Secondo la giornalista, 1.4 milioni di follower, vincitrice di un Emmy per i suoi reportage, la versione Usa dell'app sta censurando le voci palestinesi.
A quanto pare i gatti amano guardare Flow assieme ai loro padroni
«Animals are loving FLOW!», si legge in un recente post pubblicato sul profilo Instagram della Criterion Collection. È un micro fenomeno emerso sui social nelle ultime settimane: padroni che riprendono i loro animali (soprattutto gatti, ovviamente) che guardano Flow. E non solo lo guardano, sembrano seguirlo con una certa attenzione, in alcuni casi persino con attenzione e trasporto. Quelli della Criterion Collection hanno dunque deciso di produrre la deliziosa gallery che vedete qui sotto, perché alla fine ogni scusa è buona per postare foto di gatti, non ce ne sono mai abbastanza su internet. Per chi fosse interessato a contribuire a questo fondamentale contenuto (contribuite, internet ha bisogno di contenuti wholesome come questi), la Criterion Collection fornisce tutte le indicazioni: taggare @janus_films, e @asideshowfilm (produttore e distributore americano del film) e mettere anche l’hashtag #AnimalsWatchFLOW. Seguiranno nuove gallery, magari in una di queste ci sarà anche il cane del regista Gints Zilbalodis: dalla video reaction alla doppia candidatura agli Oscar di Flow, sappiamo già che è bravissimo a guardare la tv.
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@klimovica.sintija Just a regular day – watching “Flow” with my cat. 😀🐈⬛ #flowmovie #flow #cat #blackcat
♬ Stuff We Did (from ‘Up’) – Piano Version – your movie soundtrack
@barncatsb #flowmovie #cats #oscars #movienight @The Oscars
@becukss Par vienu straumes fanu vairāk #flowmovie #straume #catswatchingtv #catsmovie #catsmovies #cat #catstv
@theaquarianmermaid #flow #movie #catsoftiktok #movietok #finn #cat #fyp #mainecoon #oscars #edit #friendship #viralvideo
@fsxzk7 Frankie e Tony approve the movie 🐈⬛🐈 #flow #catsoftiktok
Lo ha fatto con un reel su Instagram, in cui racconta di essere affascinato tanto dal comportamento dell'animale quanto da quello di chi ne ha fatto un meme.
App, newsletter, piattaforme, servizi di ogni natura e genere: la nostra dipendenza dagli abbonamenti ormai ha anche un nome scientifico, subscription service overload. E, come per tutte le malattie gravi, c'è chi inizia a proporre e praticare cure molto radicali.