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20:34 martedì 28 aprile 2026
Acne Paper ha messo in mostra per la prima volta 70 disegni di René Bouché che ritraggono 70 donne che hanno fatto la storia Tra i ritratti dello storico illustratore di Vogue compaiono i volti di Lee Radziwill, Billie Holiday, Helena Rubinstein e Babe Paley.
Adesso anche TikTok fa la sua classifica dei bestseller Uscirà ogni mese e incrocerà le vendite dei libri con le visualizzazioni che i contenuti dedicati a quel libro ottengono sul social.
Quentin Tarantino ha fatto di tutto per fare il film crossover di Django e Zorro, ha convinto un produttore a finanziarlo ma all’ultimo momento ha detto che lui non ha voglia di dirigerlo Film basato, tra l'altro, su un fumetto scritto dallo stesso Tarantino. Che però, a quanto pare, di tornare sul set non vuole proprio saperne.
Il MoMA di New York ha organizzato una gara di sosia di Marcel Duchamp e della sua alter ego Rrose Sélavy Anche uno dei più importanti e prestigiosi musei del mondo cede al trend dei lookalike contest. L'appuntamento per i sosia è a New York il 30 aprile.
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Il Cancelliere tedesco Mertz ha detto che nei colloqui di pace la diplomazia iraniana sta surclassando quella statunitense Secondo Merz, gli Usa hanno gravemente sottovalutato l'Iran e adesso non sanno come uscire da una situazione di stallo che loro stessi hanno creato.
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Bon Iver ha fondato una cover band di Bob Dylan e l’ha chiamata Bon Dylan Band che farà soltanto due concerti, il 24 e il 25 luglio a Eau Claires, Wisconsin, città in cui Bon Iver ha vissuto tutta la vita.

Cos’ha detto Gisèle Pelicot nella testimonianza al suo processo

23 Ottobre 2024

«Lo stupratore non è qualcuno incontrato un parcheggio a tarda notte. Uno stupratore può essere anche in famiglia, tra i nostri amici». La testimonianza di Gisèle Pelicot, 71 anni, non è una testimonianza comune, non solo perché è molto difficile, anche per i più esperti di cronaca nera e giudiziaria, farsi venire in mente un caso simile, ma anche perché sta cambiando il modo in cui si parla di violenza sessuale. Già a settembre Pelicot avevo testimoniato al tribunale di Avignone contro i 51 uomini imputati con l’accusa di averla stuprata a sua insaputa con la complicità del suo ex marito Dominique Pelicot, un’assurda violenza andata avanti per 10 anni. Come abbiamo appreso, l’uomo le somministrava di nascosto dei farmaci per consentire agli uomini contattati online di entrare in casa e abusare di lei mentre era in uno stato di incoscienza. In quel caso la donna aveva raccontato di come aveva scoperto degli stupri e della sua relazione con l’ex marito, con cui era sposata da cinquant’anni.

Oggi, mercoledì 23 ottobre, Pelicot ha rilasciato una nuova testimonianza definendosi «una donna totalmente distrutta», e confermando la sua determinazione di parlare e raccontare pubblicamente tutto quello che ha passato per «cambiare la società». «Voglio che tutte le donne vittime di stupro – non solo quando sono state drogate, lo stupro esiste a tutti i livelli – dicano: la signora Pelicot l’ha fatto, possiamo farlo anche noi. Quando vieni stuprata provi vergogna, e non spetta a noi provare vergogna, spetta a loro».

Gisèle Pelicot ha continuato la sua testimonianza (qui la versione completa) rilasciando nuovi dettagli sull’orribile storia di cui è protagonista: «Avevo due cassetti pieni di biancheria, conoscevo bene la mia biancheria intima. Prediligevo il bianco e l’arancione, avevo calze bianche, avevo collant neri. La biancheria nei video non è la mia. Quella che ho visto nei video non mi appartiene, la teneva nascosta da qualche parte ma io non lo sapevo».

Si è perfino interrogata sul possibile motivo per cui il marito abbia deciso di creare un sistema del genere, portandolo avanti per 10 anni: «Ho pensato che forse non si è mai ripreso dal fatto che io avessi incontrato qualcuno nella mia vita. Mi sono spesso sentita responsabile. Ho pensato: non era forse vendetta, perché aveva sofferto così tanto per quella relazione? Ma ne avevamo parlato. Anche lui aveva avuto delle relazioni».  A un certo punto Gisèle Pelicot ha voluto rivolgersi direttamente al lui, chiamandolo Dominique, dicendo però che non voleva guardarlo: «Tante volte, mi sono detta che ero fortunata ad averti al mio fianco». Il marito si è infatti preso cura di lei per anni mentre soffriva problemi neurologici dei quali però non riusciva a ricevere una diagnosi precisa: era lui ad accompagnarla dal neurologo e dal ginecologo, era lui a starle vicino e a rassicurarla. Ma ora sappiamo che quei “problemi neurologici” erano interamente provocati dai farmaci che le somministrava di nascosto.

«Preparava molti pasti. Lo vedevo come una persona attenta. Una sera era venuto a prendermi alla stazione di Avignone dopo 10 giorni con i miei nipoti. Aveva già preparato il pasto: purè di patate. Due piatti erano già nel forno. A me le patate piacciono con l’olio d’oliva e a lui con il burro, quindi era facile capire quale piatto era il suo e quale il mio. Avevamo bevuto un bicchiere di vino bianco insieme. Non ho mai trovato niente di strano nelle mie patate. Spesso quando c’era una partita di calcio in tv, gliela lasciavo guardare da solo. Mi aveva portato il gelato a letto, il mio gusto preferito, lampone. E avevo pensato: “Quanto sono fortunata, è proprio un amore”». Pelicot parlerà ancora nelle fasi finali del processo, che durerà fino al 20 dicembre.

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