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L’anteprima mondiale della nuova stagione di Euphoria sarà al Coachella È la prima volta che al Coachella si tiene una prima di film o di una serie tv. L'appuntamento è per l'ultima notte del festival, per una proiezione sotto le stelle.
Grazie al Diavolo veste Prada 2, Anna Wintour è finita per la prima volta sulla copertina di Vogue assieme alla sua alter ego Miranda Priestly, cioè Meryl Streep Per l'occasione si è fatta intervistare da Greta Gerwig, mentre l'attuale direttrice di Vogue faceva da stenografa.
Dua Lipa sarà la curatrice di uno dei più importanti festival letterari d’Inghilterra, il London Literature Festival Dopo il successo del suo book club, la popstar sarà la guest curator della più longeva fiera del libro di Londra.
La Sydney Opera House ha pubblicato sul suo canale YouTube, integralmente e gratuitamente, il film-concerto di Thom Yorke È un concerto del novembre 2024 che finora si era potuto vedere solo live oppure per tre giorni al cinema nello scorso marzo. Adesso è disponibile per tutti.
L’ultimo post di Trump sulla crisi nello Stretto di Hormuz è così delirante che in molti iniziano a dirsi seriamente preoccupati della sua salute mentale Il Presidente si rivolge ai «crazy bastards» iraniani, minacciandoli di scatenare un «living in Hell» se non «open the fuckin’ Strait»: persino tra i Repubblicani inizia a esserci una certa inquietudine.
Le prevendite per Dune 3 sono andate sold out in poche ore nonostante manchino otto mesi all’uscita del film In una sala IMAX di Londra, dove il biglietto costa quasi 30 euro, tutti i 498 posti sono stati prenotati in appena due minuti.
L’Unicef ha pubblicato una guida per aiutare i genitori a spiegare la guerra ai bambini La guida spiega come parlarne ai più piccoli non "isolandoli" dalle notizie, ma aiutandoli a capire la situazione, in base alla loro età.
Il primo problema che gli astronauti della missione Artemis II hanno dovuto risolvete è stato il bagno rotto Lo Universal Waste Management System della navicella Orion ha avuto un problema poco dopo aver raggiunto l'orbita terrestre. Per fortuna, l'astronauta Cristina Koch è riuscita a ripararlo, autonominandosi «idraulica dello spazio».

Chi ha detto «Un pesce non sa nulla dell’acqua in cui nuota»?

L’ultimo è stato il premier Conte, in un discorso diventato virale per i motivi sbagliati. Breve cronistoria di una citazione, da Albert Einstein a David Foster-Wallace.

di Studio
24 Aprile 2019

L’ultimo è stato il premier Giuseppe Conte, che in un discorso tenuto all’istituto Regina Margherita di Roma (dove si trovava per il lancio del videogioco Cybercity Chronicles, un progetto del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza della Presidenza del Consiglio in collaborazione con il Miur) e diventato virale per tutti i motivi sbagliati, ha ripreso una delle frasi che sempre più spesso vengono usate nei grandi discorsi motivazionali, attribuendola sommariamente ad Albert Einstein. Al di là della pronuncia fantasiosa del cognome dello scienziato, in molti hanno sottolineato come non esistano fonti che facciano risalire con precisione «Un pesce non sa nulla dell’acqua in cui nuota» al solo Einstein: la stessa citazione, infatti, è ugualmente associata a Confucio, a Marshall McLuhan e a George Bernard Shaw, tanto per citarne alcuni. Ma da dove viene esattamente?

Ricostruirne l’origine non è così semplice, intanto perché esistono varie formulazioni dello stesso detto – come ad esempio «non sappiamo chi ha scoperto l’acqua, ma di certo non è stato un pesce» oppure ancora «il pesce è stato l’ultimo a scoprire l’acqua» – che significano più o meno sempre la stessa cosa, e cioè che una persona può essere talmente immersa nel suo ambiente naturale da perderne di vista i contorni, non cogliendone la spettacolarità e/o gli effetti che quell’ambiente ha su di lei. Secondo Quote Investigator, è possibile risalire a un discorso del sociologo McLuhan datato 1966 – «si dice che il pesce non sappia di essere nell’acqua» – il quale però non ne rivendica la paternità ma cita un aforisma anonimo. In realtà, si può datare la prima comparsa del detto molto più indietro nel tempo e più precisamente almeno nel 1909, quando il pesce inconsapevole viene citato nell’introduzione, scritta dal conte Hayashi Tadasu, all’Every-Day Japan di Arthur Lyod, una sorta di manuale agli usi e costumi giapponesi per i cittadini britannici e americani. «Si dice che i pesci non siano in grado di vedere l’acqua, così come gli orsi polari di patire il freddo», scrive infatti il conte. «Spesso gli scrittori nati in un determinato luogo non pensano nemmeno che tutto ciò che è accaduto quotidianamente nel loro ambiente fin dalla loro infanzia possa essere degno di nota, mentre l’autore di questo lavoro, essendo uno straniero, è in grado di fare una selezione di fatti sorprendenti ed essendo anche libero dai pregiudizi locali, è anche più bravo a trarre delle conclusioni da ciò che osserva», conclude Tadasu, che è stato uno dei diplomatici che ha trattato l’Alleanza anglo-giapponese nel 1902.

È solo nel 1936 che Einstein cita il pesciolino: lo fa in un saggio intitolato Self Portrait, che verrà pubblicato nel 1950, insieme ad altri suoi scritti, nella raccolta Out of My Later Years: «Non sappiamo bene cos’è che è davvero rivelante nella vita di un essere umano, e di certo [la questione, nda] non dovrebbe infastidire il suo vicino. Che cosa ne sa un pesce dell’acqua in cui nuota da tutta la vita?». Da quel momento l’immagine del pesce, diversamente modulata, è stata spesso ripresa in molti paper accademici, soprattutto da studiosi della comunicazione e del linguaggio, fino al sopracitato McLuhan e ai suoi più stretti collaboratori, come John M. Culkin. In tempi più recenti, però, siamo soliti attribuire la citazione al celebre discorso pronunciato da David Foster-Wallace ai laureandi del Kenyon College nel 2005. L’intervento dello scrittore si intitola This is Water e inizia proprio con l’immagine di due giovani pesci che nuotano e che alla domanda di un pesce più anziano – «ragazzi, com’è l’acqua oggi?» – rispondono increduli «ma che diavolo è l’acqua?». Con le parole di DFW: «il punto della storia del pesce è semplicemente che le realtà più ovvie e importanti sono spesso quelle che sono più difficili da vedere e analizzare. Detto come una frase in lingua inglese, naturalmente, questa è solo un’altra banalità, ma il fatto è che nelle trincee quotidiane dell’esistenza adulta, le cose più ovvie possono avere un’importanza di vita o di morte, o almeno è questo che voglio dirvi in questa mattina così asciutta e adorabile». Probabilmente era quello che voleva dire anche Conte, in qualche modo.

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