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02:18 venerdì 4 settembre 2026
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.
Tom Hardy ha pubblicato un album rap e la cosa sorprendente è che non è per niente male Si intitola Czarface Meets Frankie Pulitzer: quindici tracce con Inspectah Deck dei Wu-Tang Clan e 7L & Esoteric, più Busta Rhymes, Method Man ed El-P.
Putin ha deciso che da ora in poi le aziende che non sanno difendersi dagli attacchi dei droni ucraini verranno nazionalizzate E sarà lui (ovviamente) a decidere chi gestirà l'azienda, e come, dopo l'avvenuta nazionalizzazione.
Per contrastare la denatalità, il governo di Singapore darà ai genitori 50 mila euro a figlio Si comincia con 10 mila dollari di Singapore alla nascita, poi ne arrivano 2 mila ogni anno dal primo compleanno fino ai sedici, poi altri sussidi: in totale quasi 70 mila dollari di Singapore per bambino, distribuiti fino ai diciassette anni.
Nel 2028 arriverà finalmente il sequel di Priscilla, regina del deserto Lo ha detto Guy Pearce, uno dei protagonisti. E le scene con il compianto Terence Stamp sono già state girate tutte.
Il nuovo report dell’Onu sulla crisi climatica dice sostanzialmente due cose: sta andando tutto molto male e andrà tutto sempre peggio Non solo non riusciremo a tenere l'aumento della temperatura sotto gli 1,5 gradi di media, ma entro la fine del secolo rischiamo che l'aumento tocchi i 3 gradi.
La nuova campagna di Valentino si chiama Interferenze ed è scattata in un ex centrale elettrica romana convertita in museo La campagna è stata scattata da Glen Luchford nella Centrale Montemartini di Roma, ex centrale elettrica convertita in museo nel 1997.

Come i vestiti di Friends sono diventati un simbolo degli anni ’90

12 Settembre 2019

Sentire parlare di normcore era qualcosa che Debra McGuire non avrebbe potuto prevedere. O meglio, non all’epoca in cui Friends, la serie comedy per la quale ha fatto da costumista, veniva ancora considerata estranea alle ultime tendenze della moda: uno show in cui i personaggi indossavano esattamente le stesse cose del loro pubblico. Sneaker, jeans 501, t-shirt a collo tondo e felpe slavate. Eppure dalle minigonne tartan di Rachel sino al gusto più maschile e funzionale di Monica, la serie che il prossimo 22 settembre compirà 25 anni ha presto incarnato la nostra idea di come ci si vestiva negli anni ’90, diventando un cult anche nelle sue scelte stilistiche. Dietro ogni capo però, persino dietro a quei pantaloni di pelle che Ross decide di indossare per un appuntamento, c’è stata un’idea precisa e ponderata.

«All’epoca dello show mi fu messa molta pressione affinché gli abiti fossero casual, ma a me non andava. Volevo che i personaggi diventassero fonte di ispirazione, ragazzi di cui il pubblico avrebbe voluto sapere sempre di più», racconta McGuire al Guardian, spiegando: «Si trattava di una serie già “aspirazionale” in termini di stile di vita, quindi avrebbe dovuto esserlo anche per lo stile e basta. Il fatto che una ragazza giovane come Monica vivesse in un appartamento tanto bello era qualcosa di poco realistico, e i loro vestiti non potevano fare altro che seguire questa linea». E così McGuire decise di far indossare a Joy una giacca Armani. «Un attore disoccupato come lui non avrebbe potuto permetterselo, ma le giacche vintage che trovavo non avevano il taglio corretto», continua.

I look di Friends ispirano le passerelle ancora oggi: durante la sfilata per l’Autunno Inverno 2018 di Balenciaga, ad esempio, un modello ha sfilato con una giacca realizzata usando sette strati diversi di capispalla, un omaggio evidente alla scena del secondo episodio della terza stagione, The One Where No One’s Ready, in cui Joey indossa tutti i vestiti di Chandler. Ogni costume, spiega la designer, è stato realizzato pensando interamente alle caratteristiche cromatiche dei personaggi, e a quelle psicologiche. «Per questo Monica era nera, grigia, bianca, bordeaux e Rachel blu e verde. I ragazzi invece li divisi in texture». Ross era in tweed, Chandler indossava camicie a righe mentre Joey si divideva tra maglioni di ciniglia e giacche di pelle. Phoebe? «Era complicata, quindi tutta a schemi».

E come le loro personalità, anche il “fitting”, il modo in cui gli abiti si modellano sul corpo, si è modificato negli anni. «Nel 1994, quando lo show è iniziato, l’abbigliamento era più largo, anche perché allora la gente non indossava capi attillati. Poi si sono fatti più stretti, più scollati». E adesso che Friends è diventato l’emblema della nostalgia dilagante nella moda, l’idea di vestirsi ispirandosi al personaggio che meglio incarna lo spettatore ci si è saldata stretta al corpo. «Phoebe, Joey, Monica, erano tutte identità diverse. Per questo ora capita che i giovani più bohèmienne mi scrivano chiedendomi dove possono trovare i vestiti fluidi di Phoebe, o quelli di Ross, con l’allure da professore di Boston. E io rispondo di prendere i tessuti odierni e recarsi da un sarto. Sono capi inimitabili, come la personalità di ognuno di noi».

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