenità della sua residenza romana, circondato dall’affetto dei suoi cari», si legge nella nota stampa della fondazione Valentino.
Il regime iraniano avrebbe intenzione di “scollegare” definitivamente il Paese da internet e farsi la sua Rete nazionale Il modello sarebbe l'internet della Corea del Nord e sistemi simili sperimentati in Russia e Cina: chiusi, inaccessibili, efficacissimi strumenti di censura.
Britney Spears si è chiesta «da dove ca**o salta fuori» la mela di Pistoletto in Stazione Centrale a Milano L'ha scritto sotto la foto di uno sconosciuto che, senza alcun apparente motivo, Britney ha voluto postare sul suo profilo Instagram.
Era dal 2013 che non si verificava un incidente ferroviario grave come quello in Andalusia Al momento sono 39 le vittime e 150 i feriti accertati nell'incidente, numeri che, purtroppo, quasi sicuramente saliranno.
Si è scoperto che a difendere la Groenlandia in caso di un attacco americano dovrebbe essere un viceammiraglio americano Doug Perry, 58 anni, veterano della navigazione sottomarina, è l'uomo che i Paesi membri della Nato hanno scelto per proteggere l'Artico.
Josh Safdie ha detto che nella prima versione del finale di Marty Supreme Marty diventava un vampiro Persino un produttore dalla mente aperta come A24 ha pensato che fosse un finale troppo strano e l'ha costretto a cambiarlo, ha spiegato il regista.

Il documentario su Harry e Meghan è un capolavoro di arte buongiornista

Netflix ha speso cento milioni di dollari per una serie che sembra la trasposizione di un profilo Facebook di coppia.

12 Dicembre 2022

Harry e Meghan usano dei nomignoli per chiamarsi tra loro: Haz e Meg oppure H&M, proprio come la catena d’abbigliamento. Anche gli utenti online si riferiscono a loro con dei nomignoli: Ginge & Cringe, Hazza & Woko Ono, Prince Hypocrite & Princess Pinocchio, quest’ultimo a sottolineare una certa tendenza della coppia a infiocchettare i fatti. Nella docuserie di Netflix, Harry & Meghan raccontano com’è avvenuto il colpo di fulmine che ha dato inizio alla loro “grande storia d’amore”: con lui che la vede in una foto su Instagram, condivisa da un amico, con il filtro “cagnolino”. Dai nomignoli e dai filtri si capisce subito che è senz’altro una “grande storia d’amore”, ma di quelle millennial, con nessuno che ha la minima intenzione di comportarsi da adulto. Più che docuserie è un reality show all’americana: tutto scritto e recitato dall’inizio alla fine, ma terribilmente noioso e lontanissimo dai drammi della famiglia Kardashian. Il mondo di Acca ed Emme è fatto di dita intrecciate, sguardi intensi, safari in tenda, foto di gruppo con bambini africani, tramonti arancioni che scendono sul pollaio di Montecito, proposte di matrimonio con cane e candele. Se sulla faccia dei bambini avessero messo degli emoji “occhi a cuore”, sarebbe stato un capolavoro di arte buongiornista. Questo documentario è terribilmente simile a un profilo di coppia su Facebook, aperto dalla controparte femminile che basa la sua intera personalità sull’essersi accoppiata con qualcuno.

Meghan Markle, sorridente e ciarliera, vivendo la vita come in una commedia romantica con JLo, descrive sé stessa oscillando tra due personalità. La prima: la personalità “Amal Clooney”: precocemente intelligentissima, bambina prodigio che scrive temi femministi, impegnata a portare avanti importanti cause umanitarie. La seconda: la personalità “Anne Hathaway in The Princess Diaries”, entusiasta della vita che affronta con ingenuità e candore, e che rimane sempre sé stessa benché le sia capitata questa notevole botta di culo. È che a vederla dall’esterno, Meghan Markle sembra non essere mai veramente uscita dal ruolo dell’attrice. Benché l’abbiano vestita i migliori stylist sembra sempre una che stia recitando la parte di una vestita bene. Più che essere sposata con Harry, sembra che stia recitando la parte di una che si è sposata con Harry. Nella docuserie, il culmine dell’imbarazzo viene raggiunto quando riproduce il suo primo inchino alla Regina, mettendoci particolare enfasi teatrale: Harry la guarda cercando di non manifestare emozioni, purtroppo si capisce che è a disagio e anche noi con lui. Harry è passato dall’essere il bad boy della Royal Family a essere all’ombra di sé stesso: sicuramente ama pazzamente Meghan, così come Meghan ama pazzamente Meghan. Ma il timore è che tra un anno Harry ce lo ritroveremo a postare su Instagram video in cui fa le piroette nel salotto, con l’eye liner sbavato: forse è il caso di portarsi avanti e iniziare a lanciare l’hashtag #FreeHarry.

Eppure, quando si sono messi insieme non era così: ci abbiamo veramente creduto alla grande storia d’amore, diversa e contemporanea, un po’ meno ingessata. All’attivista americana, che si diceva fiera di essere “di razza mista” e che avrebbe lavorato per portare innovazione in una così antica istituzione, sorta di riscatto nero sulla nazione colonizzatrice bianca. La coppia si è fatta subito una schiera impressionante di fan, anche in Italia, che favoleggiava di un primo figlio dalla pelle nera e coi capelli rossi. E ci hanno continuato a credere anche quando il figlio l’hanno mostrato e aveva gli stessi colori di un irlandese: una sorta di auto-convincimento generale, ma anche la dimostrazione di com’è facile manipolare oggi la coscienza collettiva usando leve come il femminismo e la questione razziale. E Meghan Markle ha fatto ricadere qualsiasi problema che ha dovuto affrontare negli ultimi anni proprio nella questione razziale; se è stata perseguitata dai paparazzi, se i titoli del Daily Mail erano inclementi, se la servitù s’era scordata della scelta vegana nel menu di nozze, se la Regina non le dava la tiara con gli smeraldi che voleva lei: tutto questo le capitava perché di sangue misto. “Recollections May Vary”! Ciononostante, le prime a essere titubanti di questa “narrazione” sono state proprio le donne nere. TikTok, ad esempio, è pieno dei loro video in cui fanno notare come Meghan Markle faccia ricorso alla cheratina per lisciarsi i capelli afro, o come si sia rifatta il naso per renderlo più da parigina che da afroamericana. A oggi, l’unico membro della Royal Family di cui si sa con certezza che abbia detto qualcosa di razzista è proprio Harry, nel suo periodo da bad boy. Oggi si dice profondamente pentito, esibendo quel tipico pentimento da persona sotto sequestro, a cui è stato fatto un notevole lavaggio del cervello.

Lo spirito di Diana continua ad aleggiare portandosi dietro le sue maledizioni, che devono essere rimaste attaccate ai gioielli che Kate e Meghan continuano a indossare. Con l’arrivo delle nuore, la stampa inglese e di tutto il mondo ha cercato in ogni modo di replicare il miracolo della principessa del popolo dagli occhi tristi, che moltiplicava tirature, lanciava carriere, faceva fare i milioni a un settore oggi cronicamente in crisi. Ci hanno provato con Kate Middleton, che però ha sempre mantenuto un ferreo contegno, supportata da una solida famiglia. Quando è arrivata Meghan, i media ci hanno provato di nuovo e lei è stata ben lieta di accontentarli. Ha creduto d’essere davvero la nuova Lady Diana e l’ha fatto credere anche a Harry, che si è sentito in dovere di proteggerla. Ma per paragonarsi a delle icone pop ci vuole personalità e Meg non ce l’ha, al massimo le prende in prestito; la sensazione è che sia la ripicca di una che non è riuscita a surclassare Kate Middleton. La grande storia d’amore, ben lontana dall’essere come quella tra la Regina Elisabetta e il Principe Filippo, o come quella tra Re Carlo e la Regina consorte Camilla (che non ci piace vedere come storia d’amore solo perché sono brutti), si rivela per quella che è: materiale per una seduta psicoanalitica freudiana, barattata con Netflix in cambio di 100 milioni, che riesce nell’impresa epica di farci provare pena per un principe milionario.

Articoli Suggeriti
Leggi anche ↓
Julian Barnes ha annunciato che il suo prossimo libro, Partenze, sarà anche l’ultimo

Il romanzo uscirà il 20 gennaio anche in Italia per Einaudi. Dopo questo non ce ne saranno altri, come confermato dallo stesso scrittore.

In Cover-Up c’è la vita di Seymour Hersch, cioè la storia del giornalismo d’inchiesta dalla carta fino a Substack

Diretto dalla regista premio Oscar Laura Poitras e da Mark Obenhaus, il documentario racconta una leggenda del giornalismo americano ma è anche un viaggio nei cambiamenti del mestiere, tra redazioni vecchio stile, litigi con editori e nuove piattaforme.

Josh Safdie ha detto che nella prima versione del finale di Marty Supreme Marty diventava un vampiro

Persino un produttore dalla mente aperta come A24 ha pensato che fosse un finale troppo strano e l'ha costretto a cambiarlo, ha spiegato il regista.

La grazia è tante cose ma soprattutto un film sulla fragilità dei maschi

Il nuovo film di Paolo Sorrentino, appena arrivato nelle sale, racconta un Presidente della Repubblica per mostrarci tutti i buchi che i tempi moderni hanno aperto nel vecchio concetto di mascolinità.

Il nuovo album di Kim Gordon si intitolerà Play Me e uscirà a marzo

Sarà il terzo disco da solista dell'ex-bassista dei Sonic Youth dopo The Collective e No Home Record.

C2C Festival festeggia il suo venticinquesimo compleanno svelando la line-up della seconda edizione del festival a New York

L'8 maggio 2026 C2C Festival torna al Knockdown Center con un programma ancora più ambizioso. Tra gli ospiti più attesi Arca, Los Thuthanaka ed Elias Rønnenfelt.