Hype ↓
18:39 domenica 31 agosto 2025
Stasera La chimera di Alice Rohrwacher arriva per la prima volta in tv, su Rai 3 Un film d'autore per festeggiare l'apertura della Mostra del Cinema di Venezia 2025.
Emma Stone, che in Bugonia interpreta una donna accusata di essere un alieno, crede nell’esistenza degli alieni E ha spiegato anche perché: lo ha capito guardando la serie Cosmos di Carl Sagan.
Miley Cyrus è diventata la prima celebrity a fare da testimonial a Maison Margiela La campagna scattata da Paolo Roversi è una rivoluzione nella storia del brand.
Andrea Laszlo De Simone ha rivelato la data d’uscita e la copertina del suo nuovo album, Una lunghissima ombra Lo ha fatto con un post su Instagram in cui ha pubblicato anche la tracklist completa del disco.
Il Van Gogh Museum di Amsterdam rischia la chiusura a causa di lavori di ristrutturazione troppo costosi Lo dice il museo stesso: servono 121 milioni di euro per mettere a posto la struttura. Il Van Gogh Museum pretende che a pagare sia il governo olandese. Il governo olandese non è d'accordo.
C’è grande attesa attorno a The Voice of Hind Rajab, il film che potrebbe essere la sorpresa di questa Mostra del cinema Per i nomi che lo producono, per il regista che lo dirige e soprattutto per la storia vera che racconta: quella di una bambina di 6 anni, morta a Gaza.
La stylist di Julia Roberts non vuole rivelare il brand del cardigan con la faccia di Luca Guadagnino Il misterioso cardigan indossato dall'attrice al suo arrivo a Venezia è già diventato l'oggetto del desiderio della Mostra del Cinema.
In Corea del Sud è stata approvata una legge che vieta l’uso dello smartphone a scuola a tutti gli studenti È una delle più restrittive del mondo ed è stata approvata dal Parlamento con una larga maggioranza bipartisan.

I turbamenti del non più giovane Guè

Tra materialismo, insoddisfazione e perenne ricerca di un senso che non trova, Tropico del Capricorno, il nono disco da solista, è forse il più triste e amaro della sua carriera.

14 Gennaio 2025

«Ancora non ho fatto pace con me stesso», dice Guè nell’intervista che ha registrato recentemente con Gq, e la sensazione è confermata ascoltando Tropico del Capricorno, il suo nono disco solista uscito il 10 gennaio. Dopo una serie di lavori molto street (soprattutto Fastlife 4 e il disco dei Dogo), qui il rapper milanese dà sfogo principalmente a due delle anime che caratterizzano la sua carriera e, è il caso di dirlo, anche la sua personalità: quella party e quella malinconica e riflessiva, sia nei testi che nelle musiche a cura di Sixpm e Chef P (precedentemente noto come Pietrino dei 2nd Roof), con incursioni da parte di Big Fish, Bassi Maestro e dell’americano Harry Fraud (tra i migliori producer contemporanei, apprezzato soprattutto per il lavoro con French Montana).

«Penso alla mia carriera assurda, più che decennale / ma inversamente proporzionale / al disastro della vita personale» sintetizzava efficacemente in un pezzo di pochi anni fa, e questo è un po’ il mood del disco, quella sorta di infelicità e mancanza di senso pure all’interno di una vita caratterizzata dal successo, che richiama il filone inaugurato da Drake (notoriamente un riferimento di Guè) con il suo Take Care. Un riferimento più esplicito è invece quello a Henry Miller, visto che il disco prende il nome da un romanzo (seguito di Tropico del cancro) in cui lo scrittore statunitense raccontava in modo esplicito una vita tra sesso e bagordi nella New York degli anni Venti, alla perenne ricerca di una irraggiungibile felicità.

Se il disco di Guè è pieno di pezzi da club, di varie influenze dalla dancehall (“Nei tuoi skinny”) alla West Coast degli anni Novanta (“Nei DM”, non a caso con la collaborazione di Tormento, i cui Sottotono hanno rappresentato quel suono in Italia), è nei contrappunti più riflessivi e inquieti che anche il flexing e la caratteristica elencazione di marchi e status symbol assumono un sapore più amaro, come a ricordarci che non esistono panacee materiali per gli animi tormentati.

Proprio il pezzo prodotto da Harry Fraud, “Pain is love” (indicativo già il titolo), è una delle perle del disco: «Credimi, io ci provo / a essere meglio, ma ogni volta entrano i demoni / e sbaglio di nuovo […] Fingo che me ne fotto, in realtà sto toccando il fondo» esplicita il titolare, con quella pronuncia scazzata che è ormai marchio di fabbrica almeno dai tempi di “Squalo”. E probabilmente non è un caso che in scaletta “Pain is love” arrivi subito dopo “Le tipe”, un’elencazione di tutti “i tipi di tipe” che il Nostro predilige. A differenza però che in pezzi come “Le donne” di Fibra o la storica “Girls girls girls” di Jay-Z, che si muovono sullo stesso tema, qui il mood, dal punto di vista musicale, non è particolarmente scanzonato, quasi a dire che, in fondo, se ti piacciono tutte è perché non c’è nessuna che ti piace veramente. Torna in mente allora il famoso catalogo cantato da Leporello nel Don Giovanni di Mozart, e ancora di più il Casanova di Fellini, dove la meccanica coazione a ripetere è fonte di piacere effimero e, in definitiva, di fondamentale insoddisfazione.

Guè lo ha dichiarato più di una volta: la sua più grande paura è quella di smettere di essere tecnicamente bravo a rappare, cosa che con il passare degli anni abbiamo visto succedere a più di qualcuno. Questo disco ci conferma ancora una volta (magistralmente per esempio nella prima strofa di “Meravigliosa”, il pezzo in cui riprende l’amata “Acqua e sapone” degli Stadio) che quel momento, se mai arriverà, è ancora ben di là da venire. A confermare questa impressione è anche il pezzo che chiude l’album, “Astronauta”, uno dei brani più tristi della sua carriera. Una sola strofa che, oltre a essere tra le sue più belle, dopo un disco in cui in sostanza ci ha ricordato quello che sappiamo già che sa fare bene, presenta flow e tematiche inusuali (i riferimenti a “papi omofobi” e “capi nazisti” ricordano i tempi in cui nei primi dischi dei Club Dogo si praticava anche il rap di denuncia), forse come a dirci che le cartucce da sparare non sono ancora finite. E che se Guè ancora non ha fatto pace con i suoi demoni, perlomeno sa sempre come scavare dentro se stesso per raccontarli in musica.

Articoli Suggeriti
Stasera La chimera di Alice Rohrwacher arriva per la prima volta in tv, su Rai 3

Un film d'autore, da vedere a casa, per festeggiare l'apertura della Mostra del Cinema di Venezia.

Andrea Laszlo De Simone ha rivelato la data d’uscita e la copertina del suo nuovo album, Una lunghissima ombra

Lo ha fatto con un post su Instagram in cui ha pubblicato anche la tracklist completa del disco.

Leggi anche ↓
Stasera La chimera di Alice Rohrwacher arriva per la prima volta in tv, su Rai 3

Un film d'autore, da vedere a casa, per festeggiare l'apertura della Mostra del Cinema di Venezia.

Andrea Laszlo De Simone ha rivelato la data d’uscita e la copertina del suo nuovo album, Una lunghissima ombra

Lo ha fatto con un post su Instagram in cui ha pubblicato anche la tracklist completa del disco.

di Studio
La prima volta di Rivista Studio alla Mostra del cinema di Venezia

Il 4 settembre ci vediamo sul Lido, per parlare di film e bere qualcosa insieme.

Il Van Gogh Museum di Amsterdam rischia la chiusura a causa di lavori di ristrutturazione troppo costosi

Lo dice il museo stesso: servono 121 milioni di euro per mettere a posto la struttura. Il Van Gogh Museum pretende che a pagare sia il governo olandese. Il governo olandese non è d'accordo.

C’è grande attesa attorno a The Voice of Hind Rajab, il film che potrebbe essere la sorpresa di questa Mostra del cinema

Per i nomi che lo producono, per il regista che lo dirige e soprattutto per la storia vera che racconta: quella di una bambina di 6 anni, morta a Gaza.

Il nuovo libro dell’autrice di Mangia, prega, ama è una storia d’amore, droga e malattia terminale

Si intitola All the Way to the River, uscirà in inglese il 9 settembre e ha già fatto arrabbiare un po' di persone.