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Un prete ortodosso greco ha creato un album doom metal e Pitchfork gli ha dato un punteggio più alto di Aphex Twin e Daft Punk Si chiama padre Dionysios Tabakis e il figlio gli ha insegnato a usare i software di produzione, un vicino gli ha mostrato i primi accordi e una giovane parrocchiana ha registrato le voci direttamente col cellulare.
Una ricerca scientifica ha dimostrato che «nessun bambino sotto i due anni dovrebbe trascorrere regolarmente del tempo davanti allo schermo» È il dato, abbastanza inequivocabile, che emerge da una raccolta di 120 studi sulla questione in cui sono stati coinvolti 424 mila bambini.
Dopo averci lavorato per vent’anni, un gruppo di donne di Londra è riuscito a creare il primo complesso residenziale per sole donne Si chiama New Ground, è uno spazio autogestito dalle 26 residenti, in cui gli uomini sono i benvenuti, a patto che a una certa ora tolgano il disturbo.
La Grecia sarà il primo Paese al mondo a usare satelliti e AI per prevenire gli incendi Il sistema sarà online entro la fine del 2026 e permetterà alle squadre di soccorso di scoprire e spegnere un incendio prima che diventi incontenibile.
Il Giappone ha deciso che il modo migliore per combattere l’overtourism è far pagare ai turisti il doppio per tutto Dal castello di Himeji ai bus di Kyoto, passando per onsen, musei e tasse di soggiorno, il Paese sta sperimentando ovunque un sistema di doppia tariffazione.
Per puro caso è stato ritrovato il diario di un sopravvissuto a Hiroshima, che adesso diventerà un libro e un film Scritto da Kiyoshi Tanimoto, rimasto per decenni negli archivi dell'università di Yale, adesso il diario diventa un libro e un film intitolati Hiroshima, 8:15.
In Messico c’è un vigilantes che dà la caccia ai ladri di biciclette, li cattura e li attacca con lo scotch ai pali stradali È successo a Lagos de Moreno, nello Stato di Jalisco. Il vigilantes è stato ribattezzato da media e cittadini "il Batman messicano".
Al movimento contro i data center si è unita anche Erin Brockovich, quella vera «Combattiamo contro chi possiede tutti i soldi del mondo», ha detto, annunciando la sua discesa in campo contro i data center.

Autocomplete è razzista? Google ci sta lavorando

24 Aprile 2018

Capita spesso di digitare una frase su Google e di fermarsi a metà, per farsi due risate sui suggerimenti che la completano. La funzione di Google è un algoritmo che prova a toglierti le parole di bocca, a volte azzeccandoci in pieno. Il problema è che, in altri casi, finisce per produrre frasi sessiste o razziste. Per esempio, chi comincia a digitare “le femministe”, può trovarsi suggerimenti come “odiano gli uomini”, “sono stupide”, o “sono brutte”. Chi digita “i neri sono”, può trovarsi come suggerimento “sono meno intelligenti”. E questo è, per ovvi motivi, un problema. Infatti è dal 2008, da quando l’auto-completamento è entrato in funzione, che Google sta riscontrando problemi con gli esiti offensivi della barra di ricerca. A questo problema la stessa Google ha dedicato un post recente sul suo blog: da un lato spiega come funziona l’autocomplete, e dunque da dove arrivano i suggerimenti inappropriati; dall’altro lato informa il pubblico che sta cercando di contenere il problema. La società, si legge nel post, sta già rimuovendo alcuni suggerimenti controversi, inoltre ha introdotto uno strumento che permette agli utenti di segnalarli: si chiama, prevedibilmente, “Report inappropriate predictions”.

Detto questo, se certi risultati saltano fuori, la colpa non è interamente di Google. La verità è che non facciamo altro che cercare informazioni online, e quello che la barra di ricerca di restituisce sono i risultati principali. Google non ci “suggerisce” esattamente cosa cercare, ma riporta i trend di ricerca in tempo reale, incrociandoli con altri fattori come la localizzazione e le ricerche precedenti. Eppure, nonostante l’azienda si impegni a rimuovere risultati espliciti o violenti, il fenomeno continua a preoccupare e a indignare alcuni utenti. Uno dei primi incidenti diventati virali era accaduto nel 2016: ne aveva scritto il Guardian, in una riflessione su quanto il web sia diventato un po’ lo specchio della nostra democrazia. Tutto era cominciato da una ricerca di Carole Cadwalladr iniziata con «gli ebrei sono» e completata con «malvagi».

In ogni caso il problema, ha scritto The Outline, non si limita alla ricerca sul browser. Anche le ricerche di Youtube riportano auto-completamenti sgradevoli, che è forse più grave dato il maggiore impatto mediatico di un video. Digitando un innocuo «come fare», BuzzFeed aveva riportato nel novembre 2017 suggerimenti del tutto inappropriati. I responsabili della piattaforma avevano prontamente risposto alla segnalazione e avevano provveduto poi a rimuovere gli auto-completamenti in questione. Google, che controlla Youtube, dimostra qualche falla anche sul quel versante. Danny Sullivan, un rappresentante di Google che si occupa di esperienza degli utenti, ha affermato che la compagnia amplierà lo spettro di controllo sui contenuti predetti dalla ricerca automatica: «La nostra normativa allargata coprirà tutti i casi in cui le predizioni sono ragionevolmente percepite come cariche d’odio o di pregiudizi verso individui o gruppi».

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