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15:27 venerdì 9 ottobre 2026
Il Pentagono trasmetterà in diretta streaming la fucilazione del terrorista responsabile della strage di Fort Hood L'ultima esecuzione militare negli Stati Uniti risale al 1961. Il Segretario della Guerra Pete Hegseth ha deciso che "l'evento" va diffuso in ogni modo possibile e immaginabile.
La cosa migliore vista su internet questa settimana sono senza dubbio le reaction dei vincitori e delle vincitrici del Nobel alla notizia che avevano vinto il Nobel Pubblicate dagli stessi account social del Premio Nobel. Su tutte, spicca la foto di una esterrefatta Anne Carson.
Questo influencer non esiste ma ha comunque un sacco di follower, guadagna un sacco di soldi e vuole venderti un sacco di criptovalute Si chiama Jean Philanthrope, è comparso dal nulla a metà settembre, tira di boxe contro l'aria vestito sempre elegante e in tre giorni ha fatto milioni di visualizzazioni.
Al Met c'è una mostra dove vengono esposti solo quadri di nuvole Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.
Un’artista ha realizzato un film su Luigi Mangione fatto solo di soli post su Luigi Mangione Si chiama «Deny, Defend, Depose», dura trenta minuti e Stanya Kahn ha cominciato a raccoglierne il materiale la mattina stessa dell'omicidio di Brian Thompson, andando avanti per più di un anno.
Abbiamo scoperto che in Avengers: Doomsday c'è anche Sandra Hüller solo grazie a Reddit Marvel non l'ha mai annunciato, ma il profilo di una stuntwoman britannica e un commento su Reddit indicano che l'attrice di «Anatomia di una caduta» è nel cast del prossimo film degli Avengers.
La Norvegia è il primo Paese a vietare l’uso degli smart glasses negli spazi pubblici Niente smart glasses in parchi, spiagge, musei, centri commerciali, scuole, asili, strutture sanitarie, palestre ed eventi pubblici, così ha deciso il governo norvegese.
Quella volta in cui chiesero alla neo Premio Nobel Anne Carson che libri nuovi stesse leggendo e lei rispose che non legge libri nuovi ma solo «libri usciti nel 500 a.C.» E non a caso ha vinto il Nobel per la Letteratura (anche) per il modo in cui è riuscita a costruire «un dialogo giocoso con la tradizione classica».

George R.R. Martin ha detto che il finale di Six Feet Under è il migliore nella storia delle serie

04 Settembre 2023

Qualche settimana fa Vanity Fair ha pubblicato una lista intitolata “25 episodi televisivi perfetti degli ultimi 25 anni” e martedì scorso George R. R. Martin, autore di Il Trono di Spade, ha detto cosa ne pensa nel suo “non blog”, Not a Blog. Il suo nome compare all’incirca a metà articolo, per la direzione dell’episodio “Blackwater” (nono e penultimo episodio della seconda stagione di Game of Thrones) che si aggiudica questa menzione grazie a «scene d’azione sorprendenti e un’abile caratterizzazione dei personaggi che rendono l’episodio altamente coinvolgente». Malgrado varie serie tra quelle citate dalla rivista siano state apprezzate dall’autore, quando si trova a dover dire quale sia l’episodio indimenticabile per lui, non ha dubbi: si tratta di “Everyone’s waiting”, il finale di Six Feet Under, che Martin arriva a definire «ancora più che perfetto», aggiungendo che non riesce a immaginare che qualcuno possa fare meglio di così.

Andata in onda dal 2001 al 2005, Six Feet Under, diretta da Alan Ball e prodotta da Hbo, segue le vicende dei Fisher, una famiglia di Los Angeles. A seguito della morte del padre, Nathaniel Fisher, i parenti si trovano a dover gestire l’attività di famiglia, un’impresa di pompe funebri. La serie offre una prospettiva originale su come affrontare o, paradossalmente, vivere la morte nel quotidiano. Che il finale della serie abbia riscosso successo comunque non è una novità, visti gli ascolti, rimasti altissimi dalla prima alla quinta e ultima stagione.

Nel post, Martin passa poi a elogiare altre serie della lista che ha apprezzato (nel complesso anche più di Six Feet Under), in particolare Rome, Deadwood e Fargo. Sono inoltre confermate dall’autore alcune scelte di Vanity Fair, come “San Junipero” (Black Mirror), che ammette di aver visto e rivisto o “The Pine Barrens” (The Sopranos), che l’ha tenuto sulle spine fino all’ultima scena. Spende qualche parola anche per The Wire, che sostiene abbia spesso rasentato la perfezione. Malgrado questo, Martin non pensa che esistano prodotti artistici “perfetti” in tutto e per tutto, ma scrive che è molto gratificante che qualcuno lo pensi del suo lavoro. Infine, parlando di progetti futuri, lancia un messaggio di speranza ai suoi fan, «c’è sempre una prossima volta. Voglio far sempre meglio, ogni volta che mi siedo al computer».

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