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Netanyahu ha detto apertamente di aver ordinato all’IDF di occupare almeno il 70 per cento della Striscia di Gaza Questo nonostante sia formalmente in vigore un cessate il fuoco che già garantiva a Israele il controllo sul 53 per cento della Striscia.
In Toy Story 5 c’è anche Bad Bunny e si è scoperto che interpreta il personaggio Fetta di pizza con occhiali Personaggio al momento molto misterioso, di cui sappiamo solo che è una fetta di pizza, che indossa occhiali da sole e che è «estremamente cool».
C’è un tracker di voli aerei che segue solo i voli sui quali c’è qualcosa che non sta andando per il verso giusto Variazioni di altitudine, turbolenze, manovre inaspettate, rotte sbagliate: tutto quello che non vorremmo succedesse mai in volto, a portata di clic.
Il Tribeca è il primo grande festival al mondo a inserire in concorso un film fatto interamente con l’AI Dreams of Violets racconta le proteste in Iran del gennaio 2026, è costato 2 mila dollari ed è stato realizzato in tre mesi usando solo AI.
La nuova campagna di Jacquemus è un documentario su una giornata in compagnia di Pamela Anderson e dei suoi due figli Si intitola A Day With Pamela and Her Sons e ci sono i figli di Pamela Anderson che la prendono molto in giro.
C’è una proposta di legge di iniziativa popolare per tassare i grandi patrimoni anche in Italia Si tratta di un'imposta progressiva sui patrimoni superiori a 2 milioni di euro, che interesserebbe solo l'1 per cento della popolazione.
Firenze ha aumentato moltissimo le zone della città in cui è vietato aprire nuovi B&B e fare affitti brevi Nelle zone ora incluse nel blocco ci sono 67 mila abitazioni che ora non potranno essere destinate né all'uno né all'altro scopo.
Uno studio ha dimostrato che in un film è più probabile venga scelto come protagonista un uomo che si chiama Chris o un animale parlante piuttosto che una donna over 60 «Le donne sono metà della popolazione. E invecchiamo. Allora dove sono le storie su di noi?», ha commentato l'attrice Emma Thompson.

Perché ora la sinistra può riprendersi la bandiera della libertà

Perché il governo e la destra propongono un'idea di società cupa e sotto assedio, e perché l'equivoco berlusconiano non c'è più.

07 Giugno 2018

Innalzamento delle pene, irrigidimento delle condizioni di detenzione, inasprimento delle norme che riguardano l’imputabilità, la determinazione e l’esecuzione della pena per i minorenni. Più intercettazioni, più carceri, meno riti alternativi. E poi ancora: agenti sotto copertura, provocatori, delatori. Dal cupo elenco contenuto nel contratto di governo al mesto riassunto che ne ha fornito in aula il suo grigio esecutore, non si può dire che la nuova maggioranza non abbia saputo esprimere una precisa idea di società: l’idea di una società sotto assedio, minacciata da nemici interni ed esterni, dove l’immigrazione è un «business» e il volontariato è «finta solidarietà», dove l’unica libertà di cui si parla è quella di difendere la propria proprietà a colpi di pistola, dove c’è un solo modello di famiglia e un solo stile di vita legittimo. Una società in cui non c’è spazio per il dissenso, né per il riscatto, né per qualunque comportamento non conformista. Perché è ovvio che saranno loro – gli appartenenti a qualunque genere di minoranza, i portatori di qualunque genere di differenza, i rappresentanti di qualunque genere di eterodossia – il bersaglio privilegiato di tanti zelanti delatori, provocatori e legittimi difensori della patria in pericolo. Del resto, tra i primi annunci del neoministro degli Interni figurano la guerra senza quartiere ai venditori ambulanti sulle nostre spiagge e centri per i rimpatri «blindati» in cui rinchiudere gli immigrati senza documenti. Il segnale è chiaro.

Ecco qual è l’idea di società espressa dal nuovo governo, nato dall’alleanza tra Lega e Movimento 5 Stelle, con l’esplicita autorizzazione di Silvio Berlusconi e la benevola astensione di Fratelli d’Italia. Così oggi una nuova destra si presenta, si riunifica e si consolida politicamente e culturalmente, al di là del gioco delle parti messo in scena per ragioni di consenso o delle distinzioni tattiche adottate in parlamento, funzionali più che altro a occupare anche le postazioni che dovrebbero andare all’opposizione.

Quella che emerge è una visione cupa, pessimistica, a tratti paranoica dell’Italia e del mondo. Non è più tempo per i larghi sorrisi e l’esibito ottimismo del miliardario di Arcore, con la sua capacità di giocare sempre su due tavoli, alternando sapientemente populismo e popolarismo, europeismo e antieuropeismo, un trumpismo ante litteram e un degasperismo posticcio. Quella rivoluzione liberale presentata per anni come l’obiettivo principale del fronte berlusconiano – sebbene tante volte tradita e screditata, perché sistematicamente piegata agli interessi personali del leader – non ha più diritto di cittadinanza nemmeno come slogan da campagna elettorale. La nuova destra è isolazionista e giustizialista, populista e protezionista: tutto meno che liberale.

A questa visione, tanto coerente quanto angosciante, la sinistra ha ora la possibilità di contrapporre un’idea diversa della società e del futuro. E di riprendersi così, finalmente, la bandiera della libertà che l’equivoco berlusconiano è riuscito a sottrarle per venticinque anni. Non è occasione da poco.

Ma è una battaglia che va combattuta con coerenza, se si vuole imporre la propria idea di libertà, e non quella degli altri. A cominciare dal terreno della politica economica, abbandonando una volta per tutte l’idea che il liberismo sia di sinistra, quando è invece l’altra faccia dell’antipolitica. Che cos’è infatti la flat tax se non il tentativo di scardinare qualunque principio di progressività e qualsiasi possibilità di redistribuzione, per soffocare lo stato sociale e lasciare che ciascuno se la sbrighi sul mercato per conto suo?

C’è poco da fare, si può criticare il programma di governo da molti punti di vista, ma non da quello della coerenza: invece di garantire sicurezza, dopo avere alimentato in ogni modo l’allarme sociale, si spingono i cittadini a difendersi da sé; invece di offrire servizi migliori per garantire a tutti gli italiani diritti fondamentali come salute e istruzione, dopo averne alimentato in ogni modo l’insoddisfazione con continue campagne di discredito, si restituiscono i soldi ai contribuenti perché ci pensino loro, con il reddito di cittadinanza a chiudere il cerchio e legittimare l’intera operazione.

E così la lunga guerra contro lo stato e contro la politica, in cui si è saldata da tempo l’alleanza tra liberisti e populisti, con l’attivo contributo di un giornalismo scandalistico e conformista, avrà raggiunto il suo obiettivo ultimo: la privatizzazione di gran parte dei servizi pubblici. Abbattuto il principio stesso dell’universalità, in nome della lotta agli sprechi e magari anche della «meritocrazia», quel poco che ne resterà avrà carattere residuale e qualità, inevitabilmente, sempre più scadente. Del resto, dopo avere restituito le tasse ai ricchi e dato il reddito di cittadinanza ai poveri, che pretendete?

Per contrastare un simile progetto di società non serviranno nuove coalizioni in cui tornare a suddividere i mille dispersi eredi di una sinistra confusa e disorientata, capaci di passare nel giro di una settimana dall’idea di andare al governo con i cinquestelle alla chiamata alle armi contro il nuovo regime grillino. E tanto meno nuovi partiti. Serviranno idee chiare e parole semplici, come semplice e chiaro è il progetto di governo degli avversari, che si presentano finalmente con il loro vero volto, tutti insieme, davanti agli italiani.

Più libertà e più solidarietà, che vuol dire più fiducia in noi stessi e più fiducia nel prossimo: non è ancora un programma di governo, ma può essere l’inizio di un programma di ricostruzione, della sinistra e dell’Italia.

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