Hype ↓
21:38 sabato 14 marzo 2026
Due episodi di Doctor Who degli anni ’60 che si pensava fossero andati perduti sono stati ritrovati in uno scatolone nella casa di un collezionista Si tratta, tra l'altro, di due puntate molto importanti perché raccontano la storia dei Dalek, i villain più famosi dell'universo di Doctor Who.
Kim Jong-un e sua figlia vestiti uguali che sparano assieme al poligono di tiro sono la più surreale immagine di genitorialità mai vista La giovane Kim Ju Ae, erede designata del Supremo leader, ha mostrato le sue doti balistiche in una splendida giornata padre-figlia al poligono.
Degli scrittori hanno creato un logo da apporre sui libri per far sapere ai lettori che sono scritti da un umano e non dall’AI La Society of Authors chiede a tutti gli editori di appore il logo "Human Authored" sulla quarta di copertina dei libri, per salvare l'editoria dall'AI.
I Fugazi hanno pubblicato un album “scartato” che avevano registrato trent’anni fa con Steve Albini È la prima versione dell'album che è poi diventato In on the Kill Taker. Tutti i proventi andranno all'ente benefico fondato da Albini, Letters Charity.
Dopo quasi un millennio, l’Inghilterra si è decisa ad abolire definitivamente i seggi ereditari della Camera dei Lord Ne erano rimasti 92, che il governo laburista ha cancellato. Concedendo ad alcuni Lord, però, di diventare parlamentari a vita.
I protagonisti di The Voice of Hind Rajab, candidato all’Oscar per il Miglior film internazionale, non saranno alla cerimonia perché gli Usa vietano l’ingresso ai cittadini palestinesi Ad annunciarlo sono stati gli attori e le attrici del film, con una dichiarazione congiunta pubblicata sui loro profili social.
È stato annunciato il sequel di KPop Demon Hunters ma i registi hanno già detto che ci sarà molto da aspettare prima di vederlo Maggie Kang e Chris Appelhans hanno messo le mani avanti e avvisato i fan: i tempi di lavorazione saranno lunghi, molto lunghi.
La nuova Guida suprema dell’Iran ha detto di aver scoperto di essere la nuova Guida suprema dell’Iran guardando la tv Lo ha fatto nel suo primo messaggio alla nazione, letto da un annunciatore sui canali della tv di Stato. Per il momento, il nuovo ayatollah ancora non si è fatto vedere in pubblico.

Perché ci piace Gigi Hadid

La protagonista della fashion week milanese è il simbolo di com'è cambiato il nostro rapporto con le top model.

29 Settembre 2016

Tra le news in circolazione durante la settimana della moda milanese, la più esplosiva (ripresa da tutti i quotidiani, disseminata sui social) è stata la piccola aggressione subita da Gigi Hadid. O meglio, la reazione di Gigi Hadid all’aggressione da lei subita.

Il fatto: mentre usciva dal backstage di Max Mara insieme a sua sorella Bella, Gigi è stata colta di sorpresa da un ragazzo (Vitalii Sediuk, il cui curriculum vanta assalti a star del calibro di Brad Pitt, Will Smith e Anna Wintour) che è riuscito a confondersi tra la folla e abbracciarla da dietro. Invece di divincolarsi in preda ad acute grida isteriche, come tutti ci saremmo aspettati e come forse avremmo fatto al suo posto, Gigi reagisce dimostrando un totale controllo di se stessa e del suo corpo. Non si scompone, ma con gesti compatti si libera dalla morsa e molla una gomitata netta e rapida in faccia al tizio, che solo allora la lascia e scappa via (inseguito da Gigi, che prima di tornare in macchina gli grida, con la sua voce densa e calda: «Who the fuck are you!»).

Questo piccolo evento ha suscitato un certo scalpore, oltre a generare una quantità di video, post e commenti. Ieri Lena Dunham ne ha parlato nella sua newsletter, “Lenny”, in polemica con il primo articolo di commento all’accaduto – il cui titolo definiva la reazione di Gigi «un comportamento non proprio da modella» – e approfittando dell’occasione per ragionare sullo street harassment. Come racconta a Lena Dunham (e in questo bel video di Vogue) la modella pratica la boxe da ormai due anni.

Non si era mai trovata in una situazione che le richiedesse di combattere, spiega Gigi. È successo la prima volta proprio settimana scorsa, quando il ragazzo l’ha imprigionata tra le sue braccia. «It wasn’t a choice» dice. «I do have that fighter in me». Lena la definisce addirittura «eroica». Più umilmente, Gigi parla di «muscle memory»: la reazione è ormai inscritta nel suo corpo, nei suoi riflessi. Non avrebbe potuto comportarsi altrimenti.

La grinta di Gigi Hadid, giunonica, esemplare guerriera, mi fa pensare a come siamo lontani, ormai, dalla fredda fragilità di “Cocaine Kate”, raramente sorridente (un metodo con cui ha nascosto per decenni dei denti bruttissimi), con le sue affermazioni controverse (l’indimenticabile «nothing tastes as good as skinny feels») e il suo stile di vita per niente healthy. Se la forza di Kate era la sua apparentemente inesauribile capacità di scandalizzare i tabloid, quella delle altre super modelle, da Claudia Schiffer a Naomi Campell, era la loro “inarrivabilità”, i loro corpi come ultra-umani, le loro vite come misteriosi paradisi da immaginare. Tra questi pilastri, ci sono state piccole stelline presto oltrepassate, che non hanno saputo restare sull’onda (basta osservare la quantità dei follower su Instagram, per capire): a qualcuno dicono ancora qualcosa i nomi di Agyness Deyn e Daphne Groeneveld? E chissà quante altre ho già dimenticato.

Tommy Hilfiger Women's - Alternative Views - Fall 2016 New York Fashion Week: The Shows

Cara Delevigne è forse stata la prima ad avere avuto l’intuizione geniale: nell’era in cui il privato diventa pubblico e la femminilità non si impara più dalle amiche e dalle serie tv, ma da tutto ciò che circola sui social network, Cara ha capito che per restare, per colpire, doveva imitare le pop star: fare come Beyoncé, che gira un video musicale in casa sua, o Rihanna, che pubblica su Instagram selfie mentre fuma le canne. E cioè: deve portare il suo paradiso sulla Terra. Mescolare “inarrivabilità” e normalità. Il che non significa lasciare il paradiso. Quello che Cara, e poi Gigi e la sua amica Kendal Jenner, e tutte le ragazze di cui parliamo hanno fatto, è istituire un canale, una connessione diretta tra il paradiso e la Terra. Simulare intimità, ostentare sincerità e naturalezza. Oltrepassare tutti i filtri, della stampa, della moda, di tutto e, apparentemente, porsi direttamente davanti alla camera del proprio cellulare, in un rapporto diretto (apparentemente) con il pubblico. Non più filtrate da costruzioni e artifici, non dal piedistallo del loro ruolo, quindi come modelle o popstar miliardarie, ma come ragazze, come donne, con le loro vite e le loro semplici gestualità quotidiane. Allo stesso modo, i canali che si servono dell’immagine di questi personaggi calibrano le loro scelte plasmandole intorno a questa nuova esigenza di naturalezza e spontaneità: ed ecco lo spot di Chanel in cui, con Grimes come sottofondo, Gigi e Kendall si divertono come ragazzine, inscenando un tenero pigiama party tra migliori amiche.

Eppure la vita di Gigi (che fa la modella da quando ha 3 anni) non ha niente di normale. Nata e cresciuta a Los Angeles in una famiglia già ricchissima (il padre Mohamed Hadid sviluppa immobili e hotel di lusso a Bel Air, la madre Yolanda Hadid è un ex modella che ha partecipato a lungo al reality The Real Housewives of Beverly Hills) Gigi, come si legge su Wikipedia, discende da Daher Al Omer, principe di Nazareth e Sceicco di Galilea. La sua vita è un sogno da Mille e una notte, come quest’altro video di Vogue ci lascia immaginare.

La sorella Bella, famosa (oltre che per essere la sorella di Gigi Hadid) per il suo vestito rosso al Festival di Cannes e, più tristemente, per la rara malattia che condivide con la madre (di cui la famiglia parla apertamente sui social) fa da oscura cornice all’aura della pi grande, mettendone in risalto la luminosità. Bella è infatti la presenza saturnina, pallida, malata, raramente sorridente e dotata di una sensualità quasi aggressiva, struggente. Se fossimo nelle Affinità elettive di Goethe, Bella sarebbe Ottilie e Gigi Charlotte: apollinea, solare e dolce, esuberante, controllata, sana. Una versione 2.0 di Cindy Crawford, un po’ come Cara Delevigne era (o è? Ma dov’è finita?) la versione simpatica di Kate Moss.

Non più soltanto icone di stile e di bellezza, dunque, ma esempi da seguire in tutti gli aspetti della vita: dal senso di famiglia all’atteggiamento nei confronti dell’altro sesso. A essere cambiati sono il modo in cui le modelle si rappresentano e il nostro modo di accedere a queste loro auto-rappresentazioni (è facendo cose più “normali”, come indossare la faccia di cane di Snapchat, che Kendall Jenner ha battuto l’amica su Instagram, raggiungendo i 66,4 milioni di follower). C’è un desiderio di intimità e di normalità da entrambe le parti, modelle e pubblico, e una distanza incolmabile che ne alimenta il desiderio.

Pensando a questo, mi sovviene un ricordo d’infanzia. Rivedo mia sorella, una bionda di un metro e ottanta, il corpo lungo e abbronzato, che compie ampi cerchi con le gambe nella nostra cameretta, le mani appoggiate allo schienale di una sedia. Davanti a lei c’è il televisore, con dentro la videocassetta di Cindy Crawford che fa lo stesso esercizio (usando una semplice sedia, anche lei!). Pure Cindy ha le Nike Air Force bianche, come mia sorella, ma invece che in una casa di Galbiate, lei slancia le gambe nell’aria azzurra del crepuscolo di New York, sul tetto di un grattacielo, davanti a una telecamera.

Articoli Suggeriti
PK è stato l’eroe che il fumetto italiano meritava e di cui ha ancora bisogno

Il 14 marzo di 30 anni fa usciva PK – Paperinik New Adventures. All'epoca, il nuovo Paperinik era talmente diverso dal resto del fumetto nostrano che in tanti faticarono a capirlo. Oggi, quelle storie sono ricordate con la nostalgia e l'affetto che si devono ai classici.

Due episodi di Doctor Who degli anni ’60 che si pensava fossero andati perduti sono stati ritrovati in uno scatolone nella casa di un collezionista

Si tratta, tra l'altro, di due puntate molto importanti perché raccontano la storia dei Dalek, i villain più famosi dell'universo di Doctor Who.

Leggi anche ↓
PK è stato l’eroe che il fumetto italiano meritava e di cui ha ancora bisogno

Il 14 marzo di 30 anni fa usciva PK – Paperinik New Adventures. All'epoca, il nuovo Paperinik era talmente diverso dal resto del fumetto nostrano che in tanti faticarono a capirlo. Oggi, quelle storie sono ricordate con la nostalgia e l'affetto che si devono ai classici.

Due episodi di Doctor Who degli anni ’60 che si pensava fossero andati perduti sono stati ritrovati in uno scatolone nella casa di un collezionista

Si tratta, tra l'altro, di due puntate molto importanti perché raccontano la storia dei Dalek, i villain più famosi dell'universo di Doctor Who.

L’arte di Jonathan Lyndon Chase celebra la quotidianità dell’amore queer

Nella sua prima personale milanese da Giò Marconi, l'artista esplora l’erotismo, la vulnerabilità e la quiete di vite che abitano la città e se stesse.

Non aspettate che vinca l’Oscar per recuperare L’agente segreto

Il film di Kleber Mendonça Filho, che ha già trionfato a Cannes e ai Golden Globe, è candidato a quattro Oscar. Ma al di là dei premi, merita di essere visto per il modo in cui tratta uno dei temi più delicati e fondamentali che ci siano: la memoria storica.

Degli scrittori hanno creato un logo da apporre sui libri per far sapere ai lettori che sono scritti da un umano e non dall’AI

La Society of Authors chiede a tutti gli editori di appore il logo "Human Authored" sulla quarta di copertina dei libri, per salvare l'editoria dall'AI.

I Fugazi hanno pubblicato un album “scartato” che avevano registrato trent’anni fa con Steve Albini

È la prima versione dell'album che è poi diventato In on the Kill Taker. Tutti i proventi andranno all'ente benefico fondato da Albini, Letters Charity.