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Nei suoi primi 100 giorni da sindaco di New York, Mamdani ha fatto una cosa meglio di tutti i suoi predecessori: aggiustare le buche per strada Il sindaco ha appena sigillato la centomillesima buca della sua amministrazione, un traguardo raggiunto nei cento giorni dall'insediamento. E di cui va molto fiero.
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Stefano Gabbana lascia la presidenza di Dolce&Gabbana In una nota riportata oggi si specifica che la scelta del co-fondatore del brand nato nel 1985 non avrà però alcun impatto sul suo contributo creativo al gruppo.
Una ricercatrice è riuscita a completare la prima mappa dei nervi del clitoride E grazie a questa mappa si è scoperto che le informazioni che avevamo sul clitoride non solo erano pochissime ma in molti casi anche sbagliate.
Il governo pakistano si è inventato due giorni di festa nazionale per svuotare Islamabad ed evitare disordini durante il negoziato tra Usa e Iran La capitale al momento è deserta: per strada non c'è quasi nessuno, ci sono poliziotti e soldati ovunque, in attesa dell'arrivo delle delegazioni di Usa e Iran.

FUORI!!!, fare la rivoluzione con una rivista

In occasione dei 50 anni della fondazione del Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano, Nero edizioni pubblica un almanacco contenente i primi 13 mitologici numeri della rivista del movimento.

20 Ottobre 2021

«È una dichiarazione d’amore». Queste le prime parole dei curatori Carlo Antonelli e del duo Francesco Urbano Ragazzi, contenute nel mastodontico volume FUORI!!! 1971-1974, che colleziona, in un unico almanacco, i primi 13 mitologici numeri della rivista omonima del FUORI!, il Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano. L’esperienza del FUORI!, troppo spesso sconosciuta o dimenticata, che cambierà per sempre le sorti della battaglia, ancora in atto, per i diritti civili in Italia, fu corredata da un progetto editoriale unico e avanguardista nello scenario italiano. La rivista che accompagnò il movimento raccolse le suggestioni e le istanze di chi prese parte a quella che a distanza di cinquant’anni fu una rivoluzione: una storia di presa del potere, sul piano linguistico e su quello dell’autodefinizione, «per via delle molte e fulminanti invenzioni grafiche e linguistiche che contiene, genialmente anticipatrici di alcuni tra i diorami digitali realizzati in decenni assai successivi», come specificato nella nota introduttiva. L’operazione del volume/raccolta, a cura di NERO editions, sottolinea la volontà dei curatori di afferrare le radici della rivista e scaraventarla verso il presente e il futuro, nel considerarla come un’opera d’arte collettiva. 

Il pretesto di formazione del movimento nel 1971 fu l’apparizione sul quotidiano torinese La Stampa di un articolo del Professor Andrea Romero, primario neurologo, dal titolo “L’infelice che amava se stesso” in cui oltre a definizioni del calibro «Un amore rimasto a livelli infantili», e al quale si attribuiva responsabilità genitoriali e sociali, veniva citato Diario di un omosessuale, testo del collega D’Acquino edito da Feltrinelli, sedicente esperto di pratiche psicoanalitiche di conversione. La reazione del libraio Angelo Pezzana e di un gruppo di amici, tra cui i fondatori del movimento, fu quello di indirizzare una lettera al quotidiano esprimendo la necessità di rappresentarsi in prima persona, stanchi della pubblicazione di tali assurdità. Seppur in maniera cortese, la lettera non venne pubblicata. Da lì a poco la nascita del FUORI!.

La rivista, nata con un numero zero nel dicembre 1971 (con in copertina una foto iconica del Gay Liberation Front americano di Peter Hujar del 1970), iniziò a circolare, in un’opera di marketing geniale, nei luoghi di battuage di Torino e dell’Italia intera, frequentati da omosessuali, nell’intento di creare un pubblico, testarne l’interesse, creare una rete. Non stupisce che molti non s’interessarono alla causa e al prodotto: per molti l’omosessualità era un fatto privato, una sfera da non rendere pubblica. Nel giro di pochi mesi però FUORI!! arrivò nelle edicole e nelle librerie specializzate, interamente redatto dal movimento e nella cui redazione confluirono personalità strabilianti, da Fernanda Pivano ad Alfredo Cohen, Corrado Levi, Mario Mieli, e Maria Silvia Spolato.

La decisione dei curatori di catalogare solo 13 delle edizioni (sul totale di 32, prima che l’esperienza si concludesse nel 1982), in un unico almanacco con riproduzioni fotostatiche dei cartacei originali, nasce dalla necessità di cristallizzare un periodo storico irripetibile: dal ’71 al ’74, nonostante i necessari dissidi interni, il fronte fu davvero unitario, raggruppando donne, uomini e transessuali. Inoltre dal novembre del 1974, in seguito alla federazione del FUORI! con il partito radicale, una parte di attivisti più rivoluzionari, tra cui Mieli, abbandonarono il movimento. Infine il tredicesimo numero presente nel volume è stato redatto da sole donne lesbiche del movimento, che diedero vita al FUORI!DONNA, testimonianza meravigliosa di una storia spesso marginalizzata. 

Sfogliando la raccolta è impressionante constatare la ricchezza dei contributi: partendo da La Pagina di Nanda dei primi numeri, con i reportage sulla comunità omosessuale che la Pivano osservava oltreoceano, ai “diari” di viaggio di Mario Mieli da “Marocco miraggio omosessuale”, in cui si critica il turismo sessuale europeo in nord Africa sfatando i miti dell’epoca, a quelli di Londra, dove visse a lungo e fece parte del Gay Liberation Front, oppure a Berlino con il meraviglioso “Berlino, l’omosessualità scavalca il Muro”, raccontando una riunione internazionale dei movimenti gay e la visita a Berlino est, oltre che l’apporto teoretico sull’omosessualità e il genere. Ricchissimo il contributo di Alfredo Cohen,  poeta e cantautore, autore tra le altre cose della prima versione di Alexander Platz resa celebre da Battiato e Milva, che in origine si chiamò Valery in onore della transessuale Valérie Taccarelli, pubblicò parecchi articoli e splendide poesie sul FUORI!. Grande collaboratrice della rivista, oltre che protagonista della manifestazione a Sanremo del 1972, occasione nella quale salì sul palco di un convegno di psichiatri intenti a discutere della “malattia” omosessualità rivendicando la necessità degli omosessuali di auto definirsi, l’attivista ecofemminista Françoise d’Eaubonne, amica di Simone de Beauvoir, anch’essa presente sulle pagine della rivista nel 1972 in una lunga intervista curata da Mariasilvia Spolato.  E ancora, le poesie di Allen Ginsberg, i contributi di Corrado Levi, le prime pagine dedicate al travestitismo e alla transessualità con il contributo di Monica Galdino Giansanti, che rivendicò l’accezione di travestito, e che curerà anche una rubrica: “Monica-Eon”, dedicata al travestito più celebre della storia, Eon de Beaumount, da cui deriva il termine eonismo. 

Un contributo preziosissimo sono le lettere dei lettori, in calce a ogni numero: spaccati di vita quotidiana, spesso difficile e dolorosa, che fanno riflettere su quanto alcune dinamiche, nonostante i progressi e diritti ottenuti, siano tristemente attuali: «Frequento l’ultimo anno di liceo, circondato da ragazzi che leggono le riviste più a sinistra e sono tutti rivoluzionari. Speravo di incontrare un po’ di comprensione ma non è così. Qualche volta mi viene da urlare per i corridoi perché tutto ciò è insopportabile. Sono disgustato dalla società nella quale devo vivere. Perché non mi riconosce per quello che sono, perché non mi permette di esistere?», scrive un ragazzo di 19 anni nel dicembre del 1971. Curiose anche le sezioni nell’ultima pagina di ogni numero, chiamate “Soccorso verde”: sono elencante, via via negli anni sembra più numerose, le sezioni del movimento in tutta la penisola, come anche gli indirizzi e i nomi delle sedi dei movimenti di liberazione in tutta Europa e nel mondo. 

Con una potente esclamazione e una bomba fumetto in copertina e nel cinquantesimo anniversario dalla pubblicazione del numero zero della rivista e della nascita del movimento, Carlo Antonelli e il duo Francesco Urbano Ragazzi non celebrano solo il punto d’inizio della liberazione sessuale in Italia, ma sopratutto l’eroismo di un piccolo gruppo di persone che, attraverso l’uso spregiudicato della lingua, si è fatto più forte di quello che era nella realtà. 

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