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17:54 giovedì 13 agosto 2026
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.

Dov’è finito Gene Hackman?

Un ritratto dell'attore che dal 2004 si è ritirato a scrivere libri e non vuole più sentir parlare di Hollywood.

29 Ottobre 2019

Ci sono artisti che fanno parte di te. Io, per esempio, avrò ascoltato mille volte “The Sound of Silence” di Simon & Garfunkel, tanto che ormai quel brano è come se fosse un mio dito, un gomito o un tallone. La faccia di Gene Hackman fa parte di questo mio repertorio corporale. Per anni mi ha fatto compagnia grazie a quella faccia un po’ così. Quel suo ghigno, gli occhi sottili, lo sguardo a metà fra il bonario e lo schizofrenico. Gene è stato per anni un po’ come il vecchio zio burbero che vive lontano e che ti viene a trovare una volta all’anno. E magari quella volta, ti infila pure nelle tasche la busta coi soldi. È stato il poliziotto Popeye ne Il Braccio violento della Legge e Lex Luthor in Superman, lo sceriffo Little Bill Dagget ne Gli spietati e lo spione tormentato ne La conversazione. Ma anche l’eremita cieco Abelardo in Frankenstein Junior o il bizzarro patriarca ne I Tenenbaum.

I suoi film arrivavano puntuali come il panettone arriva a Natale. Poi, all’improvviso, dal 2004 il vuoto. Il silenzio. Il vecchio Gene si è dissolto come borotalco nell’aria. Niente più pellicole. Né al cinema, né in tv. Ma dove è finito Hackman? Il 30 gennaio compirà 90 anni ma cosa ha fatto in questi ultimi sedici anni? «Sono andato a letto presto», risponderebbe Noodles in C’era una volta in America. E probabilmente risponderebbe così anche lui. Eppure qualche indizio qua e là ce l’aveva lasciato. «Sono stato addestrato per essere un attore, non una stella», aveva detto, «sono stato addestrato per interpretare ruoli, non ad avere a che fare con la fama, gli agenti, gli avvocati e la stampa». Piccoli frammenti dell’anonimato che sarebbe arrivato di lì a poco.

Oggi Gene non si sta godendo la pensione, ma scrive libri. S’è ritirato a vivere con la seconda moglie, la pianista Betsy Arakawa (sposata nel 1991) nel New Mexico, e si è fatto crescere una lunga barba bianca. Insieme allo storico Daniel Lenihan ha pubblicato Wake of the Perdido Star (uscito nel 1999), Justice for None (2006) ed Escape from Andersonville (2008), ambientato durante la guerra civile americana. Payback at Morning Peak, del 2011, è invece una storia western di amore e vendetta sullo stile di quelle scritte da Zane Grey. Poi, nel 2013, è arrivato il thriller poliziesco Pursuit. Sui giornali ci è finito suo malgrado un anno più tardi, dopo essere rimasto ferito in un incidente stradale in Florida.

E Hollywood? Non ne vuole sentire più parlare. Non perché sia successo qualcosa, ma semplicemente perché ha già dato. «Mi costa davvero molto emotivamente guardarmi sullo schermo. Penso a me stesso e mi sento come se fossi molto giovane, poi guardo questo vecchio con le guance cadenti e vedo gli occhi stanchi, la stempiatura e tutto il resto». Gene ha scelto di vivere a Santa Fe, lontano dai party e dai set. «Non ho nessuna intenzione di interpretare ruoli da grande nonno», aveva confessato alla giornalista Belinda Luscombe del Time prima di dileguarsi. Il suo ultimo film, Due candidati per una poltrona di Donal Petrie, è del 2004. Dopo l’ultimo ciak, i link col grande schermo si sono sempre più diradati. Ha preso parte al docufilm I Knew It Was You dedicato a John Cazale. Mentre tre anni fa ha prestato la voce al documentario The Unknown Flag Raiser of Iwo Jima per Smithsonian Channel. Poi più niente. Solo la scrittura. «Se si guarda a se stessi come a una stella, si ha già perso qualcosa nella rappresentazione di ogni essere umano», ama ripetere. Eppure lui una stella lo è stata eccome. Non tanto per i due premi oscar in bacheca e le cinque nominations, né per i quattro Golden Globes o per l’Orso d’Argento conquistato a Berlino. Ma per quella sua capacità, che solo i fuoriclasse hanno, di trasformare in oro qualsiasi cosa. Un film mediocre in una pellicola cult, un ruolo debole in uno indimenticabile.

Gene Hackman in The Royal Tenenbaums del 2001, diretto da Wes Anderson

Nato a San Bernardino, città di ancoraggio dell’Inland Empire in California, Eugene Allen (questo il suo vero nome) ha avuto un’infanzia di quelle che tanto sarebbero piaciute a Dickens. «Le famiglie problematiche hanno generato una folta serie di bravi attori», dice. La madre alcolizzata ha perso la vita in un incendio perché si è addormentata con la sigaretta in bocca ancora accesa, dando fuoco alle lenzuola. A 19 anni si arruola nei Marines, vola in Cina. Al ritorno fa piccoli lavoretti. «Il peggiore di tutti», dice, «è quando fui assunto, insieme ad altri quattro ragazzi, per pulire le poltrone e gli arredi di pelle nel grattacielo della Chrysler. Un incubo». La svolta arriva a 26, quando si iscrive alla scuola di recitazione californiana Pasadena Playhouse. Il suo “compagno di banco” è un certo Dustin Hoffman, amico fraterno, che fa dormire in cucina. Big Gene ha un corpo massiccio, spalmato su quasi un metro e novanta di altezza («Ma il tuo amico fa il camionista?», chiese la prima volta che lo vide il padre di Hoffman al figlio) e una versatilità e un carisma da gigante assoluto. Il 1967 è l’anno in cui fa “bum”: il regista Arthur Penn gli ritaglia un ruolo in Gangster Story che gli vale la prima candidatura agli Oscar. Poi è un’ascesa continua, senza fine. Anello di sangue (1970), i già citati Il braccio violento della legge (1971) e La conversazione (1974), L’Avventura del Poseidon (1972), Eureka (1983), Un’altra donna (1988), Mississippi Burning (1988), Il socio (1993), Potere assoluto (1997), La giuria (2003). Il film che ha odiato di più è stato Colpo vincente, perché girato solo per necessità economiche. Quello più amato, è Lo Spaventapasseri, con Al Pacino, del 1973.

In cinquant’anni ha recitato in un centinaio di film. In molti suoi ruoli ha fatto convivere tenerezza e sadismo, fragilità e violenza. I suoi sorrisi sono stati rassicuranti, ma sempre fino a un certo punto. Spesso ha avuto anche ruoli da figlio di puttana. «Sono sempre stato considerato uno stronzo fin da quando mi ricordo. Ma mi sentirei veramente giù se non credessi che tu abbia intenzione di perdornarmi», dice Hackman in versione Royal Tenenbaum a Harry, che gli risponde: «Non credo tu sia uno stronzo, sei semplicemente un gran figlio di puttana». E lui: «Va bene, ti sono molto grato». Quasi un paradigma di molti suoi personaggi. Eppure Gene è sempre stato un tipo cortese, calmo, soprattutto riservato. Un giorno ha raccontato che spesso vede passare i camion delle troupe cinematografiche vicino casa. In New Mexico si girano un sacco di film. Per anni ha avuto la tentazione di scambiare quattro chiacchiere con le troupe. Un giorno lo ha fatto e se n’è subito pentito. Scherzando, ha chiesto a una giovane assistente di regia se assumevano comparse. Lei lo ha guardato e gli ha risposto: «No, mi dispiace signore, niente figuranti». Non lo aveva riconosciuto.

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