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Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.
I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.

Perché ci piace Gigi Hadid

La protagonista della fashion week milanese è il simbolo di com'è cambiato il nostro rapporto con le top model.

29 Settembre 2016

Tra le news in circolazione durante la settimana della moda milanese, la più esplosiva (ripresa da tutti i quotidiani, disseminata sui social) è stata la piccola aggressione subita da Gigi Hadid. O meglio, la reazione di Gigi Hadid all’aggressione da lei subita.

Il fatto: mentre usciva dal backstage di Max Mara insieme a sua sorella Bella, Gigi è stata colta di sorpresa da un ragazzo (Vitalii Sediuk, il cui curriculum vanta assalti a star del calibro di Brad Pitt, Will Smith e Anna Wintour) che è riuscito a confondersi tra la folla e abbracciarla da dietro. Invece di divincolarsi in preda ad acute grida isteriche, come tutti ci saremmo aspettati e come forse avremmo fatto al suo posto, Gigi reagisce dimostrando un totale controllo di se stessa e del suo corpo. Non si scompone, ma con gesti compatti si libera dalla morsa e molla una gomitata netta e rapida in faccia al tizio, che solo allora la lascia e scappa via (inseguito da Gigi, che prima di tornare in macchina gli grida, con la sua voce densa e calda: «Who the fuck are you!»).

Questo piccolo evento ha suscitato un certo scalpore, oltre a generare una quantità di video, post e commenti. Ieri Lena Dunham ne ha parlato nella sua newsletter, “Lenny”, in polemica con il primo articolo di commento all’accaduto – il cui titolo definiva la reazione di Gigi «un comportamento non proprio da modella» – e approfittando dell’occasione per ragionare sullo street harassment. Come racconta a Lena Dunham (e in questo bel video di Vogue) la modella pratica la boxe da ormai due anni.

Non si era mai trovata in una situazione che le richiedesse di combattere, spiega Gigi. È successo la prima volta proprio settimana scorsa, quando il ragazzo l’ha imprigionata tra le sue braccia. «It wasn’t a choice» dice. «I do have that fighter in me». Lena la definisce addirittura «eroica». Più umilmente, Gigi parla di «muscle memory»: la reazione è ormai inscritta nel suo corpo, nei suoi riflessi. Non avrebbe potuto comportarsi altrimenti.

La grinta di Gigi Hadid, giunonica, esemplare guerriera, mi fa pensare a come siamo lontani, ormai, dalla fredda fragilità di “Cocaine Kate”, raramente sorridente (un metodo con cui ha nascosto per decenni dei denti bruttissimi), con le sue affermazioni controverse (l’indimenticabile «nothing tastes as good as skinny feels») e il suo stile di vita per niente healthy. Se la forza di Kate era la sua apparentemente inesauribile capacità di scandalizzare i tabloid, quella delle altre super modelle, da Claudia Schiffer a Naomi Campell, era la loro “inarrivabilità”, i loro corpi come ultra-umani, le loro vite come misteriosi paradisi da immaginare. Tra questi pilastri, ci sono state piccole stelline presto oltrepassate, che non hanno saputo restare sull’onda (basta osservare la quantità dei follower su Instagram, per capire): a qualcuno dicono ancora qualcosa i nomi di Agyness Deyn e Daphne Groeneveld? E chissà quante altre ho già dimenticato.

Tommy Hilfiger Women's - Alternative Views - Fall 2016 New York Fashion Week: The Shows

Cara Delevigne è forse stata la prima ad avere avuto l’intuizione geniale: nell’era in cui il privato diventa pubblico e la femminilità non si impara più dalle amiche e dalle serie tv, ma da tutto ciò che circola sui social network, Cara ha capito che per restare, per colpire, doveva imitare le pop star: fare come Beyoncé, che gira un video musicale in casa sua, o Rihanna, che pubblica su Instagram selfie mentre fuma le canne. E cioè: deve portare il suo paradiso sulla Terra. Mescolare “inarrivabilità” e normalità. Il che non significa lasciare il paradiso. Quello che Cara, e poi Gigi e la sua amica Kendal Jenner, e tutte le ragazze di cui parliamo hanno fatto, è istituire un canale, una connessione diretta tra il paradiso e la Terra. Simulare intimità, ostentare sincerità e naturalezza. Oltrepassare tutti i filtri, della stampa, della moda, di tutto e, apparentemente, porsi direttamente davanti alla camera del proprio cellulare, in un rapporto diretto (apparentemente) con il pubblico. Non più filtrate da costruzioni e artifici, non dal piedistallo del loro ruolo, quindi come modelle o popstar miliardarie, ma come ragazze, come donne, con le loro vite e le loro semplici gestualità quotidiane. Allo stesso modo, i canali che si servono dell’immagine di questi personaggi calibrano le loro scelte plasmandole intorno a questa nuova esigenza di naturalezza e spontaneità: ed ecco lo spot di Chanel in cui, con Grimes come sottofondo, Gigi e Kendall si divertono come ragazzine, inscenando un tenero pigiama party tra migliori amiche.

Eppure la vita di Gigi (che fa la modella da quando ha 3 anni) non ha niente di normale. Nata e cresciuta a Los Angeles in una famiglia già ricchissima (il padre Mohamed Hadid sviluppa immobili e hotel di lusso a Bel Air, la madre Yolanda Hadid è un ex modella che ha partecipato a lungo al reality The Real Housewives of Beverly Hills) Gigi, come si legge su Wikipedia, discende da Daher Al Omer, principe di Nazareth e Sceicco di Galilea. La sua vita è un sogno da Mille e una notte, come quest’altro video di Vogue ci lascia immaginare.

La sorella Bella, famosa (oltre che per essere la sorella di Gigi Hadid) per il suo vestito rosso al Festival di Cannes e, più tristemente, per la rara malattia che condivide con la madre (di cui la famiglia parla apertamente sui social) fa da oscura cornice all’aura della pi grande, mettendone in risalto la luminosità. Bella è infatti la presenza saturnina, pallida, malata, raramente sorridente e dotata di una sensualità quasi aggressiva, struggente. Se fossimo nelle Affinità elettive di Goethe, Bella sarebbe Ottilie e Gigi Charlotte: apollinea, solare e dolce, esuberante, controllata, sana. Una versione 2.0 di Cindy Crawford, un po’ come Cara Delevigne era (o è? Ma dov’è finita?) la versione simpatica di Kate Moss.

Non più soltanto icone di stile e di bellezza, dunque, ma esempi da seguire in tutti gli aspetti della vita: dal senso di famiglia all’atteggiamento nei confronti dell’altro sesso. A essere cambiati sono il modo in cui le modelle si rappresentano e il nostro modo di accedere a queste loro auto-rappresentazioni (è facendo cose più “normali”, come indossare la faccia di cane di Snapchat, che Kendall Jenner ha battuto l’amica su Instagram, raggiungendo i 66,4 milioni di follower). C’è un desiderio di intimità e di normalità da entrambe le parti, modelle e pubblico, e una distanza incolmabile che ne alimenta il desiderio.

Pensando a questo, mi sovviene un ricordo d’infanzia. Rivedo mia sorella, una bionda di un metro e ottanta, il corpo lungo e abbronzato, che compie ampi cerchi con le gambe nella nostra cameretta, le mani appoggiate allo schienale di una sedia. Davanti a lei c’è il televisore, con dentro la videocassetta di Cindy Crawford che fa lo stesso esercizio (usando una semplice sedia, anche lei!). Pure Cindy ha le Nike Air Force bianche, come mia sorella, ma invece che in una casa di Galbiate, lei slancia le gambe nell’aria azzurra del crepuscolo di New York, sul tetto di un grattacielo, davanti a una telecamera.

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