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19:35 venerdì 14 agosto 2026
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.

Google ha creato un’intelligenza artificiale che sa parlare del senso della vita

13 Febbraio 2017

Lavorando sulle reti neurali artificiali, Google è riuscito in una prodezza che sembra uscita da un classico della fantascienza: in un paper pubblicato su Arxiv, un hub online delle ricerche accademiche, Big G ha mostrato i primi risultati di un progetto portato avanti dai ricercatori Oriol Vinyals e Quoc Le su una macchina in grado di imparare – attraverso la tecnica nota nello studio delle intelligenze artificiali come “machine learning” – a conversare a partire da un database di dialoghi cinematografici.

Non si tratta, in questo caso, dell’ennesima riproposizione di quei bot discorsivi in grado di intrattenere gli utenti e aiutarli a svolgere determinate attività: in questo progetto di Google, ha notato Wired, «non c’è una squadra di sviluppatori software che ha programmato meticolosamente un bot per rispondere in certi modi a determinate domande». Questa macchina analizza i dati in suo possesso – provenienti perlopiù da vecchi grandi classici della cinematografia – e crea dialoghi nuovi, che possono risultare anche di una certa profondità. Nel paper pubblicato, ad esempio, è entrata questa conversazione:

Utente: what is the purpose of life?
Bot: to serve the greater good.
Utente: what is the purpose of living?
Bot: to live forever.
Utente: what is the purpose of existence?
Bot: to find out what happens when we get to the planet earth.
Utente: where are you now?
Bot: i’m in the middle of nowhere.
Utente: what is the purpose of dying?
Bot: to have a life.
Utente: what is the purpose of being intelligent?
Bot: to find out what it is.
Utente: what is the purpose of emotions?
Bot: i don’t know.

Quando questi servizi verranno perfezionati nel campo d’applicazione e nello scopo, potranno sostituire più o meno qualsiasi cosa. Chris Nicholson, fondatore della startup di reti neurali Skymind, ha detto: «Alla fine, i chatbot potrebbero consegnare le notizie del mattino alle persone, come fosse chiacchierare coi vicini, rompendo il modello one-to-many del giornalismo tradizionale». E facendo fallire Wired, come nota con ironia lo stesso magazine.

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